|
|
homepage
Virtus
gioc. italiani
gioc. stranieri
tecnici
dirigenti
sponsor
tifosi
stagioni
palmares
classifiche
il
derby
case
libri
links
contatti |
|

Cavallari ai tempi in cui giocava e oggi
Roberto Cavallari
nato a: Ferrara
il: 25/11/63
altezza: 205
ruolo: centro
numero di maglia: 14
Stagioni alla Virtus:
1990/91 - 1991/92
statistiche individuali
Bob Cavallari, la roccia made in Ferrara
Dalla serie B2 alla Virtus Bologna "Devo tutto a Gino e a Michelini"
di Marco Nagliati
- La Nuova Ferrara - 02/06/2007
Le
cose belle nascono per caso. "Vado a trovare mio padre sul lavoro, c’era
anche Gino Piffanelli. Mi squadra, poi dice: "Tu, così alto, che sport
fai?". Niente, gli rispondo. E Gino, di rimando: "Beh, allora da domani
vieni in palestra e inizi a giocare a basket". Ecco, devo tutto al povero
Gino". La fonte meravigliosa sta qui, in una frase semplice e burbera.
L’avventura di Roberto Cavallari, ferrarese doc, parte inattesa e planerà in
un pianeta meraviglioso: la Virtus Bologna. In altre parole, serie A1 e
coppa Campioni. Quel giorno degli anni ottanta il piccolo-grande Bob mai
avrebbe immaginato un viaggio simile, lui così alto ma con poca tecnica.
Gentile e rispettoso. Diventerà, col lavoro e con un paio di uomini pazienti
(vedi coach Michelini), un pivot rispettato per faccia tosta e capacità di
menar fendenti. Cavallari è stato il primo e unico ferrarese ad essere
cresciuto nel vivaio estense e poi approdato in alto, molto in alto.
"Eravamo io, Di Benedetto e Morelli - ricorda Roberto -: abbiamo iniziato
insieme, vissuto le esperienze delle giovanili e fino all’anno scorso
abbiamo giocato fianco a fianco nel Csi nella mitica Sunset Boulevard.
Finiamo tutti lì, nel Sunset. E se non si gioca sono comunque cene a tutto
spiano". Dunque, Bob viene reclutato da Gino e attacca: Zanella, 4 Torri e
quando arriva la Mangiaebevi giovanili con la squadra di serie A. Va in
panchina con i ragazzi di Calamai, contemporaneamente gioca in serie C. "Le
prime esperienze vere, giocando, le ho fatte a Forlì in serie C - racconta
-, penso che la gavetta serva davvero. Più che la tecnica, apprendi
l’agonismo".
Nel 1986 torna a Ferrara, quando ci sono macerie. In due stagioni dall’A2
alla B2. Dal boom alla depressione ed un giovane Cavallari è indispensabile:
"Io sentivo gran voglia di ricostruire. Il primo anno non andò bene, però
poi arrivò l’avvocato Scopa e le cose cambiarono. Promozione ed investimenti
giusti per la B1. Venne costruito il nucleo storico, solido, che poi arrivò
alla serie A2. I primi due anni di semina furono con Michelini: campionati
bellissimi. C’erano squadre super, noi chiudemmo quinti due volte ma nella
seconda stagione rimanemmo fuori dai play off per differenza canestri. Una
delusione enorme".
I mesi col "Michelo" sono stati incredibilmente formativi per Cavallari:
infinito lavoro individuale, tutti i giorni. Settimane su settimane. "Michelini
per me è stato fondamentale. Mi prese sotto la sua ala e mi fece crescere
tecnicamente. Con lui il povero professor Pasquali, che curava la parte
atletica. Ho trascorso due stagioni sempre con loro". Mai tempo fu speso
meglio. Perché nell’estate del ’90, mentre la Pallacanestro Ferrara sta
inserendo gli ultimi tasselli per puntare alla promozione, un sogno
"esplode". Bob lo tocca con mano: "Mi chiamano da Bologna, dicono che sono
dirigenti della Virtus. Il giorno dopo mi vogliono parlare. Vado col diesse
Ferri ed il presidente Scopa, discutono col presidente delle V nere. Poi
arriva coach Messina, mi guarda e va diretto: "Farai il quarto lungo, se
accetti ci vediamo lunedì in palestra". Ovviamente dico sì, avevo niente da
perdere. Una scelta giusta: ho vissuto due annate meravigliose".
A Ferrara, in cambio, giungono Guzzone e Zarotti e alla fine - pur con
qualche ansia - i biancoverdi di Perazzetti salgono in A2. Pochi chilometri
più in là, Bob diventa un’arma letale. Gioca e si fa sentire, sta al fianco
di icone come Roberto Brunamonti, Clemon Johnson e l’istrionico Sugar Ray
Richardson. Al top dell’A1 e pure in coppa Campioni... "Della coppa ricordo
le trasferte infinite. Emozioni, il basket d’altissimo livello. Trovai il
mio spazio, soprattutto il secondo anno perché eravamo in corsa su tre
fronti (campionato, coppa Italia e coppa campioni; ndr) e in più si fece
male Morandotti". Nel 1992 il trasferimento a Modena, poi Roma; quindi
Forlì: "C’erano Niccolai, Attruia e Moltedo. A sorpresa fummo promossi in
serie A1, battendo Rimini nello spareggio. Era una gara attesa, in più derby
sentitissimo. Immaginatevi l’interesse attorno alla partita". Compiuta la
missione, Cavallari torna dalle parti di casa. Il guerriero che lascia i
campi di battaglia alla ricerca del riposo, dell’aria ferrarese: 4 Torri,
S.M. Maddalena e il sopracitato Sunset Boulevard. Bob, il viale del
tramonto... "Vado a vedere il Basket Club, certo mi fa nostalgia vedere gli
altri giocare nel palazzetto in cui tante volte sono sceso in campo anch’io.
È il tempo che passa e non puoi farci nulla. Giocare nella squadra della
città in cui sei nato è straordinario e non lo dimentichi più. La
pallacanestro adesso è cambiata, i grandi talenti americani non vengono in
Italia. Questione di soldi che altri paesi hanno e noi no".
"Noto maggiore fisicità e meno tecnica, pochi i pivot che si muovono spalle
a canestro. Ora anche i lunghi giocano spesso fronte a canestro, concludono
da fuori. Ai miei tempi, mi fossi azzardato ad una conclusione dal
perimetro, sai le urla di Messina... Sono epoche diverse e ci sta, però
qualche sano contatto in area tra pivot non è da trascurare. Io qualche
bottarella l’ho data anche ad un certo Bob McAdoo, campione Nba e della
Milano di Peterson".
|