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Galeazzo Dondi Dell'Orologio

nato a: ?

il: ?/?/1915

altezza:

ruolo:

numero di maglia: 10 e 13

 

Stagioni alla Virtus: 1935 - 1935/36 - 1936/37 - 1937/38 - 1938/39 - 1939/40 - 1940/41 - 1944/45 - 1945/46

 

come allenatore: 1946/47

 

palmares individuale in Virtus: 1 scudetto da giocatore e 1 scudetto da allenatore

 

 

QUEI PRODI

tratto da “Il Cammino verso la Stella”

 

(...)

Racconta Galeazzo Dondi Dall’Orologio: “Fu la Fortitudo-Sisma a darci una prima mano. Naturalmente non avevamo una lira sparata e appunto la Sisma e l'onorevole Bersani presero a cuore noi giocatori che ci eravamo appena ritrovati. Io e Marinelli eravamo gi avanti con gli anni. Avevamo fatto insieme le Olimpiadi del '36 e l'anno dopo eravamo arrivati secondi agli europei di Riga. Io in guerra ne avevo passato di tutte. Lasciamo perdere le mie peripezie sui vari fronti e raccontiamo subito cosa accadde. Non avevamo più la Santa Lucia e ci adattammo a giocare al campo Ravone. Mettemmo la nostra “Vu nera” sul petto e per un po’ di tempo ci autogestimmo, sì, proprio come sto dicendo. Al concentramento di Reggio Emilia facemmo fuori il S. Giusto di Meo Romanutti e a fine luglio ci portammo a Viareggio per la finalissima. Il viaggio da Bologna lo facemmo in camion perché altri mezzi disponibili non ne avevamo trovati. Fu un viaggio per certi versi anche esilarante… L'accompagnatore era Guido Foschi. Cercava di tenerci a freno, qualche rara volta ci riusciva…

L'albergo era popolato da diecimila zanzare, ecco il primo ricordo che mi viene in mente. Giocammo sulla terra rossa. Tifosi? Nessun tifoso di parte. Un po' di sportivi curiosi, un po' di tifo molto generico e basta. Il match con i romani della Libertas fu abbastanza tranquillo. Un po' più complicato battere nel match decisivo la fortissima Reyer scudettata. Loro avevano i due Stefanini, Montini e altri bravissimi. Vincemmo di quattro punti, faceva un caldo feroce. Come festeggiammo? Facendo un tuffo in mare attorno alle otto di sera e poi tornando a Bologna. Le feste in città? Ma chi c'era in città a fine luglio? Andammo ognuno a casa propria. Eravamo contenti di essere arrivati primi, nient'altro”. Dondi non racconta altre cose. Non dice che da Bologna a Viareggio e ritorno il camion ogni dieci chilometri si apriva e compariva per la delizia dei paesani il deretano ignudo di uno dei prodi (si dice il peccato, solo il peccato). E poi quella famosa zona Virtus. Dondi e Marinelli l’avevano studiata alle Olimpiadi di Berlino. L’avevano copiata dagli americani e dai canadesi. Era una “due-tre” con puntuali adeguamenti, era una zonaccia impermeabile nella quale per esempio Venzo Vannini “castigava” senza pietà dalla parte sua…

(...)

E Dondi Dall’Orologio, laureato in medicina, medico condotto prima e provetto dentista poi. Uomo molto serioso e contegnoso, uomo di sport nel senso più alto dell’espressione, uomo - scudetto nel ’46, uomo di complemento l’anno dopo (cambista per alcuni mesi) e poi sempre uomo Virtus, presidente di sezione negli anni cinquanta e sessanta, uomo che ancor oggi ricorda festosamente e gloriosamente i tempi belli fregiandosi in assemblea della “Vu nera” che si porta dentro.

E un attimo ancora su Dondi. Nel ‘46 chiude. Avvia le sue attività e al basket può dare ormai soltanto pochi spiccioli del suo tempo libero.

(...)

 


 

IL RICORDO DI GIGI RAPINI

di Roberto Cornacchia

 

Era più di 1,80 e saltava come un grillo. Aveva un’elevazione eccezionale tanto è vero che quando prendeva la palla in volo, quando scendeva saltava e la sua elevazioni gli permetteva di  fare 2/3 giri con la palla in mano per vedere a chi darla. Fisicamente era forte, anzi direi che sotto era decisamente dinamico ed esplosivo.