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Davide Bonora
nato a: Bologna (BO)
il: 05/02/73
altezza: 185
ruolo: playmaker
numero di maglia: 6
Stagioni alla Virtus: 1989/90 -
1990/91 - 1999/00 -
2000/01 - 2001/02
statistiche individuali
palmares individuale in Virtus: 1 scudetto, 2 Coppe Italia, 1 Euroleague
biografia su
wikipedia
DAVIDE BONORA
"Il chi è chi" 96/97, redazione Superbasket
Con quella faccia da ragazzino può rifilare clamorose fregature: perché uno
non lo prende sul serio, poi scopre che Davide sa giocare e interpreta
benissimo il ruolo del playmaker, tirando pure pochino ...
Nelle fasi decisive delle partite non si sottrae alla pugna: suoi i tiri
liberi decisivi in gara5 della finale scudetto, sua l'entrata decisiva nel
primo match contro la Jugoslavia agli Europei ...
Buon palleggio, buon passaggio, discreta difesa, maggiore consistenza fisica
dopo la cura-Vermeil ...
Deve migliorare le scelte in campo aperto ...
Atteso in Eurolega, rimpianto a Bologna, che lasciò malvolentieri anni fa
quando la Virtus lo cedette a Verona nell'affare Abbio-Morandotti ...
INTERVISTA A DAVIDE BONORA
di Alessandro Gallo
Difficile affrontare l'argomento
stracittadina. Difficile affrontarlo se,
un sabato sera, con una
temperatura gelida, si è seduti
nella tribuna del Dall'Ara, con lo
sguardo fisso su quel pallone che gira con troppa insistenza davanti
alla porta difesa da Toldo. Davide Bonora, che ha uno
zigomo annerito -
gomitata fortuita nell'amichevole con il Gira di mercoledì
scorso - è soddisfatto perché ha potuto chiarirsi anche con Tanjevic.
"Pandoro" non è andato in nazionale
perché la tendinopatia che lo affligge
da qualche tempo non gli
permetteva di sostenere due allenamenti (e quelli di Boscia sono
particolarmente duri) al giorno. E
poi, a Ozzano, l'azzurro è rimasto in
campo per 38 minuti, ma si trattava di un'amichevole (più leggera di
un allenamento) e per di più a scopo benefico.
Così...
Davide Bonora: se le chiediamo di scegliere tra Bologna
e Fiorentina?
«Non
chiedetemelo, è meglio».
Simpatie viola,
giusto?
«Diciamo che sono un
grande appassionato del Fantacalcio».
E
allora?
«In
attacco ho Batistuta e Ventola. E Bati gioca sempre, Ventola,
invece...».
Più importante il derby dell'
Appennino o la stracittadina della
Città dei Canestri?
«Non scherziamo, per favore».
Perché?
«Sapete quando hanno cominciato a parlarmi di questa partita?
Beh, molto tempo prima
che firmassi. Si parlava di un
mio probabile arrivo a
Bologna e già mi spiegavano i segreti
e gli aspetti più curiosi di questo
confronto».
Che lei, però, ha già giocato.
«Sì, ma erano altri tempi. E soprattutto
ero ancora nel settore
giovanile della Virtus.
Un derby vero, quello della prima squadra, non l'ho mai giocato».
Impressioni?
«Magari potrò essere più preciso domenica prossima, dopo
aver giocato questa partita.
Intanto
posso aggiungere che ci
saranno mille emozioni e altrettante pressioni. Di questa
partita se ne parla tutto l'anno.
Me ne parlavano sempre anche
quando ero a Verona e poi a
Treviso. Ma l'eco di quel
confronto era sicuramente più ovattato».
E ora?
«Lo aspetto come tutti
gli altri. Come tutta Bologna che attende
questo confronto per capire chi,
tra noi e loro, sarà primo in
classifica». La stracittadina numero 82 -
sarà ripresa dalle telecamere della Rai che riproporranno,
su Rai Tre, tutto il secondo
tempo - potrebbe dar vita a una
nuova fuga della Fortitudo, che in precedenza ha già
avuto quattro lunghezze di
vantaggio nei confronti della
Kinder, oppure consentire alla Virtus di raggiungere la Fortitudo. In questo campionato è
successo solo una volta, dopo la
prima giornata, perché alla seconda la Virtus
è caduta a Reggio Calabria contro la Viola.

Il ritorno: Davide Bonora
"Imola - Londra in 129 giorni"
Davide Bonora è tornato finalmente in campo
dopo 129 giorni di assenza. Si era infatti infortunato il 30 settembre 2001
a Faenza, nel finale del derby tra Filattice Imola e Kinder. Dopo una prima
prognosi abbastanza tranquillizzante, i successivi esami costrinsero
lo staff medico virtussino a prendere la strada dell'intervento chirurgico
alla caviglia. Ora, finalmente, l'ennesimo calvario di "Pandoro" è finito.
Bonora: «Me
la gioco fino alla fine»
di
Alessandro Gallo - Il Resto del Carlino
Si
può rompere (un ginocchio), ma non si piega (alle avversità). Non molla,
Davide, non molla perché vuol giocarsi fino in fondo la possibilità di
restare bianconero. è
cresciuto alla Virtus, Bonora, ma per un motivo (prima l'esilio a Verona e
il trasferimento a Treviso) o per l'altro (il terribile infortunio dello
scorso 12 dicembre) non è mai riuscito a ritagliarsi quello spazio che
avrebbe meritato.
Bonora che effetto le ha fatto rientrare dopo
nove mesi?
«Io e il Dottor Lelli
ogni tanto ci guardiamo nelle palle degli occhi e facciamo gesti
scaramantici, potete capire il motivo... Sono molto contento: mi manca
ancora il ritmo e la capacità di leggere le situazioni di gioco con una
frazione d'anticipo. Ma sono veramente soddisfatto».
L'altra
sera è finito per terra sullo stesso parquet dopo quel terribile infortunio:
ha avuto paura?
«No. E questo dà
l'idea di quello che sto provando in questo momento. In più occasioni ho
cercato anche il contatto fisico con gli avversari. Il professore, Enzo Grandi, me l'ha ripetuto spesso durante la
rieducazione. Leggeva nei miei occhi questa sicurezza. E non essendo per
natura un incosciente significa una sola cosa:mi sento a mio agio. IL
ginocchio risponde alle sollecitazioni».
Ma il suo futuro sarà
ancora bianconero?
«La situazione è
chiara: con la società abbiamo imboccato questa strada. A loro interessava
una preparazione adeguata, io volevo lavorare con un preparatore come
Cuzzolin e con un tecnico come Messina. Altri discorsi si faranno più
avanti. Ma se mi dicono che c'è una possibilità se cento non ho dubbi: resto
qua e me la gioco».
Non la spaventa l'idea
di essere uno dei dodici e finire in tribuna?
«In questo momento
non mi spaventa nulla. Voglio capire se sono un giocatore di un certo tipo e
per questo non voglio svendermi al primo offerente. Preferisco restare qua».
Dediche da fare?
«Tante. La prima alla
mia famiglia, che mi è stata vicina e ha sofferto. L'altra sera, per
esempio, i miei non sapevano se venire: mia madre è un po' ansiosa, come
tutte le mamme. Dal punto di vista tecnico devo dire grazie a Lelli, che mi
ha operato a Grandi e Cuzzolin, che mi hanno
seguito».
Domani è in programma
la trasferta a Faenza. Ci sarà un tipo tosto come Fazzi.
«Bel
test. In amichevole ho retto cn Busca, che gioca di fisico. L'altra sera ho
tenuto botta, fino a quando le gambe hanno girato, cone due ragazzi
interessanti. Adesso c'è Fazzi, reduce da un gran campionato. Uno tosto,
tonico.. Un bell'esame. Per me è interessante continuare perché se voglio
giocarmela devo crescere nelle difficoltà».
Si è parlato spesso
negli ultimi mesi della Kinder di Madrigali
dando per scontato che non ci fosse spazio per lei. Una situazione che l'ha
ferita?
«In alcune occasioni
apri il giornale e ci resti male. Altre volti ti arrabbi proprio.
è successo anche a me.
Ma ho sempre pensato che un giorno avrei potuto parlare io.
Non ho ancora fatto nulla di speciale: ora sono in una situazione in cui mi
viene perdonato tutto, ogni errore. So che non andrà sempre così. Questa è
la mia sfida: so che se riuscirò a vincerla potrò parlare.
È
una sfida importante: voglio vincerla. Ma adesso pensiamo solo a Imola».

«Bravo Davide, un vero leader per la
Virtus»
Pacche sulle spalle e tanti complimenti a Davide Bonora,
tornato al volante della squadra in un momento
difficile e importante e capace di guidare la Kinder fino alla vittoria su
un parquet difficile come quello di Istanbul. Negli spogliatoi di Istanbul
comincia Roberto Brunamonti che non parla solo da dirigente bianconero ma
anche da ex
compagno di reparto di Davide: « È
stato fantastico vedere Bonora tornato a
questi livelli. Sono felice per lui anche perché sono sicuro che
questa prova gli darà il morale giusto da qui alla fine della stagione»
Prosegue nei complimenti un soddisfattissimo Messina:
«Siamo partiti molto bene,
- dice il coach
virtussino -
poi abbiamo capito che
Abbio non poteva
farcela, dopo la brutta botta subita martedì a una coscia e se abbiamo
passato indenni questo esame molti dei meriti li ha Davide».
«è importante che Bonora si sia
sbloccato in questa
occasione dopo la lunga
convalescenza e alcune partite passate dietro le quinte», prosegue Messina.
«Bravo lui e bravissimi tutti i lunghi,
non solo Smodis che ci ha permesso con i suoi tiri pesanti di raddrizzare la
partita. Questa è una vittoria
molto importante perché con un calendario così corto ogni partita
diventa uno spareggio e vincere in trasferta vale il doppio».
DAVIDE BONORA
di Daniele Labanti
Un esempio di profeta in patria, alla faccia
degli insegnamenti della storia, gioca nella Kinder, con la maglia numero
otto. Da Bologna era partito, giovanissimo, alla ricerca di fortuna (cestistica)
in Veneto, dove ha collezionato solo vittorie prima con la maglia di
Verona poi a Treviso. La Virtus
lo ha ripreso, l'anno scorso, per metterlo alla guida dei bianconeri, di cui
per tanti anni è stato leader nei settori giovanili. Proprio quando sembrava
avere coronato il suo sogno, ecco il dramma: un grave infortunio al
ginocchio sembra chiudere la sua carriera sul più bello. Lui, però, non
molla, vuole fortissimamente indossare la casacca con la V nera e vincere
nella sua città: i medici, increduli, assistono al suo recupero e i tifosi,
finalmente, possono ora vederlo felice e campione.
Davide, sei riuscito nell'impresa di vincere tutto da bolognese con la
maglia della tua
squadra
del cuore,
la
Virtus.
Emozioni?
"Stupendo.
È
una soddisfazione immensa, l'ho sempre detto che speravo un giorno di poter
alzare dei trofei importanti vestendo questa maglia che amo. Ci sono
riuscito, dopo tante sofferenze, e
questo dà ancora
più gusto
alle vittorie".
Certa stampa a settembre ti
considerava un inutile orpello, buono solo per la tribuna. Hai dimostrato di
valere molto di più.
"Sì, potrebbe sembrare una
rivincita ma non è così: sia io, sia il coach ed i compagni sapevamo
dell'importanza di ognugno, ho lavorato tanto per far parte di questa
squadra e sono riuscito a guadagnarmi degli spazi. Sono comunque
contentissimo di aver dimostrato, nell'arco di questi mesi, il mio valore".
Un valore che in certe
situazioni è stato decisivo. Ti sei ritagliato il ruolo dell'uomo d'ordine,
capace di far girare la squadra in quelle partite difficili in cui le cose
non venivano tanto bene ...
"In effetti è un paradosso: il
decimo uomo che viene impiegato quando il momento è caldo e bisogna portare
a casa la partita. Qualche volta è successo che il coach mi abbia impiegato
proprio in questo ruolo: penso di essermi fatto trovare pronto, dando il mio
contributo alla causa e cercando di aiutare i compagni".
Qualcuno diche che buona
parte del merito per la vittoria in Eurolega è tuo, per via di quell'ultimo
quarto al Paladozza contro la Paf ...
"Non esageriamo! Certamente
quel momento è per me un bellissimi ricordo, ma le vittorie sono della
squadra ed è giusto godersele assieme ai compagni".
Bonora vuole gettare le stampelle, Rigaudeau sta bene
di Mario
Becca
Capita a pochi di
prendere gli applausi senza giocare ed anche senza farsi vedere al
PalaMalaguti. Ma a Davide Bonora succede regolarmente in occasione di tutte
le partite casalinghe. «Sì, li sento dalla radio. Fanno sempre piacere, ma
in questo momento mi aiutano moltissimo sotto il profilo psicologico. Non
vengo al palazzo, perché mi vergogno a farmi vedere con le stampelle, ma col
pensiero sono lì tra i miei compagni ed i tifosi che ringrazio.
Quanti giorni ancora
prima di buttarle via? «Tra una settimana finirò la prima fase della
riabilitazione, poi mi toglieranno una vite e inizierò la seconda che
dovrebbe essere più ... divertente. O almeno più varia. Fra 10/15 gg.
Finalmente metterò le stampelle in un angolo.
«La sua sfortuna è stata
trasformata in fortuna per Becirovic che ha potuto usufruire di un maggior
minutaggio. Era previsto che la squadra avesse 10-12 elementi
intercambiabili. Il mio posto è stato preso da un campione come Sani (ndr
Becirovic) e la squadra non solo non ne ha risentito, ma lui si è così
potuto integrare molto prima e dare un contributo più che positivo al
gruppo. Sono contento per lui come per tutti i miei compagni».
Davide Bonora
Questo forte play
bolognese (1,85 di altezza, classe '73) proveniente dal vivaio della
Virtus
ma maturato da Franco Marcelletti a Verona, ha collezionato da subito
parecchi soprannomi; logico, essendo stato fin da giovanissimo nel giro
delle prime squadre, dove i ragazzini vengono spesso ribattezzati
simpaticamente. Così Bonora nei primi anni alla Virtus
per tutti era "Pandorino" spesso abbreviato in "Pando" (perchè era in
effetti parecchio paffutello...), ma era anche simpaticamente denominato
"Traditore" in quanto non si vergognava di essere calcisticamente
tifosissimo della Fiorentina, squadra che a Bologna notoriamente non è vista
particolarmente di buon occhio. Essendo diplomato come geometra, fu anche
etichettato "Geo", mentre è noto che a Verona fu ribattezzato "Baby killer"
per la sua (allora) spiccata propensione a decidere i finali di gara e per
la sua infinita grinta: nel '96 volle giocare il big match contro la
Stefanel Milano campione d'Italia nonostante la febbre alta, cadendo a terra
svenuto al termine dell'incontro... Mvp della Final Four di Coppa Italia
'93/'94, persa in maglia Glaxo proprio contro Treviso, nel '94 ha vinto la
classifica di A1 delle palle recuperate (3.2 ad incontro) interrompendo
l'egemonia di Riccardo Pittis che se l'era aggiudicata nei 3 anni
precedenti, mentre nel '97 vinse finalmente il suo primo titolo, il
campionato italiano con la Benetton, vivendo da primattore pochi giorni dopo anche l'argento Europeo a
Badalona con la
Nazionale, bissando la vittoria del Campionato con la conquista della
Supercoppa ancora nel '97 e con l’oro Europeo di Francia ’99 ancora con la
Nazionale. Per la verità risulterebbe vincitore anche dell'oro agli europei
juniores se non fosse che non giocò la finale per un attacco di...
appendicite. Fidanzato senza troppa fantasia (la sua ragazza Elena è
infatti... giocatrice di basket in serie A, a Brescia), ha deciso di passare
le estati '96 e '97 a Chicago a lavorare con il trainer dei Bulls, Al
Vermeil, sul proprio fisico; indubbiamente se ne sono visti gli effetti. Ora
si riprenderà al 100% dal brutto infortunio della scorsa stagione? Auguri,
Pando.
rush, 30/07/2000

Un
addio senza rancori
di Mario
Becca
Dopo le visite (tutto ok) e
la firma del contratto
(annuale, poi si vedrà) Davide Bonora ha
sostenuto ieri mattina il primo allenamento
con la nuova Virtus (Roma) agli
ordini di Piero Bucchi, un coach
per lui molto relativamente nuovo
perché è un ex bianconero.
«Con l'arrivo di Tanjevic
alla Virtus
mi era stato detto di aspettare
- dice -, poi il tempo passava e
dopo Roseto e Reggio Emilia
mi è arrivata una buona offerta da
Roma. Ho quindi parlato con
l'attuale coach bianconero e, molto sinceramente, mi ha detto che la
squadra era incompleta ma non rientravo
nei piani»
Il presidente Madrigali
che
si è sempre dichiarato «primo tifoso» è intervenuto?
Sì, ha cercato di convincermi;
voleva che rimanessi
nel modo più assoluto. Mi
ha consigliato di lavorare
a Bologna ancora per due o
tre mesi in attesa di eventuali
cambiamenti con la squadra e mi ha
fatto proposte superiori a quelle
di Roma. Ma ho preferito andare
nella capitale, dove Bucchi e Brunamonti mi hanno garantito di giocare
dal primo minuto e soddisfatto
in ogni richiesta.
In molti hanno detto
che con lei in campo la finale
avrebbe avuto un esito diverso. E'
d'accordo?
Se penso a quel match questo mi fa ogni volta molto
male. E' il mio
unico vero rimpianto delle mie stagioni
bolognesi».
Ma perché Messina non l'ha fatta scendere in campo?
Penso che secondo lui, io
dopo l'infortunio non ero
più quello di prima quindi
non mi ha dato fiducia. Come
ho fatto con
Tanjevic rispetto la
sua decisione. Meglio così che
essere fatto entrare, come è
capitato più volte l'anno scorso,
come «carta della disperazione»
è
vero che nello spogliatoio c'erano tanti problemi?
Non
per
me. L'episodio
dell'11 marzo è stato relativo
a se stesso. Il vero problema
è stata la sconfitta in Eurolega che ci ha causato
un contraccolpo psicologico
pesantissimo.
Nessun rimpianto,
soltanto una grande sfida
di
Alessandro Gallo - Il Resto del Carlino
Ha preso casa a Settebagni per
essere più vicino al campo di allenamento. l centro lo visita, con calma,
alla sera, perché la Città Eterna ha un fascino particolare. Anche se ai
tortellini, nella sua top ten, restano al comanda davanti alla "pajata"
("non l'ho ancora assaggiata") e al radicchio trevigiano ("stagioni da
favola, alla Benetton, ma il radicchio non l'ho mai potuto soffrire").
Davide Bonora domani, sarà
l'unico ex in campo. Gli altri, Bucchi e
Brunamonti, si sistemeranno in
panchina e in tribuna. "Roma è una città incredibile - racconta Pando - che
mi sorprende ogni giorno. AVrei voluto abitare in centro poi, con il
traffico che c'è, mi sono reso conto che Settebagni è meglio".
Domani sarà lui a dirigere il
traffico della Virtus Roma, contro il suo passato. "Speravo di essere
davanti in classifica - insiste - perché avevamo un calendario favorevole.
L'abbiamo sfruttato, anche se restano sullo stomaco le sconfitte con Napoli
e Roseto, potevamo evitarle. Una grande squadra le avrebbe evitate: noi
stiamo solo crescendo".
Contento di Roma anche se là,
all'ombra del Cupolone, non è facile lottare con Roma e Lazio. "Ma c'è
grande attesa per il nostro ritorno al PalaEur. Sarà una grande emozione.
Seguo anch'io il calcio, ma da semplice sportivo, non più da tifoso (Davide
è un sostenitore della Fiorentina, ndr.) Un'occhiata ai risultati di C2 la
do sempre, e spero nel bomber Riganò, ma è dura".
Com'è stata dura, qui, capire
perché lui se ne sia andato, considerando che proprio la Virtus (quella bianconera) cercava un play.
"Effettivamente mi sono chiesto anch0io se a questo punto avrei giocato più
degli altri anni. Ma Tanjevic fondamentalmente non mi voleva ...
Nessuna polemica, per carità,
perché gli devo molto per la sua franchezza. Ma ringrazio ancora Madrigali:
è stato un presidente fantastico che ha fatto di tutto per trattenermi. Oggi
sono contento di essere a Roma, ma non devo prendere rivincite sul passato".
Il presente dice che Pando,
con questa scelta, ha fatto la gioia di Myers, che lo avrebbe voluto come
play ai tempi della Fortitudo. "Con lui c'è un rapporto stupendo, dentro e
fuori dal campo. Insieme cerchiamo di dare una certa mentalità a un gruppo
che non è abituato a stare in alto. Manterremo questo vantaggio sulla Virtus? Diciamo che è fondamentale la gara
di domani, è il primo esame serio. Credo che la Virtus Bologna e Benetton siano un gradino
sopra Siena e due gradini sopra Fortitudo e noi. Ma se superiamo questo test
allora potrebbero cambiare tante cose".
Tutto su Bonora
di Emanuela Negretti
- Bianconero Anno
3, numero 14
Come è nata la tua
passione per il basket?
In famiglia eravamo
tutti tifosi della Virtus. La mia famiglia è sportiva ed è sempre stata
filo-virtussina. Da piccolo mi piaceva sia il calcio che il basket. Ho
iniziato per primo a tirare calci a un pallone, poi a scuola, alle
elementari, ho cominciato a giocare a pallacanestro ed è diventato da subito
il mio sport preferito".
Il rapporto con la tua
famiglia?
"È super; il mio
rapporto con loro è molto stretto. Siamo molto uniti e siamo sempre rimasti
in contatto anche quando io ero lontano. In otto anni penso di aver saltato
le telefonate solo due o tre giorni. Anche quando giocavo a Verona e Treviso
loro mi hanno sempre seguito con passione anche perché, come dicevo prima,
loro sono grandi appassionati di basket. Insomma, ho un grande feeling con
mio fratello, mia cognata, con i miei genitori e con la nonna che vive
ancora con me".
Il tuo rapporto con la
scuola?
"E un punto dolente
nel senso che a 13-14 anni ho finito di avere voglia di studiare. Non ce la
facevo più a stare chiuso in casa il pomeriggio con la testa china sui
libri, cosa che avevo fatto molto bene fino alla prima superiore. La voglia
mi è passata anche per via degli allenamenti faticosi, poi volevo stare con
gli amici, è arrivata la prima ragazza. Alla fine ho comunque preso un
diploma da geometra dopo varie vicissitudini. Avevo iniziato qui a Bologna
al Belluzzi e poi alla fine ho finito a Verona, ma il tutto senza grandi
soddisfazioni... ".
Le amicizie.
"Ne ho sparsi un po'
per tutta ltalia. Quelli veri con cui mi sento regolarmente quasi ogni
giorno non sono tantissimi, ma ho tantissime conoscenze in varie città.
Soprattutto mi ha fatto un gran piacere trovare alcuni amici che per ovvii
motivi avevo smesso di frequentare otto anni fa e ritrovarli adesso e
scoprire che non siamo cambiati tanto. Ci divertiamo ancora come allora e
questa è stata una sensazione molto piacevole".
Nel tempo libero?
"Guardo lo sport in
tv. adoro giocare con i videogiochi e soprattutto a subbuteo con gli amici.
È una passione che mi è rimasta da quando ero piccolo. È stato mio fratello
a trasmettermi questo grande amore e sono indimenticabili le sfide che
facevo con lui. Mi piace giocare a tennis e leggere libri, soprattutto
quelli di John Grisham. Appena ne esce uno lo compro e lo divoro. Però cerco
soprattutto di rilassarmi anche perché non abbiamo moltissimi momenti di
vero relax".
Il tuo modello di
giocatore e l'allenatore con cui hai avuto maggior feeling.
"Non ho mai avuto
grossi problemi con i coach. Anche con lo stesso Obradovic, nonostante il
suo pugno di ferro e il suo modo di proporsi, non ho mai avuto di che
lamentarmi Ho sempre cercato di fare in tutto e per tutto quello che mi
veniva chiesto. Forse quello con cui c'è stato qualcosa in più dal punto di
vista del rapporto umano è stato Marcelletti che mi ha trattato non solo
come giocatore ma come un fratello. Quando sono arrivato a Verona ero
giovane ed ero solo. Lui mi ha insegnato tante cose ed è stato una sorta di
padre. Un giocatore che ho sempre ammirato è
Roberto Brunamonti. Con lui mi sono avvicinato al basket e a questa
squadra soprattutto".
Una cosa che non
sopporti nella vita quotidiana?
"Odio i ladri e i
furbi, quelli che si arricchiscono a spese degli altri. Non sopporto quelli
che rubano le auto, che entrano in casa. Quando sono in casa da solo ci
penso spesso. Questa è la prima cosa che mi viene in mente"
Come pensi di essere e
come pensi ti vedano gli altri?
"Penso di essere un
ragazzo onesto e mi dicono che ho la faccia pulita. Penso di non nascondere
niente. Dicevo che non mi piacciono i furbi e quindi non voglio farlo io.
Magari in campo è una cosa, fuori un'altra. Forse in partita dovrei
diventarlo un po' di più, però nella vita di tutti i giorni penso di essere
addirittura un po' ingenuo. Gli altri mi vedono con simpatia e qualcuno con
ammirazione. E chiaro che quando sei Sotto l’occhio della critica e ti
guarda tanta gente, ad alcuni non piaci ma è normale e lo accetto perché è
la regola del gioco e della vita".
Una domanda da
Marzullo: la vita è un sogno o i sogni aiutano a vivere meglio?
"Questa non me
l'aspettavo! I sogni comunque aiutano a vivere. Sono un sognatore,
fantastico sulla vita, sul futuro. Penso che nei momenti
brutti pensare positivo sia la molla che ti fa andare avanti ancora con
più forza di prima".
un grazie speciale a Ila'84
che ha fornito la quasi totalità del materiale di questa pagina.
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