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Massimo Cosmelli
nato a: Rosignano M.
il: 06/08/43
altezza:
ruolo: playmaker
numero di maglia: 14
Stagioni alla Virtus: 1965/66 -
1966/67 - 1967/68 -
1968/69 - 1969/70
Livornese come il suo compagno di squadra Lombardi "riusciva a segnare molti canestri,
grazie ad un tiro in sospensione ben bilanciato" leggiamo da Conoscere il
basket edito dalla Rizzoli "il suo talento gli permise di trasformarsi in
regista, un ruolo molto tecnico dove faceva valere, assieme alle qualità
istitutive apprese sui campi in asfalto, arresto e tiro ed entrata, la nuova
arte del passaggio al pivot".
tratto da "Virtus
- cinquant'anni di basket" di Tullio Lauro
MASSIMO COSMELLI REATTORE
DEL BASKET
Giganti del Basket - n. 2
dicembre 1966
Il 4 novembre scorso la
Toscana fu il teatro dell'alluvione; il 5 mattina presto un uomo partiva da
Livorno per Bologna senza sapere quante probabilità aveva di arrivare in
serata; il viaggio fu avventuroso: senza briganti, ma con tanti treni da
cambiare, lunghi pezzi di strada nascosta sotto cumuli di fango e detriti;
otto ore per duecento chilometri che lo separavano da quello dei due figli
che il maltempo gli permetteva di raggiungere; l'altro era a Cagliari e il
mare forza dieci non sembrava disposto a scendere a patti, neppure con la
passione sportiva di un padre, che da anni, ogni domenica, vuol vedere un
incontro di basket dove gioca un suo figlio.
Babbo Arturo è uno dei papà
più celebri tra i ragazzi del nostro basket; la sua casa a Livorno è sempre
aperta per chiunque abbia, assieme ad uno dei suoi ragazzi, ciuffato la rete
di un canestro; ospita tutti nella stanza dei trofei, raccolti per lui da
Maurizio e da Massimo.
Sono i Cosmelli: 27 anni
Maurizio ora a Cagliari dove gioca e insegna educazione fisica, e conduce
tranquillamente i primi mesi di vita matrimoniale con la sua Giovanna; anche
lui azzurro, un un memorabile incontro vittorioso contro la Spagna e ub
tabte rappresentative universitarie, è però meno celebre di Massimo, 24
anni, appena centottanta centimetri di statura, una colonna della Nazionale,
della Candy e, con Lombardi, orgoglio del basket livornese.
Massimo è un po' il cocco di
babbo Arturo; a diciotto anni voleva fare il pilota di aerei a reazione; li
aveva sentiti rombare per tanti anni sul capo, quando si alzavano
dall'aeroporto di Pisa, che gli erano entrati nel sangue. Iniziò la
selezione attitudinale all'accademia di Nisida con altre centinaia di
coetanei; dopo 15 giorni di prove da astronauta erano rimasti in tre; lui
uno di quelli. Ma a babbo Arturo gli aerei non piacevano, aveva la guerra
nelle orecchie e Massimo, che aveva affrontato la selezione forse con la
segreta speranza di essere scartato, ebbe la forza di rinunciare per lui al
sogno di tutta la sua infanzia. Niente aerei ma ma "perbacco mi sfogherò nel
basket, anche se sono un tappo". Oggi a vederlo in campo c'è da credere che
giochi come se fosse un pilota: i suoi voli a carpire spesso il pallone
dalle mani dei giganti veri, sono elettrizzanti; gli scatti a canestro fanno
davvero pensare all'accelerazione di un reattore; ormai è votato al basket:
la sua tesi all'istituto superiore di educazione fisica sarà di argomento
psicologico sul comportamento die piccoli gruppi, prendendo spunto dalle sue
esperienze in squadre di pallacanestro. In fondo a lui va bene così: non è
il capo di una squadriglia, ma il motore di una squadra; babbo Arturo è
orgoglioso e felice elui, quando entra per primo nel campo di basket,
pedaggio che pagano i tappi per tradizione, non soffre un gran ché: orami sa
che i suoi 180 centimetri valgono ilo doppio e ne fanno ugualmente un
gigante del basket.

Cosmelli insidiato da Orlandi e Bergonzoni in
un derby con l'Eldorado
LE OLIMPIADI:
è DIFFICILE
SCEGLIERNE DODICI
Giganti del Basket - n. 6 giugno 1968
Massimo Cosmelli.
è stato un anno non troppo
facile per lui. Paratore, però, gli ha concesso la sua fiducia e "Cosmellino"
parteciperà alla trasferta nella terra degli Aztechi. Il problema di
Cosmelli è solo nella condizione atletica. Se lo sorregge quella diventa
giocatore estremamente utile, anche se come playmaker non ha mai avuto
intuizioni da campione. Cosmelli ha grande temperamento, sul campo sa
soffrire e sa caricare i compagni. Ha solo bisogno di credere in sé stesso e
non sentirsi oppresso da personalità troppo forti come avviene nella Candy.
Ha un ottimo tiro ma è senz'altro giocatore più forte in movimento che da
fermo. La sua conversione al ruolo di esterno dietro o playmaker, dovuta
alla statura, lo ha un po' limitato nel rendimento. Cosmelli è un grande
difensore, ha leve adatte per tutti i marcamenti aggressivi, sa adattarsi al
gioco di squadra, è uomo facilmente guidabile dalla panchina e quindi molto
utile a ogni allenatore. E Paratore lo sa.
ORA COSMELLINO
è QUASI CAPITANO
di Gianfranco Civolani - Giganti del Basket - n.
3 marzo 1969
Il Cosmellino: molto facile fargli il
biglietto da visita. Ventisei anni il prossimo agosto, ottantacinque
presenze azzurre. Dicono che è uno della vecchia guardia. Ma sì, può
capitare anche questo. Sentirsi dare del sopravvissuto quando nemmeno si
tocca quota ventisei. E quelle ottantacinque presenze, pensate. E la
monotonia di figurare sempre fra i migliori in campo in ogni match di
campionato, da almeno cinque anni a questa parte. E l'immensa soddisfazione
di aver raggiunto un'alta specializzazione nel ruolo di esterno-fosforo,
diciamo pure nel ruolo di playmaker (e capitano effettivo, anche se il ruolo
tocca ufficialmente a Masini) in azzurro.
Non chiedetemi la storia di Massimo, dalle
origini al basket d'oggi. O magari chiedetemela, se vi accontentate. La
storia del basket a Livorno, la storia dei Cosmelli, dei Villetti, di altri
cento virgulti del Tirreno e oggi dei Paoli o dei Cavallini. Ricordo una
giovanile del Livorno supervittoriosa nelle finali nazionali di Bologna.
C'erano il Cosmellino, Villetti, Natalini, Baroncini, Cempini eccetera. Si
vedeva subito che i piccoletti della covata sarebbero andati lontano. Non
era mica una squadra quella là, era un gioiello. Natalini e Cempini si sono
arenati su livelli intermedi, altri sono esplosi. Beh, convenitene, da quel
giorno il Cosmellino ne ha fatta di strada.
Insegna educazione fisica a Sasso Marconi - 15
chilometri da Bologna - ha una giovane, fresca e - perché non dirlo -
avvenentissima moglie, gioca sempre sotto gli occhi del su' adorato
babbo. Figura tra i primi tre realizzatori sui tiri liberi, spezza il
cerchio degli stranieri sui rilevamenti del mago Verdesca. Insomma, Massimo
rappresenta una certa parte del basket indigeno, la parte sana, la parte
autentica. Una sospensione frontale che brucia, un'entrata puntuale e senza
appello, il jump-shot espresso pure dall'angolo e la regia, una grande
regia.
Lui, Masini e Recalcati, i sopravvissuti del
Messico. Lui, Masini e Recalcati inseriti nel nuovo corso. Già, il nuovo
corso.
"Indipendentemente dai risultati delle ultime
Olimpiadi" dice Massimo "io speravo che i tecnici azzurri si decidessero per
un rinnovamento. I giovani bisogna farli maturare velocemente. Tante grazie
ai cosidetti anziani per quello che hanno dato, ma a un certo punto
determinati risultati raggiunti dagli anziani possono farli anche i nuovi
pivelli. Capisco, agli "europei" rischiamo di beccare. Ma poi mi chiedo:
rischiamo per davvero? O forse magari riusciremo a fare un exploit?".
Cosmellino sul momento della Candy: "Sì,
certo, nessuno pensava di dover avere una paura matta della retrocessione.
Si puntava a un centro-classifica tranquillo e invece ecco come siamo
inguaiati. Beh, inutile fare chiacchiere. Bisogna saltarci fuori".
Massimo, atleta e uomo felice. Rimpianti?
Proprio nessuno?
"Uno sì, uno grosso. Non aver mai vinto uno
scudetto".
Vedi Dado McLombard, stesse lacrime Candy,
Candy...
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