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Massimo Bulleri
nato a: Cecina
il: 10/09/77
altezza: 188
ruolo: playmaker
numero di maglia: 13
Stagioni alla Virtus:
2007/08
statistiche individuali
biografia su
wikipedia
MASSIMO BULLERI
di Claudio Limardi - 08/05/08 - Corriere dello Sport/Stadio
Il mercato della Virtus è cominciato scivolando sulla buccia di
banana Massimo Bulleri, per quanto la sua decisione di rientrare a Milano
abbia fatto nascere il sospetto di una trattativa con lo staff di Giorgio
Armani, particolare che ha ulteriormente appesantito il clima della
trattativa per il passaggio di proprietà del club milanese. Ma questa è
un'altra questione. « Per noi la perdita di Bulleri è importante
dice Pasquali - perché lui è un esempio
per i compagni in allenamento, perché quando prepari una partita fa mille
domande, vuole sapere tutto, partecipa. E poi stiamo parlando di un
vincente, uno che alla Benetton ad esempio ha deciso molte partite. Qui
purtroppo non ha avuto la possibilità di far vedere il suo valore ».
Insomma, a Pasquali l'idea di allenare un Bulleri in salute dall'inizio
sarebbe piaciuta. Purtroppo per lui il vicecampione olimpico di Atene ha
fatto altre scelte. «Posso capire che un giocatore con il suo contratto, che
è oneroso, debba puntare a certi traguardi e debba essere supportato da un
club che abbia obiettivi elevati. Capisco Bulleri, ma sono dispiaciuto lo
stesso perché comunque è un italiano da quintetto base, merce rara, e ci
avrebbe fatto partire in vantaggio», ammette
Pasquali. Ci sono anche risvolti di mercato. Da un lato senza Bulleri ci
saranno più soldi per completare la squadra e investire sul mercato
straniero, dall'altro però la perdita del Bullo vincola la Virtus ad
effettuare una scelta americana obbligata per il ruolo di playmaker. « Con
Bulleri avremmo potuto anche pensare di usare lui come playmaker titolare,
ma senza un regista di quel livello è chiaro che dovremo andare su un
americano » , riflette Pasquali. Che l'americano sia
Travis Best o un altro è così.
BULLERI, NON TI MERITIAMO
di Gianfranco Bina - Superbasket - 07/07/2008
(...)
Massimo Bulleri forse avrebbe meritato una
nazionalità diversa, proprio lui che con l'azzurro ha vinto un bronzo
europeo ed un argento olimpico. Quando l'Italia meno di un anno fa è
collassata sotto le bordate di Jo Herber, uno giunto al palasport di Madrid
con carretto dei wurstel, perdendo la strada dei quarti e di avanzare verso
Pechino, pochi altri avrebbero avuto il diritto di uscire a testa alta da
quella farneticante spedizione. Né la gioventù nascente, intimidita o
farfallona, né la vecchia guardia poco predisposta verso il nuovo che
avanza,o avanzava. Eppure Bulleri è stato il migliore, quello che ci ha
creduto fino all'ultimo istante, colui che ha provato a difendere per due, o
per tre, sacrificando i propri falli per coprire le altrui magagne o
svogliatezze. Ha fatto il playmaker, lo stopper, il realizzatore - terzo di
brigata. In un sistema in cui ognuno andava per conto suo, non c'è mai
tirato indietro, andando anche oltre i suoi compiti designati.
Fu logica e comprensibile la scelta di
trasferirsi nell'ambiziosa Milano, ben più prodiga di denaro della Benetton,
sebbene l'investimento meneghino sia divenuto in un paio d'anni un pacco sa
sbolognare alla prima buona occasione (l'infortunio): in Virtus, a Bologna,
non si vede, riappare nell'apocalisse di un marasma da cui nemmeno Mandrake
avrebbe potuto cavar fuori qualcosa di buono. "Prendetevelo voi". "No,
per carità". Giocatore finito, si dice ad alta voce. "Ormai può andare solo
in una piccola", dicono i più ottimisti, nostalgici dei bei tempi che
furono. Eccolo qui, il feroce giudizio del mucchio. Bulleri da status symbol
dell'elite cestistica, perché nel decennio zerozero non sono molti gli
italiani ad aver dimostrato di poter evolvere ai più alti livelli
internazionali come il cecinese Ufficiale Ordine al Merito della Repubblica
Italiana, è divenuto l'oggetto che nessuno vuole, il ramingo di un basket
mercato di cui è navigante invisibile. Stranamente non s'è ancora sentita la
definizione di portasfiga, o altre amenità similari. Magari qualche
imbecille leggendo qui troverà l'ispirazione per vilipendere anche su questo
piano Bulleri. Chi ce l'ha dovrebbe tenerselo ben stretto; di anni ne ha 31,
ed è uno dei pochi "americani" veri che si siano visti in Italia nell'ultimo
decennio, uno di quei rari giocatori in grado di elevare il proprio
rendimento a livello di playoff, rischiando ad esempio quei tiri che
compagni intimoriti dal clima-da-senza-domani abortiscono per fobia da
sconfitta e assunzione delle responsabilità. Trattarlo come cascame non è
semplice incompetenza, ma assoluta penuria di cultura. Che Massimo Bulleri
però azzecchi la mossa, esca dal clima corporativista che si respira da
queste parti, in cui si aprono posti agli italiani per legge autarchica e
non per meritocrazia; lui qui è divenuto il danno, nemmeno con la xenofobia
cestistica, mix imbroglione di diritti di casta ed ente protezione animali,
si riesce a trovargli un posto.
Fai il grande passo, Bullo: vai in Spagna, in
Russia, in Grecia, in Turchia! Prendi una squadra in mano, conducila fin
dove tu sai e puoi portarla. In altissimo. Non farti più affliggere da chi
denuncia un enorme vuoto di poca memoria o ti considera una vetusta
reliquia, priva di futuro. Da queste parti sono fin troppi.
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