Conroy: "Io, nel posto
che fu di Sugar e
Ginobili datemi l'ultima palla e saprò cosa
farne"
di Francesco Forni - La
Repubblica - 30/08/2007
Solo dieci giorni fa ha
scelto Bologna, fino a martedì sera non sapeva nulla della Virtus e non
conosceva nessuno dei futuri compagni. Will Conroy s’è presentato e, in due
mosse, ha ribaltato il mazzo, dimostrandosi pronto a fiutare dove tira il
vento. «Ho capito dove sono, un posto importante: qui ha giocato gente come
Sugar Richardson,
Ginobili e Best. E in campo l’altra sera ho
notato subito la mano calda di Spencer, uno che
si presterà bene ai miei assist, e la forza atletica di
Holland».
Veloce di pensiero,
Conroy dovrà anzitutto dimostrare, alla sua prima esperienza fuori dagli
States, d’esser lesto con la palla in mano. Così se l’aspettano
Sabatini e
Pillastrini. «Ho deciso una settimana e mezzo fa. L’occasione è
importante, il fatto di poter venire in un club vincente, che cercherà di
esserlo ancora, ha pesato sulla mia scelta di uscire dalla mia patria. Punto
al sodo, più che alla gloria personale. Per ora ho parlato poco col coach,
ma i contatti tra la Virtus ed il mio agente sono stati intensi, ed è stato
lui a chiedere un contratto annuale: io sono qua per far bene».
Will ha la fama d’uno
capace di vincere sempre la classifica degli assist, a qualunque livello,
dal college alla D-League. Nba esclusa: lì s’è visto pochino. «Coi pro non è
ancora venuto il mio momento. Non fui scelto e dovetti operarmi quando le
cose andavano bene al camp degli Spurs, poi ho fatto qualcosa coi Clippers.
Ma non ho perso le mie qualità. Il mio ruolo e il mio piacere coincidono.
Funziono quando innesco i compagni e il pallone va veloce per il campo. Ho
giocato a fianco di grandi realizzatori, come modelli ho Jason Kidd e
Billups, so come gira e conto di fare quello anche con la Virtus».
Ieri sera ha svolto il
suo primo allenamento a Bologna e da oggi sarà a Cortina, dandosi quasi il
cambio con la Fortitudo, che scenderà in anticipo da Cavalese, per via
dell’organico ridotto dagli infortuni, anche se Torres potrebbe arrivare
sabato. Votato al servizio, nel senso più stretto del termine, Conroy era
stato bomber al liceo, come tanti giovani talenti, poi al college cambiò la
musica. «Da ragazzini tutti vogliono segnare tanto, per farsi notare, ma nel
gioco più organizzato fatto poi a me non pesava il nuovo ruolo. Anzi, m’è
sempre piaciuto vedere i compagni che si divertivano». Aspettando le feste
in campo, Conroy dovrà far valere i suoi talenti, che non vanno certo
misurati col centimetro: accreditato di un 1.88, si balla poco oltre l’1.80,
anche se per la stazza passa per ottimo rimbalzista: intorno ai 5 di media
nella D-league, quasi un secondo lungo. «Facevo arrabbiare i miei centri
perché gliene rubavo qualcuno. Ma è per semplificare: se ho subito la palla
corro, e il gioco diventa più diretto, veloce e pericoloso. Un vantaggio».
Parole quasi da capobranco. «Uomo giusto al posto giusto», lo ha definito il
gm Luchi, unico ieri in pista per la società, che lavora sempre a un
rinforzo comunitario e nelle ultime ore s’è vista offrire Morandais. Da
caprobranco, appunto, Conroy alla fine s’è candidato. «Ogni tanto piace
segnare anche a me, so dove sta il canestro. Ma soprattutto, se c’è
un'azione decisiva, voglio la palla in mano: non per
tirare, ma decido io cosa fare».