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Claudio Coldebella
nato a: Castelfranco Veneto
il: 25/06/68
altezza: 198
ruolo: playmaker
numero di maglia: 6
Stagioni alla Virtus:
1989/90 - 1990/91 -
1991/92 - 1992/93 -
1993/94 - 1994/95 -
1995/96
statistiche individuali
biografia su
wikipedia
palmares individuale in Virtus: 3 scudetti, 1 Coppe Italia, 1 Coppa delle
Coppe, 1 SuperCoppa
...
L'annuncio della permanenza arrivò sabato 10
giugno, in anticipo rispetto alla chiusura del mercato perché come sempre le
trattative che riguardavano i giocatori azzurri dovevano essere chiuse
presto, per non "turbare" (mah...) la loro preparazione. Brunamonti, in
quanto convocato dalla Nazionale per gli Europei, rientrava in questo
ambito. Quando tornò da Zagabria, dove dovette dividere il suo ruolo di
playmaker e leader con Mike D'Antoni ed Andrea Gracis, trovò che nella sua
squadra di club era arrivato un giovanotto chiamato Claudio Coldebella, che
proprio contro D'Antoni, nei playoff 1989, aveva fatto bella figura.
In quel momento, forse, Brunamonti non sapeva
che un giorno quel ragazzo dall'aria rigida, dall'eloquio così misurato da
procurargli l'inquietante soprannome di "Andreotti" per la furbizia e la
diplomazia, gli avrebbe tolto il posto da titolare. O forse lo sospettava,
per meri motivi d'età.
tratto da "Roberto Brunamonti" di Roberto
Gotta
BOLOGNA PAGHERA' CARO COLDEBELLA
La Repubblica – 21/06/1990
è in dirittura d' arrivo anche una delle questioni più spinose del
basket mercato, cioè la risoluzione della comproprietà di Coldebella,
neo-regista azzurro conteso fra Knorr e Glaxo, con toni di polemica
durissima, nel recente passato. Lunedì 25 verrà discusso il lodo arbitrale
invocato dai due club per assegnare una metà del giocatore (l'altra metà è
certamente della Knorr). Ma già le società stanno trattando l'entità
dell'indennizzo che spetterà a Verona per lasciarlo tutto a Bologna: si
presume infatti che qui resterà il play, anche dopo la pronuncia federale
contraria alle comproprietà. Verona si accontenterà di qualche miliardo: per
ora, la sua controversa metà l'ha valutata 6, probabile un accordo a metà
strada.
IN DUE PER LO SCUDETTO DELLA VERGOGNA
di
Walter Fuochi – La Repubblica – 19/05/1994
Uno ha insultato. L’altro
ha colpito. Due giornate di squalifica al primo,
Claudio Coldebella, playmaker della Buckler. Tre al secondo, George
McCloud, ala della Scavolini. Il risultato resta invece lo stesso uscito dal
campo: 87-81 per la Scavolini, che pareggia il conto sull’1-1 e si appresta a giocare, sabato a
Bologna, la terza partita. Il verdetto sul "giallo" della seconda è uscito
dopo le 2 di notte, al palasport, passate 4 ore di interrogatori, riscontri,
perfino un sopralluogo nel corridoio del "delitto" da parte della
Commissione giudicante, la task force di magistrati scelta dal basket per la
"giustizia rapida": reati e pene amministrati subito dopo la gara, con
sentenze inappellabili. Per McCloud, dunque, il campionato è finito, anche
s’andasse alla quinta;
Coldebella
rientrerà in quella. Così il fatto è stato ricostruito dai giudici.
"Nel rientrare negli spogliatoi al termine del primo tempo i due giocatori,
dopo essersi reciprocamente urtati, si sono scambiate frasi culminate in
un’offesa di
Coldebella
a McCloud, provocando la reazione di quest’ultimo, che ha colpito
Coldebella
causandone la caduta a terra".
La Buckler aveva chiesto
lo 0-2. Ma la pretesa è stata respinta per il fatto che gli episodi accaduti
negli spogliatoi sono equiparati a quelli sul campo: McCloud, se gli arbitri
l’avessero visto, sarebbe stato espulso. Invece ha ripreso. Per eventi del
genere cioè non viene alterata l’"eguaglianza competitiva", rotta solo da
fatti esterni (monete, invasioni). Letta la sentenza, ecco le due verità
vendute ieri dalle due società. Talmente opposte, in tutto, da essere
pirandelliane.
La Scavolini sostiene che
c'era un solo testimone del fatto. Alberto Omiccioli, addetto alla
biglietteria, "che mi ha giurato sui suoi figli - dice il manager Santi
Puglisi - che le cose sono andate come lui le ha raccontate ai giudici". E
cioè. Quando
Coldebella
e McCloud escono dal
campo, a fine primo tempo, parlano forte. Il bolognese gesticola. Sono
fianco a fianco quando
Coldebella
arriva alla scala che
porta al suo spogliatoio, tenta di scalciarlo all’indietro, non lo prende e
non s’avvede del gradino sul quale inciampa, battendo poi la testa. McCloud
ha raccontato ai giudici che poi, a sorreggere il compagno, è arrivato
Binelli, e non c'erano altri testimoni. Ha chiarito di non aver dato
nessun pugno e che
Coldebella
l’ha apostrofato così: "Fucking
nigger", fottuto negro, più o meno. Nel corridoio, prima, gli aveva detto di
tener giù i gomiti. E ancora: "Stasera andiamo 1 a 1. Poi vinceremo lo
scudetto". Reazioni, adesso. Walter Scavolini, di notte, appena sfornata la
sentenza. "Cazzola
me l’ha fatta sporca. è un
amico, ma non doveva chiedere il 2-0. Vincere uno scudetto così è
scandaloso. Hanno deciso tre testimonianze di parte, proprio un bel
lavoretto. Mi squalifichino pure a vita, ma io me ne vado da questo sporco
mondo che mi ha già tolto uno scudetto". E il giorno dopo, quando alla
Virtus hanno negato la provocazione di
Coldebella.
"Lo sa benissimo che il suo giocatore ha detto 'negro' ".
Valerio Bianchini. "I giudici si sono presi la responsabilità di
azzerare la credibilità del basket, la sua faticosa rinascita. Ieri mio
figlio mi ha chiesto: perché hanno squalificato McCloud? Perché gli hanno
detto la cosa più vile: negro. E lui ha reagito da uomo. Un’offesa poi ancor
più avvilente se fatta da un giocatore: se il basket è questo oggi, lo
dobbiamo soprattutto, e lo debbono loro, i giocatori, agli atleti di colore.
Per fortuna si gioca sabato. Siamo prontissimi, la partita dev'essere la
nostra zona franca da tutti i veleni. La Scavolini di oggi nacque proprio a
dicembre, quando perse McCloud per infortunio e tutti fecero qualcosa di
più. Sarà così anche stavolta". McCloud: "Sono allibito, ho parlato col mio
agente per fare causa".
“In questa storia - dice
Alfredo Cazzola,
presidente della Buckler -, c'è un solo dato certo. E si legge nella
sentenza: McCloud ha dato un cazzotto a
Coldebella.
L’hanno ricoverato a Pesaro, ha passato la notte al Maggiore di Bologna,
perdeva sangue dall’orecchio per un’emorragia interna. Ora dovrà star fermo
cinque giorni. Mentre a lui capitava tutto questo, il signor McCloud era in
campo". "Nego - aggiunge - che
Coldebella
abbia provocato McCloud.
Lo stesso McCloud ai giudici non ha parlato di frasi razziste. Ha riportato
solo un 'Fuck-off' : va a quel paese, fottiti. Né "negro", né tantomeno
'sporco' , come a Pesaro sostengono. E poi quella non è stata la prima
parola tra i due. Si stavano già beccando, chi sia stato il primo non lo sa
nessuno. Quanto alla richiesta dello 0-2, pensavamo che il nostro giocatore
all’ospedale e il loro, colpevole, in campo, fossero un’alterazione
dell’eguaglianza competitiva. Dicono di no. L’accettiamo".
Coldebella
è un cocker bastonato, e
non per il cerotto sull’orecchio. Nelle ultime tre partite allinea
un’espulsione con Verona, un rischio di cacciata per una manata a Labella,
il fattaccio di Pesaro. Tre coincidenze pesanti. "Lo so, ma solo con Labella
sbagliai. Dunque, 6 secondi all’intervallo, l’altra sera, ci diamo le
marcature. Dico a
Savio: prendi McCloud. E McCloud: marcami tu. Io zitto. Usciamo, siamo
tra i primi, lui mi dà una gomitata. Accelero, non voglio guai. M’ero
imposto di star tranquillo. Quasi non difendevo. Nel tunnel lui parla,
insulta, spinge. L’ho mandato a quel paese. Tu e il tuo amico
Levingston, gli ho detto. E ho sbagliato. Ma negro non l’ho detto.
Pensavo fosse finita lì, mi sono girato per salire la scaletta, mi sono
sentito il pugno sul collo. Ero di schiena. M’ha preso, mi sono appoggiato
ai gradini, avevo le mani insanguinate, non ricordo né la barella né
l’ambulanza, solo che ero all’ospedale. Farò causa a McCloud". Detto che
Cazzola ha
fatto un appello alla pace per sabato, e che il commissario di Lega Allievi
ha rivolto a società, allenatori e giocatori un duro invito alla disciplina,
restano due verità opposte. Bologna dice che la sua coincide con quella dei
giudici.

Coldebella marcato da Clyde Drexler in un
McDonald's Open
...
Coldebella, ad esempio.
"Lasciamo stare: le offese che gli hanno
rivolto sono talmente ignobili che mi dà fastidio solo parlarne, anche
perché si fa pubblicità a quelli che le facevano. Quella è la tipica
situazione in cui se dici una parola di conforto è poco, se ne dici due è
troppo. Sono cose talmente personali...
Però stava diventando una roba diffusa a
macchia d'olio,da quel maledetto giorno a Pesaro. IO credo che tanti neppure
sapessero perché dicevano quelle robe.
tratto da "Roberto Brunamonti" di Roberto
Gotta
BOLOGNA TRA PASSIONI E TRADIMENTI
di
Walter Fuochi – La Repubblica – 22/06/1996
La Virtus denudata, la
squadra da rifare, ricomincia da due storie bizzarre ed intrecciate. Un
battesimo e un tradimento. Il battesimo è quello da dirigente di Roberto Brunamonti, 37 anni, capitano per
14. Il tradimento quello di Claudio Coldebella, 28 anni, il leader designato
dopo di lui: da ieri, invece, è un ex giocatore della Virtus Bologna, e un
nuovo giocatore dell'Aek Atene.
Brunamonti,
icona tra le più belle e rispettate del basket italiano, si sfila dunque la
maglietta e lascia il campo. Curerà il reclutamento giovanile e soprattutto
le relazioni con gli sponsor. Da icona onorata e riverita, avvierà appunto i
suoi giri di propaganda, perché la squadra dei tre scudetti a fila non si
chiama più Buckler e cerca un altro sponsor, da 3 miliardi l'anno: alla
Ferrero,
Brunamonti
ha già stretto qualche
mano. Nega invece di averlo fatto Coldebella, quando l'altro ieri è fuggito
ad Atene: dove ha una fidanzata, Christina, stella della tv greca, e pure un
paio di club che lo cercavano. Designato regista, leader e uomo-Virtus,
Coldebella ha scelto invece di essere uno dei primi commessi viaggiatori dei
canestri, beneficati dalla sentenza Bosman: giocherà nell'Aek, club di
seconda fila del sontuoso e vorace basket greco, benché tuttora si dica
senza lavoro e solo trascinato laggiù da una "scelta di vita". Sta con
Christina da un anno. Ritagli, toccate e fughe. Vogliono vivere insieme: lei
si sarebbe stroncata una carriera, in Italia, lui in Grecia può continuare
la sua. Un po' credendoci e un po' no, Bologna s'è bevuta avidamente le
puntate di questo fotoromanzo, gonfio di tutto: la bella e il campione,
l'amore e il successo, il denaro e le passioni. Anche aspre: perché
Coldebella e la Virtus si sono lasciati male ("c'era un contratto sulla
parola", tuona il presidente Cazzola), e perché
adesso finiranno in tribunale, avvelenati. Ieri Coldebella s'è levato dalla
tempesta volando in Australia con la Nazionale. Gli annunci verranno a tifoni placati. Così,
la Buckler dei tre
scudetti è da rifare. E ci si metterà, con
Brunamonti,
Piero Costa, general manager presentato ieri, che ha presentato, a sua
volta, il primo colpo di mercato: cioè Walter
Magnifico, un altro grande vecchio (35 anni), che dopo 14 stagioni ha
rotto con Pesaro; e punta ora a Prelevic,
serbo-greco del Paok, come comunitario. In tutto questo andare e venire,
tradirsi e ritrovarsi, frastornante più che festoso, del nuovo basket, la
festa per i suoi 21 anni di A, le 669 partite, i 7.924 punti, i 4 scudetti,
le 3 Coppe Italia, la Supercoppa, la Coppa
Coppe, la Korac, le 255 maglie azzurre,
Brunamonti
l'avrà a metà settembre,
quando Virtus e Nazionale si sfideranno e lui avrà per un tempo la maglia
bianconera e per l'altro l'azzurra. Numero 4, ovviamente: che poi nella
Virtus nessuno indosserà più, ritirata la maglia, alla moda della Nba.
COLDEBELLA, L'EMIGRANTE VESTE I PANNI DEL
NEMICO
di Carlo Annese - La Gazzetta dello Sport -
21/04/1998
è dovuto emigrare,
ma alla fine ci è arrivato anche lui. Claudio
Coldebella è un altro pezzo di quella Kinder, ma non
solo, di quella Italia dei club, che inseguiva da anni la final four e
adesso l'ha conquistata, anche se dall'altra parte della barricata. Ha fatto
il giro largo, prendendo la strada per Atene, sposandosi e cambiando
abitudini anche profonde. Sabato e domenica, prima di partire per
Barcellona, si è diviso tra gli allenamenti con l'Aek
e le funzioni della Pasqua ortodossa. Ma adesso in pochi sono contenti
quanto lui di sfidare oggi il Benetton. "Sono l'unico rimasto all'estero -
dice il playmaker -. Gli altri che erano usciti dopo la Bosman o sono
tornati a casa per scelta oppure sono stati rimandati indietro. Ed essere
alla Final Four è la vittoria completa della mia
scommessa. Perché un conto è
parlare del campionato greco dall'Italia, un altro è
viverlo ogni giorno e sentirsi davvero apprezzato per quello che fai. Ho
faticato un anno, per cambiare tutto nella mia testa e soprattutto per
rinunciare a una squadra come la Virtus che avevo sotto il mio controllo da
sette anni, ma ci sono riuscito. Me ne è stata data
la possibilità, mi hanno aspettato: quello che forse
non ha trovato Bane Prelevic alla stessa
Kinder". Coldebella non ha perso il gusto sottile della provocazione, ma in
fondo un po' di ragione ce l'ha. Il Prelevic
della scorsa stagione a Bologna è uno sconosciuto
rispetto a quello che in un paio di settimane è
diventato la bandiera dell'Aek. Tirato a lucido e motivato, come nei periodi
migliori. Merito, anche questo, di Yannis Ioannidis, il tecnico nei cui
confronti chiunque in Grecia ha un sentimento: odio profondo oppure amore
sfrenato. Con questa, è alla sesta final four (3 con
l'Aris Salonicco e 2 con l'Olympiakos Pireo, un record tra i tecnici
europei), ma non ne ha mai vinta una. Dicono che tratti male i giocatori,
anche se per alcuni farebbe pazzie, come per Georgios Sigalas: malgrado la
stagione fallimentare a Milano, l'ala greca avrebbe già
un contratto pluriennale pronto da firmare con l'Aek al ritorno dalle
vacanze a Cuba con Flavio Portaluppi. "Ioannidis è un
personaggio assoluto nel basket, una persona unica, con un carisma
eccezionale - lo dipinge Coldebella -. Con lui, l'Aek, da terza società
del basket ateniese, dietro il Panathinaikos e l'Olympiakos,
è diventata quest'anno la numero uno, per risultati ma anche per
tifo. Quando nel '96 sono arrivato io, il club partiva dal 10°
posto in campionato, non giocava in una Coppa europea da anni e aveva sì
e no 3000 spettatori. Siamo arrivati terzi e siamo entrati in Eurolega.
Quest'anno, siamo alle final four e contro l'Alba, nei quarti, c'erano 15000
spettatori: solo lui poteva riuscirci". Raccontano che domenica sera, l'Olympiakos
(vincitore della scorsa edizione dell'Eurolega) abbia consegnato al
presidente della federazione greca il trofeo perché
lo portasse a Barcellona. Ioannidis lo ha visto e ha voluto che nessuno gli
si sedesse accanto in aereo: quel posto era riservato per la coppa. "Anch'io
sogno di vincerla - ammette Coldebella -, ma dobbiamo battere la concorrenza
delle italiane. Dicono che la Kinder sia favorita? Meglio così:
negli ultimi anni, chi era favorito non ha vinto mai".
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