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Anthony Bonner
nato a: St. Louis (USA)
il: 08/06/68
altezza: 203
ruolo: ala
numero di maglia: 15
Stagioni alla Virtus: 1995/96
statistiche individuali
Ci si è dimenticati
troppo presto di Anthony Bonner, a Bologna. Questa forte ala-pivot di 2.03
approdata in Italia nel '95 per vestire la canotta della Buckler in
temporanea sostituzione dell'infortunato Orlando Woolridge, era anche in Nba
(dov'era stato una prima scelta) un vero esempio in quanto ad impegno e
coraggio, ed ha alle spalle delle vicende famigliari che l'hanno molto
condizionato, facendolo diventare l'atleta di grandissima mentalità che ora
conosciamo. Quando Anthony aveva 12 anni, nel 1981, il fratello maggiore
Irving venne casualmente ucciso mentre era davanti a casa a parlare e
scherzare con alcuni amici, colpito da una pallottola sparata da alcune
bande rivali che si stavano inseguendo per la via; ovviamente traumatizzato,
il ragazzino decise che sarebbe emerso nel basket, già da allora sua grande
passione, soprattutto per onorare la memoria del fratello. Approdato all'Nba,
appese nel proprio armadietto un foglio, mai staccato, che reca questa
massima: "La vita è piena di piccole e grandi cose. E molto spesso sono le
piccole che fanno la differenza". Detto da una persona che di grandi cose
(negative) ne ha già vissute parecchie. Terminata la sua esperienza
italiana, Anthony rientrò in Nba dalla porta principale: fu infatti firmato
dagli Orlando Magic, anche se la sua permanenza tra i professionisti questa
volta non durò granché. L'anno dopo tornò infatti nel
Vecchio Continente, approdando prima al Paok di Salonicco (dove guadagnò
800.000 dollari per una sola stagione, meritati visto che Anthony portò di
peso la squadra in Eurolega) e poi in Turchia al Galatasaray, dove però
venne tagliato per motivi… economici.
tratto da
www.ciao.it
BONNER, STRANIERO SCOMODO
di
Walter Fuochi – La Repubblica – 22/01/1996
Chissà se qualcuno sarà
in grado di spiegare ad Anthony Bonner, un marziano piovuto da New York,
quanto valesse la partita che lui, ieri sera, ha marchiato a fuoco: 18 punti
e 14 rimbalzi, e una mano, una gamba, un piede allungati dappertutto,
ovunque servissero. Gli sarà facile capire, da libro d'oro, che
Bologna-Treviso era la rivincita dell'ultima finale scudetto. E ben
comprensibile pure il fatto che, di 18 viaggi a Bologna, anche stavolta la
Benetton, come sempre, non ha portato a casa niente. Meno comodo sarebbe però,
per il moro che non ride mai, interpretare la partita come un pezzo
dell'ultima guerra santa del basket, l'acre spaccatura fra i partiti che,
appunto, sistema su una trincea il suo patron,
Alfredo Cazzola, e sull'altra, fierissimi nemici, i Benetton e Buzzavo dell'armata che veste in verde. Perché
si debba litigare tanto per un gioco risulterebbe un po' ostico per uno che,
passati anni nella Nba, aveva sempre visto la gente andare al campo a
divertirsi. Ma si sa, in Italia siamo Guelfi e Ghibellini. Come, chi erano?
Sarà molto più facile, invece, per
Alfredo Cazzola, soppesare il rovescio della medaglia Bonner. E cioè i destini di
questo pivot chiamato a dicembre, quando
Woolridge il divino si ruppe una mano e tutti ne misurarono ridacchiando
i due metri fasulli: non l'avevano visto saltare. Sarà difficile, di qui in
poi, farne a meno. Perché in campo è quell'uragano lì. E perché in curva lo
amano in seimila, per tutta quella roba e, ad ogni partita, almeno tre
canestri da rivedere alla moviola. Insomma, sarà difficile licenziarlo, alla
scadenza del suo contratto bimestrale: cioè il 5 febbraio, all'indomani del
derby. Ma non sarà allegro neanche pagare due stipendi: Bonner, per il
disturbo, ha voluto fin qui centomila dollari al mese,
Woolridge
potrebbe finire per fare una convalescenza da un milione di dollari a
stagione. Si dice che scegliere nella ricchezza è un lusso. Sarà. Di certo,
non è facile. Le parole di Bucci, sia allenatore
che presidente, dovrebbero valere doppio: "Finché Orlando non sarà al 100%,
terremo Bonner". Non è stato facile nemmeno per
la Buckler vincere la
partita che la Benetton ha sempre vissuto in soggezione, senza però mai
scollarsi. Le bastava il suo splendido Williams, 34 punti con 7 'bombe',
per non sentirsi mai fuori corsa. Così, nel finale, quando proprio Bonner
s'è abbandonato a un'umanissima fatica, la Benetton ha provato a saltar addosso alla Buckler, che pure vinceva di 10 punti
a 4' dalla fine e di
6 a 32".
Una 'bomba' di Bonora ha dato il 78-75, un passi
di Komazec la palla-pareggio, che però Treviso
ha sfruttato solo con due liberi di Pittis (78-77).
Komazec
credeva di aver vinto,
segnando un canestro a 9" (80-77): in realtà ridava
un pallone da tre punti ai nemici. Pittis, però, sbagliava due volte la 'bomba'.
E due liberi di Rebraca, alla sirena, non servivano più. Ha vinto la Buckler
e se l'è meritato, almeno ai punti: accanto a Bonner, l'ha trainata Abbio, che
Bucci
ha lanciato in quintetto,
come miglior gendarme di Williams e autore di punti pesanti nelle svolte. Di
due registi della nazionale, Coldebella e
Bonora,
non se ne faceva uno intero, né le cornate delle due vecchie alci Gracis e Brunamonti hanno prodotto scintille più
vivide. Hanno risolto quelli che stavano almeno benino: pure
Komazec,
per
Bucci,
non Rebraca, per D'Antoni: bei tiri, ma solo 4 rimbalzi, in una sfida persa
37-27.
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