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Bennet Davison

nato a: S. Francisco (USA)

il: 21/11/75

altezza: 202

ruolo: ala

numero di maglia: 9 e 18

 

Stagioni alla Virtus: 2004/05 - 2006/07

 

statistiche individuali in Serie

 

Statistiche individuali in LegaDue

 

.

 

 

Storia, trionfi e scherzi di Davison, il nuovo americano della Virtus

di Marco Martelli - La Repubblica - 09/08/2004

 

Per lui, la vita è un divertimento. Poi sì, c’è il basket, il suo lavoro, ma sempre col sorriso sulle labbra. Bennett Davison, anni 29 a novembre, sotto statura per l’Nba, ma con la taglia giusta per l’Europa, cercherà di portare, oltre alle sue gambe, anche serenità, a questa nuova Virtus. Da Napoli, dov’è stato gli ultimi due anni, lo raccontano così: sorridente e piacevole. E dagli Stati Uniti pure, se è vero che le sue gag vengono ancora ricordate dai suoi ex compagni ad Arizona. Basta prendere in mano la preziosa Media Guide dei Wildcats, anno accademico 1996-1997, e scorrere i profili, fino al «Qualcosa che, a ripensarci, vi fa ancora ridere»: lì parlano tutti di lui, e giù a raccontare di quella volta in cui, all’aeroporto di Eugene, Oregon, Bennett si fece un giro sulla pedana mobile dei bagagli, abbarbicato a quattro valigie. Un tipo travolgente, il tipico ragazzo al limite del buffone, ma per indole spensierata, non per altro. «Ma il peggiore era Jason Terry», dice Davison della sua ex point guard, passata l’altro giorno da Atlanta a Dallas. «E poi, tutti eravamo casinisti».Un gruppo di casinisti che, però, aveva il vizio di giocar bene a pallacanestro. Nel suo anno da junior (1997), Bennett era la cerniera difensiva di quel quintetto che arrivò fino in fondo al torneo Ncaa: con lui, per la cronaca e per la storia, Mike Bibby, Miles Simon, Michael Dickerson ed Aj Bramlett. Davison mieteva vittime dietro, iniziando da Keith Van Horn, tenuto a un punto negli ultimi 19’ di un match di stagione regolare. Poi, nel torneo, iniziato con la grande paura di South Alabama, piegata ribaltando un -10 a 7’ dalla fine, Davison mise in fila Raef LaFrentz nelle Sweet 16, Austin Croshere nella finale del Regional e Antawn Jamison nell’indimenticabile semifinale delle sei triple di Bibby, allora freshman, che piegarono North Carolina. Arizona, con Miles Simon Mvp, vinse il titolo due sere dopo, contro Kentucky: ed è quel momento, ancora oggi, che Davison ricorda come il migliore dell’anno. Mica la vittoria, però. Alla sirena, con le telecamere ad indugiare sulla panchina, Davison si tuffò verso il coach, Lute Olson, titolare dell’acconciatura più ordinata e immobile della storia della Ncaa. Per la prima volta, quella sera, fu totalmente spettinato. L’opera, ovviamente, di quel mattacchione di Davison. Ma il personaggio folcloristico, sul parquet, lasciava e lascia spazio al giocatore di basket, quello che ama schiacciare su rimbalzo offensivo, e ancora meglio se a rimorchio del contropiede, «perché non mi vede nessuno». Lo vedevano fin troppo bene, invece, nei primi mesi europei, anno 1998, con il Galatasaray, in Turchia. Una stagione difficile, senza giocare molto, ma anche un’esperienza particolare fuori dal campo, senza vivere le tradizionali feste americane, ma nemmeno le decorazioni natalizie per le vie di Istanbul. Dopo quella stagione, Bennett volò a Melbourne, Australia, prima di mettere piede, stabilmente, in Europa. Anche per un fatto economico: «Le leghe minori sono le leghe dei sognatori, quelli che puntano alla Nba: io ho amici che alla fine sono rimasti in Cba per cinque anni, guadagnando 150 mila dollari in tutto. E quando hanno visto che in Europa puoi guadagnarne 100 mila in una stagione, si sono chiesti che cosa ci facevano ancora lì». Per Davison, a Bologna, andrà pure meglio. Guadagnerà 230 mila euro, e ci manterrà benone la famiglia: la splendida Jenny, conosciuta sui banchi dello Junior College a West Valley, e la piccola Maja, nata poco meno di due anni fa. Un giorno, a fine carriera, andranno tutti a vivere a Sacramento, in California, dove un anno fa hanno comprato casa. Per ora, la sua carriera scorre qui, in Europa, passando dalla megalopoli Istanbul alla piccola Novo mesto in Slovenia, poi da Napoli per Bologna. Col sorriso, quello sempre, stampato in viso.

 

 

Nome

Cognome

Numero di maglia

Sposato?

In che zona vivi?

Consolini è…

Il compagno più serio

Il compagno più scherzoso

Il coach più significativo del tuo passato

Meglio stoppata o schiacciata?

La tua specialità in campo

 

Cosa pensi dell’altro (Pelussi)

Cosa ti piace dell’Italia

 

Un confronto tra il basket italiano e

quello del tuo paese?

Il tuo più grande valore

Il tuo idolo cestistico

Come e dove ti immagini tra 15 anni?

Il tuo hobby

I preferiti: film

libro

… cantante o un gruppo musicale

… canzone

Il tuo piatto preferito?

La vacanza della vita …

Un sogno da realizzare

 

Per te Virtus vuol dire?

 

 

 

Bennett

Davison

9

Si, con Jenny

Castelmaggiore

Un saggio del basket, un grande cervello

Parente

Maestrello

Bob Burton, il mio coach a West Valley Junior College

è uno scherzo questa domanda? Slam dunk!

Far le piccole cose, ed essere importante per la squadra, attivo per tutto il tempo in cui sono in campo

Ci è mancato in questi due mesi, è uno che riesce a motivare squadra e pubblico con la sua aggressività e intensità

Il cibo e... i pantaloni stretti, in America è impossibile trovarli così!

Una differenza di base: in America una squadra è un insieme di individui, qui i giocatori diventano “gruppo”

La mia famiglia, sicuramente.

Mai un idolo nel basket, mi piacevano Pelé, Jerry Rice…

In California, e guardare i miei bambini giocare a basket

Lavorare alla mia casa in California

Dumb & Dumber…

Angeli e Demoni di Dan Brown

Outkast

Ribbon in the sky di Stevie Wonder

Pizza Margherita... quella napoletana

La spiaggia del film The Beach con Di Caprio

Potermi rilassare e non dover lavorare… ho investito soldi in proprietà per questo Poter provvedere alla mia famiglia e far divertire la famiglia

Virtus, i tifosi