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Boykins in entrata contro
l'Ostenda
Earl Boykins
nato a: Ohio (USA)
il: 02/06/1976
altezza: 165
ruolo: playmaker
numero di maglia: 11
Stagioni alla Virtus:
2008/09
palmares individuale in Virtus: 1 Eurochallenge
statistiche individuali
BOYKINS, DIECI ANNI DI VERA NBA, LA VIRTUS RIASSAPORA I TEMPI
D'ORO
di
Francesco Forni - La Repubblica - 07/08/2008
Earl Boykins sarà il
piccolo grande uomo della Virtus. Ha firmato nella notte fra martedì e
mercoledì, ed essendo una stella anche di là dall'Atlantico
la notizia all'Italia l'hanno
data, di buon mattino, i siti americani. Al cappuccino, i più svegli fra i
tifosi bianconeri potevano già commentarne l'innesto,
che completa una squadra da primissimi posti.
Sabatini lo trattava da una decina di giorni, s'era
impigliato in un contratto complicato e ne aveva, chissà se per
rassegnazione o per strategia, propalato la resa. La svolta sul sì, ottenuto
dallo stesso patron, dal gm Luchi e dal coach
Pasquali, è stata invece rapida, e anche un po'
spiazzante: in Virtus erano già allertati sui voli di
Best, dato in arrivo per il raduno.
Minuto nella statura, Boykins, un metro e 65, appare colossale in tutto il
resto. La sua carriera Nba, anche recentissima, lo dipinge come un perfetto
guastatore di difese. Ma anche l'ingaggio fa tornare
la Virtus ai fasti degli anni d'oro. Sul sito della
Espn, l'agente del giocatore Mark Termini ha
annunciato un accordo annuale a 3,5 milioni di dollari. Ovvero circa 2,3
milioni di euro, cifra sbalorditiva, anche se si tratta d'un
compenso lordo, come si usa fornire negli States, che al netto smagrirà: la
paga per Earl avrà una base da 1,25 milioni e potrà toccare l'1,5
in forza d'una complessa tabella dei premi.
Tantissimo, in ogni caso, anche rispetto alle previsioni bianconere: su
Bynum, trattato per primo e poi finito alla Nba, s'era
puntato un milioncino di dollari... Quanto ai raffronti col passato, sono
cambiati il mondo e anche i suoi soldi: di lato c'è
una traccia, chi vuole calcoli i cambi, detto che un euro mai e poi mai
vale, all'oggi, le nominali quasi duemila lire.
Boykins arriva in Europa insieme a una corrente che sta spingendo qui molti
pezzi grossi: da Josh Childress, che prenderà 13 milioni (lordi) in tre anni
dall'Olympiacos, a Carlos "el Rifle" Arroyo che ne
avrà 2,5 l'anno, stavolta netti, dal Maccabi. La
cifra è record per l'odierno mercato italiano, ma
soprattutto Boykins ridà alla sponda bianconera una superstar americana del
calibro, ai tempi, di Sugar Richardson, o Cliff Livingstone, o Orlando Woolridge, e si va indietro almeno di
due lustri. Boykins sublima l'estate della Virtus,
già eccellente, e cancella l'unico neo, il mancato
arrivo di Bynum. L'accordo è annuale, e così l'ha
voluto Boykins, alla sua prima esperienza di club fuori dagli States.
Arriverà, con famiglia e bagagli, due settimane dopo il raduno, in programma
per lunedì.
Trentadue anni, 60 chili di dinamite, Earl è stato considerato il numero uno
come cambio del play tra i "pro", dal 2002 al 2007, quattro anni a Denver e
uno a Milwaukee (complessivamente a 12 punti di media): lì, in tante
occasioni, è risultato, partendo dalla panchina, miglior attore
protagonista. La fama che lo scorta è che viene usato sì di rincorsa, ma
viene poi preferito dai coach nei momenti caldi. Come nel gennaio 2005,
quando segnò 15 punti in un supplementare vinto dai Nuggets sui Sonics,
battendo un record Nba vecchio di vent'anni, poi
superato da Arenas (16).
Nelle saghe dei piccoletti (a proposito, la prima scelta bianconera fu, in
ordine di tempo, il tascabile avellinese Green), Boykins è quello di
successo, più dello schiacciatore Spudd Webb o di Mugsy Bogues, che
ipnotizzò Drazen Petrovic ai Mondiali '86. La sua
emersione è stata costante e progressiva, fino a guadagnarsi la stima
generale. Dopo il college, Eastern Michigan University, venne il purgatorio
della Cba e 5 squadre nelle prime 5 stagioni Nba: tanta diffidenza,
nonostante discreti numeri. «Se sei basso, la gente ti squadra, ti fa i
complimenti e poi si gira dall'altra parte» amava
ripetere Earl, anche quando le cose presero a girar bene a Denver, città
della sua consacrazione.
In tutto, nella lega più grande del mondo, 10 anni, 520 partite a 9,4 punti
e 3,4 assist in 21', con il 41% dal campo e
soprattutto l'89% dalla lunetta: un'altra
ottima e apprezzata abitudine, anche perché risulta una discreta calamita di
falli. Meno bene nell'ultima stagione a Charlotte, 36
partite (5.1 punti, 2.7 assist) con qualche acciacco che il giocatore e il
suo entourage garantiscono superato. Nuovo per la nostra serie A, a dire il
vero Boykins in Italia ha già combinato qualcosa: nel 1997, con la Nazionale
americana, assieme ad Ansu Sesay, vinse le Universiadi in Sicilia battendo
in semifinale l'Italia del povero Chicco Ravaglia. Non rimane che aspettarlo sul
campo. Talento, tenacia e incredibile velocità lo rendono un'attrazione
già intrigantissima.
EARL THE PEARL
di Stefano Benzoni -
Superbasket - 3/9 settembre 2008
Nei cinque anni da quando ne
ha assunto il timone Claudio Sabatini ha indubitabilmente fatto molto per la
Virtus intesa come società ed ovviamente come squadra. Ma fra i suoi meriti
principali oggi ne va aggiunto un altro: aver convinto il piccolo grande
uomo Earl Boykins a vestire la maglia bianconera, Earl "The Pearl", la
Perla, o "Squirrel", lo Scoiattolo per la sua rapidità, un playmaker tra i
migliori mai arrivati nel nostro campionato e per cui la stazza è
inversamente proporzionale al talento, alla determinazione, alla leadership
ed alle sue qualità tecniche e umane.
è il miglior colpo della
Virtus targata Sabatini, uno squadrone che vuole riscattare la brutta annata
passata ed ha posto tutte le premesse per farlo, iniziando con la conferma
di coach Renato Pasquali. E, a parte il resto, mettendo in cabina di regia
questo giocatore che, se non avesse deciso di attraversare l'Oceano e di
accettare la cospicua offerta del club bolognese /guadagnerà 1.700.000
dollari per un anno), non avrebbe avuto alcuna difficoltà a trovare posto
nella Nba, nonostante l'ultima stagione a Charlotte non sia stata
all'altezza delle precedenti a Golden State, Denver e Milwaukee. Già perché,
nonostante la prima impressione quando lo si ha di fronte sia
indissolubilmente portata a stupirsi per la sua altezza ridotta anche per un
playmaker, Boykins è un giocatore molto forte, che sa passare, tirare,
guidare la squadra, il tutto con talento. Molto. Fin da quando ha iniziato a
giocare a basket, lui così piccolino, ha cominciato la sua immane lotta con
pregiudizi ed enormi difficoltà per emergere e dimostrare che ad alto
livello ci poteva giocare benissimo. Ma bastava vederlo in azione in campo
anche solo pochi minuti per accorgersi che era uno vero, non certo un bluff.
Uno che in campo ha ben pochi difetti visto che fa bene un po' tutto: tira
da fuori anche da tre, va in entrata anche acrobatica, gestisce i ritmi,
passa molto bene la palla grazie all'ottima visione di gioco, difende e
recupera palloni con in più le chicca di una notevolissima precisione dalla
lunetta e di una straordinaria capacità di segnare nei moneti decisivi e
caldi degli incontri, una caratteristica quest'ultima tipica dei massimi
interpreti del gioco. Intendiamoci, la Virtus non ha preso Steve Nash, Jason
Kidd, o l'erede di John Stockton. Ha però acquistato un playmaker molto
forte, solido, spettacolare e vincente, uno che tutte le squadre le
invidieranno. E non è poco. Inoltre Sabatini ed il suo staff tecnico sono
stati anche bravi nel vincere i pregiudizi che molti allenatori e dirigenti
- nonostante ci siano 520 partite in 10 anni di Nba a dimostrare il
contrario e a smentirli - nutrono ancora nei confronti di Boykins,
pregiudizi ovviamente legati all'altezza, al sentito e risentito discorso
legato a quelle guardie alte e prestanti che andranno in post basso e
"allora sopo chissà cosa succede", peculiarità di tutti coloro che di fronte
ad un giocatore partono col piede sbagliato elencando prima i difetti e
spesso quasi dimenticando gli indubbi pregi.
Willie Williams, 1,72. Tutto
nasce da lui. Il Signor Williams, che di mestiere fa il poliziotto a
Cleveland, è il padre di Earl (il cognome è quello della madre, alta 1,56)
ed ha una passionaccia per il basket. Il suo sogno è sempre stato quello di
diventare un giocatore Nba. Il suo passatempo fuori dal lavoro? Andare al
campetto con gli amici e giocare e giocare fino a quando è possibile ed ogni
volta che è possibile. è
piccolo, ma in campo ci sa stare. Il frugoletto che fin da quando è un
bimbetto si porta appresso infilandolo, soprattutto in inverno, nella borsa
degli indumenti sportivi da cui sbucano due vispi e furbi occhietti, è il
figlio Earl che, mentre papà gioca con gli amici, corre con il pallone da
basket tentando di palleggiare. Nel campetto di Cleveland fra Buckeye Street
e la 126 Strada comincia l'avventura cestistica di Boykins che fin dai tre
anni comincia a dare soddisfazioni al papà che sogna per lui il futuro che
non ha potuto avere. L'amore fra Earl e la palla è istantaneo, al punto tale
che anche in casa gioca sempre con il pallone regolare per la disperazione
della mamma che, dopo alcuni disastri domestici provocati dalla sua foga,
glielo sequestra e gli regala una pallina da tennis. Earl non si perde
d'animo e continua a tirare in canestri improvvisati posti sugli armadi e
sulle mensole della casa, ma anche a palleggiare, impresa non facilissima
con una pallina così piccola. Il risultato è che Boykins acquisisce subito
una notevole facilità di ball-handling che perfeziona nei campetti mentre
assiste alle partite di papà. Ma Willie non sta nella pelle nel vedere il
figlioletto che ogni giorno che passa diventa sempre più bravo e infatti
quando ha 12 anni lo butta in campo nelle partitelle a tutto campo cinque
contro cinque che disputa con i suoi amici. Per il piccolo Boykins è come
passare dalle scuole medie all'Università in un attimo. In campo viene
sballottato come un fuscello, è in continua difficoltà, ma queste sfide
contro adulti fisicamente già formati, duri e muscolosi lo formano e gli
insegnano a sfruttare la sua velocità, la sua rapidità; gli insegnano a
resistere ai contatti, ad alzare la parabola di tutti i tiri e di tutte le
entrate, a passare la palla velocemente e prima di avere addosso un
difensore più grosso e potente di lui. In quello stesso playground, Earl fa
la conoscenza con quello ceh fino a quel momento è stato più un giocatore di
football che di basket e per questo vittima delle prese in giro dei
coetanei, quel Ruben Patterson di cui Boykins è anche parente alla lontana
perché uno zio di Ruben ed una zia di Earl hanno avuto una figlia insieme.
Diventano amici, molto amici (lo sono tuttora e ai Milwaukee Bucks sono
anche stati compagni di squadra), anche se frequentano high school e poi
college diversi. Con la scuola degli amici del padre, l'innata rapidità e
velocità, notevoli mezzi atletici, Earl è subito una stella di Central
Catholic High School che guida a grossi risultati nel torneo dello stato con
sfide all'ultimo sangue contro la John Hay di Patterson e la Chamberlain
High di un altro futuro big della Nba, James Posey.
Ma alla fine dell'high school
per Earl cominciano i problemi: tutti i coach teoricamente interessati a lui
si spaventano di fronte al 1,65 e non guardano al talento. La storia del suo
reclutamento da parte di Ben Braun, coach di Eastern Michigan, è curiosa.
Nella primavera del 1994 Gary Waters, all'epoca assistente di Braun, viene
mandato nel North Carolina per assistere ad un torneo dove sono in campo
selezioni dei migliori licei con il compito di osservare e scrutinare Ruben
Patterson. Ad un certo punto Waters assiste ad una scena curiosa: durante il
riscaldamento vede un piccoletto, che lui considera un raccattapalle,
sottrarre il pallone a Pattersone e tirare: "Ma che diavolo sta facendo
quello?", si chiede Waters. In realtà il piccoletto è nientemeno che Boykins
che chiude quella paartita con 46 punti. Waters non crede ai suoi occhi, ma
per stare dalla parte del sicuro il mattino seguente annulla il biglietto
che avrebbe dovuto portarlo a Las Vegas dove era in programma un altro
torneo giovanile: vuole verificare se quello di Boykins è stato un exploit
casuale oppure se rappresenta la regola. Nella seconda partita Earl chiude
con 36 punti. Forse è la regola.
Waters così chiama Braun e,
tacendogli l'altezza del soggetto in questione, gli suggerisce di fare un
salto per dare un'occhiata ad un ragazzo "bravino". Braun arriva, osserva il
riscaldamento, esce subito dall'impianto e chiama Braun: "Ma perché mi hai
chiamato a vedere come gioca un nano?". Il giudizio cambia radicalmente a
fine partita. Altra telefonata a Waters: "Ma perché non mi hai detto che era
così bravo?". Convinto lo staff tecnico, bisognava convincere Boykins che in
cuor suo mirava ad un college più prestigioso. Ma qui entra in scena papà
Willie che convince il figlio che ad Eastern Michigan avrà più spazio
rispetto a quello che potrebbe avere in un'altra squadra. Ad Eastern
Michigan Boykins gioca bene con un crescendo di stagione in stagione fino a
diventare nell'anno da senior il secondo miglior realizzatore del campionato
universitario con 25,7 punti di media. Il mondo del bakst internazionale fa
la conoscenza con il talento, il coraggio, la classe e la determinazione di
Boykins alle Universiadi che si tengono in Sicilia nel settembre 1997. Earl
è il playmaker titolare della formazione a stelle e strisce allenata da Jim
Molinari (ci sono anche Scott Padgett e Brian Skinner). GLi USA vincono
l'oro e Boykins lascia tutti a bocca aperta per quello che mette in mostra.
Marco Crespi, oggi coach di Casale Monferrato ma allora allenatore della
selezione italiana che chiuse quarta, commentò così le prestazioni di
Boykins: "è un computer che
in campo sa sempre cosa fare, dove andare, se passare o tirare, a chi
passare, se tirare da fuori o andare in penetrazione, anche se si vede che è
ancora un bambino e non è sviluppato ancora a livello fisico. Comunque è uno
forte, non certo un fenomeno da baraccone, ma uno che giocherà dieci anni
nella Nba indipendentemente dalla mode e dalle manie del momento": Parole
profetiche.
Chiusi i suoi quattro anni a
Eastern Michigan, con la chicca dei 23 punti segnati nella vittoria contro
Duke nel torneo NCAA, Earl vittima di una certa presunzione, considerandosi
superiore agli altri playmakers presenti nel draft 1998, non si presenta
nemmeno al pre-draft di Chicago ed alla fine non viene scelto da nessuna
squadra della Lega. Earl è furente, ritiene (giustamente, in verità) di non
meritare un torto simile e che tutti abbiano preso in considerazione solo la
sua altezza e non invece le sue notevoli qualità. Così comincia un
andirivieni fra la CBA (Rockford Lighting) e contratti decadali o mensili
con svariate squadre della Lega, fra cui spicca due volte Cleveland, la
squadra della sua città dove è compagno di un certo Shawn Kemp, che
guardacaso ritroverà all'esordio in maglia Virtus contro Montegranaro nella
prima giornata di campionato: "è
da un paio d'anni che non lo vedo - ha detto Earl - non so cosa aspettarmi,
ma di sicuro sarà interessante incontrarlo di nuovo in campo e fuori". La
svolta arriva con i Los Angeles Clippers che gli fanno firmare un biennale
garantito. Ma gli unci due problemi fisici della sua carriera (problema al
ginocchio destro e fascite planatare al piede sinsitro) lo costringono a
saltare troppe partite e così alla fine del secondo anno i Clips lo lasciano
andare. Lui ritiene di meritare un contratto garantito e infatti non accetta
nessuno dei tanti inviti che riceve da molte squadre per andare ai
training-camp: "Mio padre, la persona più importante della mia vita, fin da
quando ero un bambino mi ha sempre detto che dovevo essere sicuro di me e
credere in tutto quello che avrei fatto e così facendo, se il mio
atteggiamento fosse stato quello giusto, avrei potuto raggiungere qualunque
risultato. Non volevo essere il terzo playmaker, volevo essere il secondo ed
avere un contratto garantito, così, in perfetto accordo con la mia compagna
Keyan ho deciso di allenarmi a casa ed essere pronto all'eventuale
chiamata". Così fa. Ma ormai il suo cammino Nba è segnato. E riprende il 26
novembre 2002 quando Garry St. Jean, gm dei Warriors, lo mette sotto
contratto dopo l'infortunio patito da Bob Sura e l'evidente incapacità di
contribuire di Dean Oliver. Boykins prende subito in mano la squadra e gioca
alla grande. Poi però a fine stagione i Warriors lo lasciano libero ma su di
lui piomba Denver che gli fa firmare un quinquennale da quasi 14 milioni.
Quelli con Milwaukee e Charlotte sono gli ultimi episodi di una carriera Nba
che non considera ancora definitivamente chiusa ma sulla quale ha posto non
pochi interrogativi, sia per quello che riguarda lo stile di gioco, sia per
quello che concerne lo stile di vita fuori dal campo.
Alla Virtus Boykins si è
presentato con le parole giuste che hanno fatto breccia nel cuore del patron
Sabatini e dei tifosi. Parole contornate da un sorriso disarmante e da
un'umiltà e da una semplicità di fondo difficili da trovare in un giocatore
con il suo passato, caratteristiche tipiche dei grandi in ogni campo: "Non
sono una stella, sono un buon giocatore che è venuto per aiutare la Virtus a
vincere il sedicesimo scudetto e riportare questo club alla sua tradizione
vincente. Quando ho notato alle pareti della palestra tutte le immagini dei
grandi allenatori e dei giocatori che hanno fatto la storia di questa
squadra m sono detto che il mio obiettivo deve essere quello di avere il
prossimo anno una mia immagine appesa a quelle pareti. Come quella di
Micheal Ray Richardson che ho conosciuto quando eravamo entrambi a Denver e
che mi ha parlato di questo club. So che tutti gli avversari mi vorranno
sfidare, lo so bene, perché io allo stesso modo sfiderò loro. Non ho nessuna
paura, altrimenti non sarei stato dieci anni nella Nba dove nessuno mi ha
mai regalato nulla mentre tutti dicevano che non avrei potuto giocare. Ho
dimostrato il contrario ed ora sono qui per aiutare la Virtus a vincere e
per decidere le partite, la cosa che più amo fare. Perché io sono un
vincente".

Boykins marcato da Marcelino Huertas nel
vittorioso derby d'andata
LA PRESENTAZIONE DI
EARL BOYKINS
di
Matteo Salvi – bolognabasket.it – 28/08/2008
Il pubblico delle
grandissime occasioni, al Cierrebi, per la presentazione di Earl Boykins,
che alla fine deve fare slalom tra i tanti tifosi che vogliono farsi
fotografare con lui, magari dimostrare agli amici di poter essere più alti
di una star NBA, e microfoni che richiedono ulteriori dichiarazioni. Claudio Sabatini, euforico, presenta il
giocatore con il sorriso sulle labbra: “Ringrazio il giocatore per la sua
semplicità, per il modo in cui si sta approcciando a noi: molti campioni NBA
sono arrivati qui con atteggiamento altezzoso, ma lui sembra qui da sempre.
Un grande campione si vede anche fuori dal campo, e sono contento di averlo
portato qui dopo una trattativa che ci ha fatto sudare. Le informazioni che
avevamo avuto concordano con la realtà: lui è una persona gradevolissima, è
un grande campione, e speriamo che faccia parte del gruppo in modo
perfetto”. A questo, aggiunge qualcosa di extrabasket: “Nel mio
ultimo incontro con la stampa c’erano state giornate di contrasto con
la Fortitudo,
e mi dispiace se certe mie dichiarazioni possono essere state fastidiose. Mi
scuso. Poi, avevo detto che la curva dei Forever sarebbe stata
inutilizzabile, ma io cercherò di farla rimanere”.
Prima, però, tutti gli occhi erano per Earl Boykins, che si era presentato
con parole di ottimismo: “Voglio salutare tutti, e ringrazio chi mi ha
portato in questa bella città per giocare a basket, alla società, al
proprietario: è la mia prima volta all’estero, ma c’è stata una grande
accoglienza, e il cibo è fantastico. Non vedo l’ora di iniziare l’avventura,
e sono molto carico”.
Hai una grande carriera NBA. Cosa altro hai da dimostrare? “Sono qui per
aiutare
la Virtus a vincere, e riportare le vittorie in questo glorioso club”.
è l’inizio di una
nuova carriera? “Non ci penso: ho giocato tanto in NBA, ma ora voglio
fare bene qua. E’ una bella sfida, e sono contento di poterla cominciare”.
è un ritorno in
Italia dopo le Universiadi che hai vinto nel 1997. “In effetti quando ho
preso questa decisione ho ricordato quella esperienza, l’entusiasmo dei
tifosi all’epoca, e ciò ha influito nel mio accettare di venire qua”.
Quando hai iniziato a pensare di poter giocare in Europa? “Circa un mese
e mezzo fa, quando insieme ai miei agenti ho preso in considerazione offerte
europee. Abbiamo iniziato a pensare alla Virtus su basi serie, e abbiamo
fatto partire la trattativa”.
Sei sorpreso dai tanti giocatori NBA arrivati in Europa? “No, perché
ormai il basket è uno sport globale, viste le ultime edizioni delle
Olimpiadi: il livello si è uniformato, tanti europei fanno bene in America,
e non c’è nulla di strano, per un americano, passare l’oceano per
raccogliere questo tipo di sfida”
Vedendo la realtà europea, quali sono le caratteristiche che deve avere un
playmaker per fare bene? “Intanto capire il gioco, in Europa come in
America, a qualsiasi livello. Non penso che cambierò molto il mio stile di
gioco: ho le mie caratteristiche, e ad ogni partita darò il 110% per aiutare
la squadra a vincere”
In NBA eri un giocatore che ha costantemente migliorato il proprio livello,
e che sapeva crescere all’interno delle partite. “Avendo questa altezza,
tutti fanno confronti tra la mia taglia e i punti che segno. Ma io non ci ho
mai pensato: sono un vincente, voglio esserlo anche in Europa, perché è
questo che contraddistingue i giocatori. Un vincente viene rispettato, e non
ci sono altri parametri per giudicare un giocatore”.
Puoi fare il regista o la guardia? “Posso giocare in tutti i ruoli in cui
mi chiederanno di giocare”.
Conosci i tuoi compagni? “Lo sto facendo, perché devo imparare da loro:
in ogni allenamento cercherò sempre di più di entrare in sintonia, e capire
tutte le situazioni”.
Esordirai contro Shawn Kemp. “Ci ho giocato insieme a Cleveland, vediamo
se in questi anni è migliorato…”
Il coach pensa che ad ogni partita avrai dalle difese avversarie un
trattamento particolare. “Non fossi in grado di raccogliere le sfide, non
avrei giocato per tanto tempo in NBA. Nessuno mi ha regalato niente, so che
tutti mi vorranno affrontare, ma io sono pronto a mia volta, e non ho mai
paura quando entro in campo”.
In difesa sei capace di nasconderti e poi andare a stoppare… “Non mi
risulta, ma una volta ho stoppato Kobe Bryant”.
Conoscevi la Virtus prima di venire qui, o qualche ex giocatore? “Micheal
Ray Richardson: guardando in TV uno speciale su di lui, ho capito quanto
lui fosse stato importante per questo club. Poi era nella dirigenza di
Denver, e all’epoca mi parlò di questa esperienza italiana”.
Quale è stata la persona più influente nella tua vita? “Mio padre, che mi
ha sempre detto di dare il 100% per avere successo in ogni cosa. Ed aveva
ragione”.
Che tipo di sfida è, per te, venire in Europa? “E’ qualcosa di bello,
perché come tutti i giocatori avere la palla in mano e provare a vincere è
una grande sensazione. Gli ultimi minuti sono quelli più eccitanti, e
ringrazio tutti quelli che mi hanno permesso di venire qui a provarci”.
Infine, una dichiarazione di intenti: “Grazie per le belle parole, grazie
per avermi definito stella anche se non lo sono: sono un buon giocatore, e
vorrei contribuire a vincere qualcosa che avrebbe il numero 16. Ieri a
Bologna, appena entrato nella palestra, ho visto le foto dei campioni del
passato, dei successi di questo club, e il mio obiettivo sarà quello di
avere anche la mia, di foto, su quei muri”.
DUBBI BIANCONERI
di Stefano Brienza - Il Domani -
23/12/2009
Ventinove palle perse a Caserta, dimenticate con la
vittoria ad Ostenda ma che riaffiorano in casa con Teramo; stavolta sono 26,
con Boykins che ne colleziona 17 nelle due sconfitte. È lui ora l'uomo
contro il quale si punta il dito: aveva detto di essere il leader della
squadra e di prendersi tutte le responsabilità, nel bene e nel male. E così
dev'essere, per un giocatore dal suo ingaggio capace di cambiarti la partita
e vincertela, ma anche di gestire pessimamente gli ultimi possessi e
buttarla. Forse troppo alto il minutaggio, forse inadeguato per portare
sempre la palla; così come inadeguati sono parsi Giovannoni e Ford come
coppia di ali titolare, vedendo il 16-4 con cui si è aperta la partita.
Colui che si salva sempre risponde al nome di Keith Langford, l'eroe del
derby e non solo, sempre imbattibile in difesa e puntuale in attacco.
L'altra nota positiva è il definitivamente ritrovato Arnold, miglior
rimbalzista della squadra e autore di 13 punti, dimostrando che quando è in
forma è davvero buono, e che le critiche dei primi tempi erano dovute più
agli infortuni che alla testa. Boniciolli ora trae le somme: se ne vinco
sempre 8 su 10 sarò felicissimo, dice. Giustissimo pensarlo, e ingeneroso
riservargli critiche dopo 2 sconfitte tutto sommato fisiologiche, dopo che
la squadra è stata impegnata in due partite a settimana per un mese intero.
E non è finita qui, dato che a Natale arriva Ferrara. Serve ossigeno quindi,
e c'è stretto bisogno di ritrovare concentrazione e gioco di squadra.
Insomma, il bilancio è ottimo, ma occhio alla classifica: ora ci sono 11
squadre in 4 punti, con le grandi in ripresa e una coppia di sorprese (Montegranaro
e la stessa Teramo) appaiate ai bianconeri al secondo posto.»
Virtus
Bologna: Boykins tagliato!
di E. Carchia - tripladoppia.it -
26/12/2008, 20:51
Incredibile notizia in casa Virtus Bologna: Earl Boykins sarà tagliato. In
un'intervista rilasciata a Sky Sport, è stato il presidente Sabatini a fare
capire che la decisione è ormai presa: 'Il giocatore aveva chiesto quattro
giorni di vacanza, non le abbiamo concesse, ma lui ha deciso di partire
ugualmente per gli Stati Uniti. Un comportamento inaccettabile anche per un
ragazzo del '94, noi abbiamo le idee chiare sul da farsi'. L'escalation
arriva il giorno dopo la vittoria della Fortezza su Ferrara, nella quale
Boykins ha praticamente scioperato, non tirando mai e con un atteggiamento
che ha fatto infuriare pubblico e società, dopo due settimane nelle quali le
sue prestazioni erano finite sotto processo ed erano coincise con due
sconfitte della squadra di Boniciolli. A questo punto Bologna dovrà tornare
sul mercato per trovare un sostituto e si parla già di Melvin Booker.
Sostituire Boykins non sarà
facile
di Walter Fuochi - La Repubblica - 30/12/2008
Il volo a casa sua di Earl Boykins, che doveva operare d'adenoidi
il figlioletto, spezzerà come un banale gesto di insubordinazione sul
lavoro, le ferie negate e prese lo stesso, di forza, dal dipendente, quella
che doveva essere la storia più bella del basket italiano. Eppure, non può
aver solo questa facile, scontata lettura, traducendo ben altro, nell'impetuoso
tumulto degli eventi: e cioè quella voglia cresciuta in Virtus negli ultimi
giorni, o addirittura quella speranza, che il "nano" pigliasse davvero il
volo, che si mettesse da solo fuori gioco, perché nel gioco ci stava ormai
da reuccio sopportato, e non da leader rispettato. Sabatini l'aveva
pagato molto (o troppo) perché la sua idea che servano, a questo sport
languente, poderosi urti mediatici, è forte e quotidiana (e non infondata,
vedi anche partita di Natale). Boykins era il personaggio che gli riempiva
tutto: aveva una carriera Nba lunga e non usurpata, da arraparci i chierici
del basket, e una statura da impiegato dell'anagrafe,
da incuriosirci gli analfabeti. Ma poi, passata l'onda
iniziale, doveva essere pure una polizza sui risultati della Virtus: il
troppo più forte che sbrogliava le matasse complicate per il gruppo. Non lo
è stato, e forse nemmeno esiste chi possa farlo qui, in un campionato
ricolmo di brocchi ma incanaglito dalle diavolerie tattiche che forse sono
proprio la risposta del bisogno all'imperante
modestia.
Boykins non era diventato uno dei tanti, ma ci si stava accostando,
concimando per di più l'impotenza tecnica col
malumore. E già quello bastava a incrinare la luna di miele. Perché, per uno
dei tanti, 3,5 million dollars (lordi) l'anno Claudio
Sabatini non li spenderebbe neanche se facesse, insieme, il play della
Virtus, il gobbo ed Esmeralda, e andasse la mattina presto ad aprirgli la
radio. E perché, insomma, lo "sciopero" bianco di
Earl contro Ferrara, ultimo atto del braccio di ferro in corso per volarsene
a casa, è stata la goccia finale in un vaso pieno, portato all'orlo
da prestazioni gravide di troppi dubbi, più che di bizze, rivolte, o
mancati, o eccessivi sorrisi (ci diranno poi, in Virtus, una volta per
tutte: s'ha da ridere o no?). La tentazione di
disfarsene montava, come in quei gialli in cui marito e moglie, sorridendosi
a tutto spiano, preparano il veleno per topi: i rubinetti aperti da Di Bella
nel finale di Caserta (oggi, non a caso, rievocato nei duri atti dell'accusa
sostenuta da Boniciolli) furono un acme plateale e, probabilmente, uno
spartiacque valicato. La scoperta che il nano non facesse miracoli, più che
la sua diffidenza nella chirurgia otorinolaringoiatrica della città sede
dell'Alma Mater, spingono un divorzio ormai
irreparabile, in cui sarà bene pure prepararsi alle coltellate per gli
alimenti. Poi, già si profila, col solito daltonismo manicheo, la dannazione
della memoria affidata ai giudizi a senso unico: il fenomeno perdeva troppi
palloni, andava protetto in difesa perché chiunque ne abusava, faceva filare
se stesso più che la palla, e in fondo, anche nelle giornate da eroe, come a
Roma, era stato baciato dal caso dopo una fila immonda di vaccate. Tira aria
insomma che la Virtus senta di poterne trovare cento, a far le veci del
nano, ma intanto i quasi 20 punti a partita, i gol decisivi nei finali, i 5
minuti che spaccarono il derby, simili a tanti altri incuneati nel cuore di
partite in cui, sia pur per poco, l'omino si issava a
piani irraggiungibili per gli altri, saranno da rimpiazzare. Aggiungendo
pure, infine, che la casa bianconera sarà anche l'arca
del sorriso (quando si vince?), ma un tecnico e due giocatori da quintetto
segati in tre mesi dicono che più somiglia a quei castelli medievali dove l'ospite
cammina osannato e felice, in attesa che, sotto il tappeto, si spalanchi il
trabocchetto pronto a inghiottirlo.
MUCH ADO ABOUT NOTHING
di tromba - all-around.net - 03/01/2009
Boykins reintegrato e presente a Siena per l'opening game del basket day.
Facciamo prima una breve cronistoria della vicenda per chiarire le diverse
fasi della telenovela:
Fine novembre: la Virtus nega al giocatore il permesso di recarsi
negli Stati Uniti durante la sosta del campionato.
24 dicembre: Boykins non consegna alla società
il proprio passaporto per il rilascio del visto in vista della trasferta a
Samara in Eurochallenge.
25 dicembre: il giocatore attua una forma di sciopero bianco durante
la partita natalizia contro Ferrara e durante l'intervallo c'è un vivace
scambio di idee tra società, allenatore e giocatore. A fine partita, in
conferenza stampa, coach Boniciolli e il patròn Sabatini si esprimono con
termini molto duri nei confronti del n° 11 bianconero, ventilando
addirittura il taglio del giocatore stesso.
26 dicembre: Boykins parte per Cleveland, senza permesso, per poter
accompagnare il figlio, insieme alla moglie, ad una visita specialistica per
un problema di adenoidi comunicando che il 30/12 sarebbe stato di ritorno,
mentre Sabatini ai microfoni di Sky parla espressamente di probabile taglio
del giocatore.
27 dicembre: Boniciolli non lesina critiche al giocatore e ne parla
come un "uomo ricco", mentre il nome del "solito" Melvin Booker viene
affiancato a quello della Virtus.
28 dicembre: la Virtus inizia la preparazione della trasferta di
Siena con lo staff tecnico che parla espressamente di esclusione di Boykins
e di ipotesi Moraschini.
29 dicembre: si attende il ritorno del giocatore che ha dichiarato di
essere pronto ad allenarsi per Siena.
30 dicembre: Boykins arriva e rivuole il suo posto, la Virtus invece
non lo fa allenare e chiede garanzie tese a scongiurare nuove "fughe".
31 dicembre: Boykins ancora fuori squadra ed escluso dalla trasferta
di Siena.
01 gennaio: si susseguono incontri fra società, coach e giocatore con
i toni che si smorzano e Boniciolli che parla di errore più formale che
sostanziale.
02 gennaio: Boykins parla con la squadra, viene perdonato e
reintegrato in squadra con il permesso di poter ripartire in caso di
operazione di adenoidi del figlio, comunicando via etere ai tifosi la
risoluzione del caso chiedendo scusa a tutti.
Tutto è bene ciò che finisce direbbe Nick Carter, ma ancora una volta in
Virtus sembra vigere l'impossibilità di essere normali. Un caso come mille
altri viene gestito al limite della schizofrenia, con diktat,
annunci di tagli, reintegri e colpi di scena
degni di una puntata di "24" piuttosto che della gestione di una società
professionistica. Non si sa ancora se l'apparente intransigenza societaria
fosse ispirata da una reale esigenza di correttezza o da una delusione
relativa al rendimento in campo del giocatore, però non dovrebbe essere
questo il modo di esporsi. Si dice che le grandi squadre, le grandi società,
lavano i panni sporchi in famiglia, ma questo per la Virtus pare non possa
succedere, forse perché la Virtus non può essere
ancora una grande società? E dire che Sabatini ha avuto casi scabrosi in
casa, ma quando a gestirli era un professionista del settore,
come Faraoni, questi passavano sotto silenzio e si risolvevano senza
i riflettori di tutta l'Italia cestistica puntati addosso, mentre quando il
pallino in mano l'ha avuto il patròn bianconero, come ad esempio lo scorso
anno prima della trasferta canturina, la prima pagina dei giornali è sempre
arrivata. Sarà un caso?
Tornando ai fatti concreti, probabilmente l'idea di tagliare Boykins è
balenata nella mente della dirigenza de La Fortezza, ma anche considerando
gli aspetti negativi del suo gioco, un giocatore che ha più di 16 punti di
media a partita con oltre 3 assist, considerando anche il match contro
Ferrara, non è che cresca sotto i cavoli o te lo porti la befana nella
calza, magari prima della partita coi Tartu Rock. Il giocatore, in tutta la
sua carriera, si è sempre dimostrato un serio professionista, non avvezzo
alle bizze delle prime donne, prima di questo caso era benvoluto dal resto
della squadra e, se tutto dovesse andare nel migliore dei modi, questi
chiarimenti potrebbero anche portare un beneficio al prosieguo
della stagione.

Chiedo scusa, fatemi giocare
di Walter Fuochi - La Repubblica - 04/01/2009
Si è messo alla gogna
radiofonica in diretta, mentre le agenzie battevano le sue scuse
all'universo mondo, Earl Boykins ha scontato ieri un altro pezzo della sua
colpa. Renderla più pubblica di così non si poteva e anche diffonderla
sull'emittente padronale, la Futur Station di Claudio Sabatini, ha aggiunto
altro senso al pasticciaccio. Adesso può rientrare in campo: lo farà a
Siena, domani a mezzogiorno, molto prima di quando, da peccatore confesso,
gli fosse stato minacciato. «E' stato un episodio sfortunato - ha detto
della sua fuga in America -, un incidente di percorso dovuto ad un errore di
comunicazione di cui mi assumo le responsabilità. E per il quale chiedo
scusa». Ultimo atto. Per adesso. Earl ha risposto a tutti, ieri pomeriggio.
Cortese, spiegando poco o nulla, dando voce a un copione verosimilmente già
concordato. Dice dunque, l'omino nero, di aver letto gli strali a lui
rivolti da internet: non proprio tutto, probabilmente. Il suo datore di
lavoro ha strillato di volerlo buttar fuori di casa con gli scatoloni (dura,
il padrone dell'appartamento adora quell'inquilino modello), di gettare la
chiave dell'auto, di citarlo per danni. E il suo allenatore ha aggiunto che
nel gruppo conta come Moraschini, che è soggiogato dalla moglie, che in
campo già tanti l'han fatto nero e che è ancora qui solo perché il mercato
non spreme di meglio. Cos'altro avrebbero dovuto dirgli, in coppia, senza
trascendere nel volgare? «So che non c'era nulla di personale, hanno fatto
dichiarazioni indirizzate dal mio errore e dal rendimento in campo. Li ho
capiti». E' lui, addirittura, che perdona. Chapeau. E tutto vien ricomposto.
Resta pur sempre un padre che vede il figlio andar sotto i ferri a 8 anni («stabene»,
dice), e allora, guardando i giornalisti che gli chiedono dei problemi che
ha causato, si sarà anche chiesto che razza di gente siamo noi. Ma sì, è
stato proprio giusto far operare Junior in America. E in dote è già arrivato
pure il prossimo permesso: dal 5 all'8, per assisterlo. Concesso dalla
società, stavolta. Si chiederà ancora, Boykins, cosa gli è costato tutto lo
sconquasso, multa a parte: il 2% del percepito, bruscolini per lui. «Sono
andato in America per la situazione di mio figlio. Poi siamo tutti umani e
facciamo errori». A chi gli chiede: da adesso righerai dritto, lui non
risponde. E gli altri cui il permesso è stato negato, che penseranno, ora?
«Ho parlato coi compagni e mi sono scusato. Se ho perso la mia leadership?
Per quella conta cosa fai sul campo, a loro non
interessa cosa accade fuori, ma come puoi aiutare la squadra a vincere». Su
quel conto ci sarebbero almeno tre partitacce di fila: Caserta, Teramo e
Ferrara. Per Sabatini, «4 punti persi dalla Virtus e non fatti dalle
avversarie». «Contro Caserta e Teramo il problema sono stati i fischi di
passi e palleggio accompagnato: almeno 12-13 sulle 17 palle perse». Insomma,
nessun problema, neanche difensivo. «Gli avversari non c'entrano. Devo
imparare ad evitare i 'passi'». Insomma, io sono Earl Boykins, se non
l'avete capito. «E vi dico che si contano le partite. Vinte e perse. Non le
mie cifre. Nessuno è soddisfatto dalle due sconfitte nelle ultime tre gare».
Tutto ha, meno che la faccia del pentito. O di quello che non lo farà più,
come gli ha chiesto Boniciolli. «Dovesse ricapitare una situazione simile,
prima parlerò col club». Quindi, non l'esclude. «Il coach? Se l'ho messo in
una situazione complessa me ne scuso. Ma è esperto e intelligente, per
affrontare e gestire situazioni di difficoltà». Dice addirittura che,
sondato dai Lakers, la sua idea è sempre stata «tornare a Bologna».
Perfetto. Pure se da qui gli pioveva addosso di tutto. «Ho letto su
internet». Ma non s'è scomposto. Il ventaglio spazia dall'impeccabile
professionista (ma se n'è andato senza permesso) al furbo di prima fila.
«Voi qui non avete la mezza misura. Se vinci sei un eroe. Se perdi sei
horrible». "Un pirla" direbbe Mourinho. In una vicenda in cui alla fine il
pirla non è stato certo lui. Che domani va pure in panchina, a Siena. «Se
giocherò? Sono pronto per farlo, ma deciderà il coach. Altrimenti guarderò i
compagni». A naso, come possa esser pronto uno che degli ultimi otto giorni
ne ha passato uno in palestra resta complesso. E intanto gli altri si
sbattevano qui, a Trieste, in sala video. Certo, aver in panca Boykins,
sotto di chissà quanto, e non usarlo, sarà una bella sfida per Boniciolli,
che con la Virtus vuol provare a vincere lo scudetto. Sotto di 5 nel terzo
quarto, lo metterà? O lo farà sul -30 a 5' dalla fine? «Il bello dello sport
è che tutti possono avere un'opinione. Su Siena non ci sono opinioni, non
hanno mai perso». Alla fine neanche lui, e dire che ci avevano quasi
convinto del contrario. Poi, di convinzioni ne abbiamo pure un'altra: un
Boykins è meglio averlo che perderlo, siamo seri.
Boykins: «Rieccomi, ora voglio vincere»
di Luca Aquino -
Corriere di Bologna - 11/02/2009
Earl Boykins nella Nba era conosciuto con il soprannome «The Closer» per la
sua capacità di chiudere le partite nel quarto periodo. La stessa cosa che
ha fatto a Udine con i 25 punti negli ultimi dieci minuti, a memoria d'uomo
un'impresa da record. La Virtus ha avuto tanti giocatori decisivi, a partire
da Sasha Danilovic, ma un simile filotto di punti non l'aveva mai realizzato
nessuno. Ora il piccolo play dimostrato perché è il giocatore più pagato del
campionato. Boykins, aveva mai fatto qualcosa di simile in precedenza? «Una
volta ne segnai 20, sempre nell'ultimo quarto (ma di 12 minuti, ndr), quando
giocavo con i Golden State Warriors, nel 2002-03, contro Minnesota. In
un'altra occasione ne misi 15 in un supplementare (e fu a lungo un record
nella Nba, ndr)». Quale molla è scattata negli ultimi dieci minuti a Udine?
«Niente di particolare, mi sono messo in ritmo subito anche grazie al gioco
molto veloce. La cosa più importante, al di là dei miei numeri, è però la
vittoria della squadra. In trasferta avevamo fatto molta fatica negli ultimi
mesi, questa era una partita da vincere a tutti i costi e averlo fatto ci dà
un nuovo slancio». Cos'ha pensato a inizio terzo quarto quando, dopo un paio
di errori difensivi, è stato richiamato in panchina e ci è rimasto fino
all'inizio dell'ultimo periodo? «Nulla in particolare, quando sei in
panchina devi solo mantenere la concentrazione per non perdere il feeling
con la partita. Dopotutto sono uscito dalla panchina per 10 anni nella Nba,
per me non è una novità e non mi crea alcun problema». Nella partita contro
Oldenburg, in Eurochallenge, ha sbagliato un tiro libero cruciale nel
finale. Quanto le ha fatto male? «Ci ho pensato tantissimo, ma lo faccio
spesso quando sbaglio dei liberi soprattutto nel finale di una partita. Ho
cercato di concentrarmi fin dal primo quarto a Udine e alla fine il 14/14
dalla lunetta dimostra che ho fatto un buon lavoro». Prima di Udine, dove ha
subito 10 falli andando in lunetta 14 volte, è sembrato molto frustrato
dalle decisioni arbitrali che tollerano molto i contatti su di lei. Si sente
poco tutelato? «Io devo solo pensare a giocare, non posso anche pensare ad
arbitrare. Se loro ritengono che io non subisca fallo è giusto che non
fìschino. Nulla da dire sugli arbitri». Dai fatti di Natale in avanti è
stato piuttosto sotto pressione. Con coach Boniciolli, dopo Biella, sembrava
si fosse arrivati a un punto di rottura... «Non mi sono sentito sotto
pressione, quando si perde sono il primo a non essere contento delle mie
prestazioni». Boniciolli, però, sembrava che l'avesse scaricata. «Il nostro
rapporto è molto solido, non c'è nessun problema fra noi. È vero, c'è stato
un periodo anormale, sono accadute delle cose. Ma credo che tutto quello che
è successo nelle ultime settimane abbia solo compattato ulteriormente la
squadra e fortificato il gruppo. Abbiamo fatto reset, ci siamo riconcentrati
e siamo ripartiti. Ora sono di nuovo qui e sono pronto a vincere le
partite». La vittoria contro Milano e quella di Udine vi rilanciano nella
parte alta della classifica. Cosa serve per un ulteriore salto di qualità?
«È solo una questione di continuità. A inizio stagione eravamo una squadra
totalmente rinnovata, serve tempo per trovare tutti gli automatismi e di
certo stiamo gradualmente migliorando. Sono fiducioso per il resto della
stagione, non conta come si comincia il campionato ma come lo si finisce,
quello che si fa ad aprile-maggio-giugno». Cosa ne pensa dell'innesto di
Reyshawn Terry? «Una grande addizione per il nostro roster, un giocatore che
ci dà grande energia ed atletismo, può giocare più di una posizione ed è
ancora giovane».
Il
sogno di Boykins si chiama Virtus
di Claudio Limardi - Il Corriere dello
Sport/Stadio - 06/03/2009
La novità è che adesso Earl Boykins vuole rimanere anche l'anno prossimo. Il
periodo di grande forma, l'entusiasmo suscitato dalle ultime partite
l'avrebbero convinto - l'ha raccontato coach Matteo Boniciolli riferendo di
una conversazione avuta durante il rientro da Oldenburg - a prolungare la
sua carriera bolognese. Al punto che, se questo non fosse possibile,
preferirebbe un'altra destinazione europea al rientro in America. Lo stile
di gioco di queste parti, basato sull'esecuzione dei fondamentali, la
manovra collettiva, lo ritiene più adatto alle sue caratteristiche di quanto
lo sia quello molto atletico in voga nella Nba. La svolta-Boykins è
promettente per il finale di stagione bianco-nero: Boykins, motivato,
leggero com'è di questi tempi, è un giocatore che può fare facilmente la
differenza e pilotare la Virtus in finale scudetto, vero e realistico
obiettivo stagionale. Ma in prospettiva futura?
PERCHé Sì
- Boykins è un giocatore serio, atleticamente a posto, che al suo secondo
anno non avrebbe problemi di inserimento o adattamento. La Virtus sa che la
posizione di playmaker non è quella su cui sia opportuno risparmiare: quando
l'ha fatto, con Will Conroy, ha pagato a caro prezzo in termini di risultati
e ha dovuto richiamare Travis Best. Boykins sarebbe una certezza oltre che
un giocatore ormai apprezzato da società, compagni e sicuramente dai tifosi.
PERCHé NO - Boykins
costa tantissimo. Il suo ingaggio, sull'entità del quale anno speculato
molto anche i suoi agenti, dovrebbe valere circa 1.7 milioni di dollari
netti. è il
giocatore più pagato della serie A e tutti sanno che spendendo la metà si
può comunque prendere un playmaker americano di altissimo livello.
è solo un po' più
rischioso. Proprio Boniciolli ad Avellino ha avuto da Marques Green un
rendimento non inferiore a quello attuale di Boykins a un ottavo, forse
meno, di quello che guadagna Earl. Poi dall'anno prossimo saranno consentiti
solo tre americani per squadra. Oggi la Virtus ne ha quattro, tre dei quali
futuribili, giovani, promettenti e con qualche vincolo futuro. Quindi per
tenere Boykins bisognerà rinunciare realisticamente a Reyshawn Terry.
PERCHé Sì
- II playmaker di Cleveland dovrebbe rinunciare ad una fetta del suo
salario. In piena crisi economica mondiale si sono ridotte le opportunità di
ingaggi stratosferici che hanno dopato il mercato la scorsa estate. Se
consigliato bene, come dice Boniciolli, preferirà rinunciare a qualcosa con
la certezza di non andare incontro a cattive sorprese piuttosto che fare la
fine dei vari Hollis Price, Jannero Pargo e Scoonie Penn, attratti dai
contratti dell'Europa dell'est e poi rimasti beffati dalle circostanze e
costretti a scappare.
PERCHé NO - Per
quanto accetti di ridursi i compensi, Boykins è un giocatore abituato a
guadagnare molto e comporterà comunque un sacrificio economico notevole per
il club di Claudio Sabatini. Diffìcile, partendo da cifre così alte, trovare
un punto d'incontro. E su Boykins, la Virtus non ha alcun diritto concreto,
non ha opzioni da far valere, non ha nulla. Quindi la conquista dell'Eurolega,
con una licenza permanente, è probabilmente la condizione indispensabile per
sedersi attorno ad un tavolo.
IN CONCLUSIONE - Tutto ha un prezzo e nello sport ce l'hanno anche i
sentimenti. Il finale di stagione, soprattutto i playoff, e il rendimento di
Boykins nelle partite cruciali, influenzeranno in modo pesante il giudizio
sull'ingaggio dello scoiattolo di Cleveland. La conquista dell'Eurolega, una
finale scudetto, potrebbero essere fattori determinanti anche per un
proprietario giustamente calcolatore come Sabatini. C'è un altro fattore da
non sottovalutare: per tenere tutti e tre i saltatori americani (Ford,
Langford e Terry) la Virtus con le nuove regole dovrebbe andare a prendere
un regista europeo. E quelli buoni non costano poco. Alla fine ad un
americano dovrà rinunciare comunque e il playmaker americano dovrà prenderlo
a prescindere. A quel punto esplorare fino in fondo la disponibilità al
sacrificio finanziario di Boykins non sarebbe certo sbagliato. In ottica
programmatoria, un altro anno di Boykins per poi lanciare Petteri Koponen,
potrebbe avere un senso, soprattutto se all'impegno di campionato dovesse
aggiungersi quello di Eurolega.
Ma il tecnico non rinuncerà alla carta Earl
di Claudio Limardi - Corriere
dello Sport/Stadio - 24/05/2009
Nelle poche ore che separano la Virtus da gara
4, ultima chance di restare in vita e tornare al Palaverde mercoledì per
gara 5, Matteo Boniciolli dovrà prendere una decisione importante:appellarsi
all'orgoglio di Earl Boykins o battezzarlo psicologicamente perso?
Il suo patron, Claudio Sabatini, non ha dubbi. «Se
non lo fa giocare o non lo mette in quintetto ha tutta la mia comprensione.
Senza di lui, giochiamo meglio, lo dicono le statistiche. La reazione della
squadra mi ha soddisfatto, è una questione di un giocatore. Se lui resta
seduto al massimo andiamo pari. Siamo stati carini e garbati con lui per
tutto l'anno ma ora è troppo. Bravo ragazzo, ma siamo delusi», esplode il
proprietario della Virtus. «Ringrazio Sabatini, ma il mio lavoro è sfruttare
le risorse di questa squadra incluso Boykins. Abbiamo fatto 99 e ora faremo
100, non mi metto a stravolgere la squadra prima di gara 4. Questa Virtus è
costruita attorno a Boykins, dipende da Boykins e quando Boykins gioca bene
come due giorni fa vinciamo. Quando muore la nonna o gioca male, perdiamo.
è la storia di
questa stagione. Ma con Boykins abbiamo vinto gara 2, vinceremo gara 4 e
torneremo qui per la quinta».
Ma
quei processi per direttissima non servono a nessuno
di Walter Fuochi - La
Repubblica - 25/05/2009
Earl Boykins ha giocato
una pessima gara 3 a Treviso, dopo una gara 1 in chiaroscuro e, in casa,
un'ispirata gara 2 a Casalecchio .Va e viene come tanti, o forse
tutti, nei play-off.
Non va o
viene abbastanza per quanto è stato pagato, o quanto ci s'aspettava
da lui, d'accordo, ma questi conti sarebbe meglio farli alla fine,
consegnandogli un ormai scontato foglio di via, e pure lì con toni più
bassi. Quelli che invece alla Virtus non usano, soprattutto in corso
d'opera: e detto che, in qualsiasi società, uno che parla forte è duro da
marcare, se diventano due addirittura stravincono. Sabatini è una costante,
ormai pluriennale, di questi show irruenti e
gratuiti, dispensati a botta calda al fascino evidentemente insostenibile di
microfoni e taccuini. Boniciolli è un estremista della parola
che spesso dilata per spettacolarità verbale e
acrobazia dialettica, di fatto però fracassando concetti ed equilibri
delicati. Di solito, lo sport azzera e anche stasera si dovrebbe ripartire
senza ammaccature: o non vedendole, che è cosa diversa che esser certi che
non ci siano. La squadra è discretamente a pezzi, serve che remino tutti,
per il poco o il tanto che possono. Il lusso di tirare lo sciacquone in
questa Virtus non è concesso. Boykins era stato
orrido fino a pochi minuti prima le filippiche del PalaVerde (dove il patron
ha tolto il coperchio e il coach sistemato poi la risaputa sfilza dei conti
pregressi), ma potrà (o dovrà) essere il leader di una Virtus che stasera
avesse ancor voglia di inseguire qualcosa. C'è lui ai comandi, o va lui o
non va nessuno, almeno finché Koponen non dimostrerà che, di sola giovanile
freschezza, potrebbe un bel dì sfrecciare fra
i protagonisti bolliti
che questa serie potrebbe sfinire: dopodiché, qualche domanda a chi ci
ha smazzata mezzo milione per far battutine sui panini da mangiare in
Fortitudo andrà pur fatta. Tutto questo, però, finito il campionato, visto
che, finché si gioca, quelli che hai te li tieni, li
sopporti, ci convivi, e fai pure finta di volergli bene. Come farà stasera,
laicamente, Boniciolli, cercando di cavar sangue da
tutte le sue rape, nano compreso, e ignorando una
scomunica infelice perfino nella sua formulazione,
perché il permesso di lasciar fuori Boykins nemmeno
esisterebbe, in una squadra normale, dove qualsiasi allenatore decide, per
banale incombenza di compiti, chi gioca e chi guarda, senza ricevere deleghe
padronali. E pure qui, non ci si smuove dal solito punto: ad azzeccarne una
sì e una
no, quando va bene, non c'è mica solo Earl
Boykins, alla Virtus.
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