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Matteo Boniciolli
nato a: Trieste
il: 18/04/1962
Stagioni alla Virtus: 2008/09
palmares individuale in Virtus: 1 Eurochallenge
Statistiche individuali
biografia su
wikipedia
LE PRIME PAROLE DI MATTEO BONICIOLLI, NUOVO
ALLENATORE VIRTUS
di Valentina Calzoni - bolognabasket.it -10/11/2008
Matteo Boniciolli, che problemi pensa che abbia questa squadra? "Onestamente
è chiaro che, avendo visto la Virtus, la mia idea ce l’ho, ma me la tengo
per me e dovrà comunque essere valutata, assieme ai miei collaboratori, a
partire dagli allenamenti. Assieme a Tonino Zorzi, persona per me
importante, cercherò di capire se queste idee sono corrette, ma tutto deve
essere verificato sul campo in un tempo ragionevole dato che non siamo in
prestagione, e già domenica affrontiamo una squadra tattica come Rieti.
Assieme a Melillo e Fedrigo, oltre a Tonino, capiremo che interventi fare a
prescindere dalle carriere precedenti. Non lo dico con retorica, ma quando
chiama la Virtus si deve dire di sì, e questo lo deve capire anche chi è
qui".
C'è un organico da correggere, o problemi solo mentali? "Io sono fortunato,
quest’anno, perché non avevo emergenze e non avevo fretta di allenare, dopo
la stagione scorsa e dopo questa collaborazione con Trieste che comunque
continuerà. Quindi potevo scegliere, e se questa offerta non mi fosse
sembrata adatta non sarei venuto: ma c’è la simpatia con Sabatini, e l’idea
che le squadre vadano migliorate in palestra e non con il mercato. Lo
pensavo lo scorso anno con Cavaliero, Burlacu, Ortiz e Lisicky che ora
stanno facendo bene, figurarsi ora che ho una Virtus il cui secondo
quintetto è roba da alta serie A. La gente vuole subito che la squadra
giochi bene, per cui la preparazione sarà solo fino alla prima palla a due.
Dal primo allenamento metteremo le cose in chiaro, cercheremo di capire dove
agire, introdurremo qualche concetto che forse manca, migliorare quelli che
l’ottimo Pasquali già aveva portato, ma domenica si gioca e si deve vincere.
Io non sono qui per fare poesia, ma solo mettere la squadra nelle condizioni
di vincere le partite. Visto che a fine mese iniziano le coppe, il tempo
sarà limitato, dovremo viaggiare e pensare subito alle avversarie, per cui
in questi venti giorni dovremo sia fare aggiustamenti che vincere le
partite. Dove intervenire? La differenza la fanno i giocatori, gli
allenatori sono importanti e ovviamente contano. Ma è altrettanto chiaro che
la qualità dell’organico è fondamentale. Se devo fare un paragone, quanto
fatto ad Avellino è stato enorme: Ortiz gioca al Trotamundos, Burlacu è in
Romania, Bryan ha trovato all’ultimo un contratto in Legadue. Gente che non
voleva nessuno, insomma: qui invece tutti e 10 sono stati obiettivi cercati
e strappati alla concorrenza di tutta Europa. Per questo possiamo fare bene,
e sono fiducioso, altrimenti sarei rimasto a casa mia.".
Si può arrivare vicino a Siena? "Non si viene in Virtus per salvarsi, e dopo
queste ultime due partite di Siena è ovvio che loro hanno 3 anni di
vantaggio su tutte le concorrenti. Ma devo anche dire che lo scorso anno
Roma nel corso dell’anno ha saputo ridurre il distacco, e credo, altrimenti
non sarei venuto, che si possa fare la stessa cosa anche qui. Poi sapete
tutti che le partite possono essere vinte o perse anche solo per fortuna, ma
quello che conta, come ha detto Sabatini, sono anche le facce: vedere
giocatori così importanti e retribuiti che giocano con facce sbagliate è
disturbante per tutti. Si deve costruire insieme la squadra, vogare tutti
nella stessa direzione: andare all’allenamento volentieri, restare anche
fuori a parlare insieme, avere la consapevolezza di fare una cosa bella. Poi
il resto viene dopo".
Bologna dopo sei anni dall’altra sponda, era quello che sperava, una
rivincita? "E’ qualcosa da libro, pur essendo in imbarazzo sapendo come si
sente Pasquali che è stato allontanato. Ma arrivare qui, sull’altra parte,
dopo che la mia ex Avellino con l’ex allenatore Virtus l’ha battuta… Per
come sono fatto, la vittoria di Coppa Italia ha sciolto nodi, che non vuol
dire avere meno voglia di vincere, quanto piuttosto vedere le cose con meno
ansia, come forse ho avuto anche troppo nella mia carriera. Questa è una
società solida, impianto a livello europeo e città dove vorrei crescessero i
miei figli, e ho la consapevolezza di essere pronto"
Le differenze tra Green e Boykins? "Uno lo conosco, l’altro l’ho visto in
TV. Visto quanto sta facendo Marques in Eurolega, posso dire che lui è un
computer, clamorosamente capace di mettere gli altri in ritmo e quindi far
accettare dagli altri anche eventuali forzature. Boykins sembra più
effervescente in attacco, con accanto compagni di grandissimo spessore;
questo organico deve conoscere le proprie caratteristiche, i propri limiti,
e produrre uno spettacolo che lasci la gente contenta. Io sono qui per fare
cose buone, ma non ho mai visto, in nessun livello, la gente fischiare dopo
aver visto la squadra dare il 110%, a maggior ragione in una piazza dove
l’edicolante ne sa più del 70% degli allenatori di serie A. Io vengo da un
posto che, prima del restauro, era una caverna ghiacciata, ma i giocatori
erano felici: qui c’è roba per cui si deve cominciare ridendo e finire
ridendo".
Perché era fermo? "Per mia scelta: ad Avellino ero ascoltato, c’era un
rapporto importante con il proprietario e lo sponsor, ma esiste anche la
vita, e ora i miei figli potranno nel weekend venire a Bologna, mia moglie
anche, e ad Avellino era impossibile. E, dato che si vive una volta sola, io
la mia famiglia la voglio qui."
Affronterà Zoran Savic, con cui ebbe qualche screzio. "Ripeto, al di là di
alcune incomprensioni che hanno portato a parole brutte, sia io che lui
abbiamo fatto percorsi positivi: io ho una famiglia, lui ha appena avuto una
figlia, e nel passato io ero un’altra persona, con meno esperienza, che era
alla prima panchina importante. Poi, dovessimo vincere sarà una cosa
importante, dato che ne ho vinti due su tre e so cosa vuol dire. Lui è il
rispettatissimo GM avversario, non ho nessuna vendetta da portare avanti.
Piuttosto, ringrazio Sabatini perché mi permette di giocare un nuovo derby".
è una sfida, per
lei, allenare qui? "Io ritengo che l’unica annata negativa, pur con buoni
risultati, sia stata a Teramo, dove ho cercato di essere quello che non sono
per una serie di varie ragioni. Lì ho cercato di essere buono, ma ho il mio
carattere, e porto avanti il mio lavoro con serietà e con la contentezza di
fare questo mestiere, lavorando serenamente ma con grande intensità, perché
stare in questo mondo è una grande gioia. Io ho pensato a chi ha allenato la
Virtus: Peterson, D’Amico, Gamba, Messina, e io spero solo di poterla
meritare, e magari vedere la mia foto fra un po’ nel corridoio".
Dai suoi tempi, Bologna è cambiata.. "Nel mondo tutto cambia: abbiamo un
presidente americano di colore, un papa tedesco, e nella vita è normale che
ci siano momenti alti e momenti bassi. Al di là di quanto sarà lungo il mio
rapporto qui, vorrei che il mio cammino in questa società possa essere
ricordato positivamente, e sono in un momento della mia vita in cui credo di
poterlo fare. Ho un grandissimo staff, un grande presidente, e per me essere
qua è una cosa incredibile".
Ci può descrivere il suo rapporto con Tonino Zorzi? "Lui è una persona
straordinaria: in tanti si riempiono la bocca parlando di esperienza, io ho
solo avuto il merito di valorizzare un “padre della patria” cestistica, che
veniva agli allenamenti con blocchi di appunti presi durante la notte, è
stato qualcosa di incredibile per la città di Avellino e spero lo sia anche
per Bologna. Stare con questi grandi allenatori, che hanno consentito a noi
di essere qua, è importante: sentire le storie del passato ti migliora, e
nel mio anno con lui io sono migliorato, come allenatore e come persona.
Sono felice di poter ricominciare quella che era stata una grande goduria
professionale, in una realtà altra rispetto ad Avellino".
Che obiettivi vi ponete? "Quelli chiedeteli a Sabatini, io non metto le mano
avanti, ma penso ad una squadra allestita per competere ai massimi livelli,
ed è quello che cercherò di fare. Io so che venire ad allenare a Bologna,
dove amo anche solo passeggiare, è qualcosa di fantastico."
Boniciolli,
Avellino ferma il tesseramento
di B.G. - basketground.it -
13/11/2008
Indispettita da alcune dichiarazioni in occasione della sua presentazione
alla Virtus, la Air Avellino ha bloccato il tesseramento di Matteo
Boniciolli per La Fortezza Bologna, dietro la minaccia di un esposto alla
Fiba per la firma di un doppio contratto che costerebbe la squalifica al
tecnico.
La società irpina fa riferimento a una scrittura privata, non depositata in
Lega, con cui Boniciolli si sarebbe impegnato a prolungare il contratto in
Campania fino al 30 giugno 2010.
Nel frattempo a maggio Boniciolli aveva presentato le proprie dimissioni,
dimissioni che oggi Avellino dice di non avere mai formalmente accettato,
pur avendo salutato il coach triestino con un comunicato dopo la sua
decisione.
Con le dimissioni Boniciolli aveva rinunciato a tutte le sue spettanze per
il proseguimento del proprio contratto e in effetti il tecnico in questi
mesi non è stato pagato dalla Air, che dunque sarebbe a propria volta
inadempiente. Attesi nelle prossime ore negoziati tra il coach in prima
persona e la società campana per sbloccare la situazione.
Boniciolli, il derby vissuto su due sponde
di Walter Fuochi - La Repubblica - 05/12/2008
Boniciolli, se vince il derby esulta, o fa come quei
bomber che, quando infilano il gol dell'ex, paiono beghine al rosario?
«Se vinco, vado a dare la mano al collega, rispetto quel che sta passando e
torno a casa contento. Se perdo, faccio le stesse cose, e filo via un po'
meno contento». Conoscevamo un Matteo più elettrico.
«Ho confessato d'aver pianto, la sera della Coppitalia con Avellino, quando
in un attimo mi passò davanti una vita, tutto il bello e tutto il brutto. Di
li si sciolse un nodo. E venne la catarsi».
Pronto per aprire l'edicola in Finlandia, insomma, come disse quella stessa
notte. Più credibile questa o preparare in Estonia un derby di Bologna?
«Beh, questa l'ho provata, l'altra capiterà. Siamo quassù a Tallinn, in
mezzo alla neve, e per due volte, ieri sera e stamane alle cinque, siamo
andati all'aeroporto a prendere un aereo che non è partito. Così, per due
volte siamo tornati in hotel, o in palestra ad allenarci, anche a piedi
portandoci le valigie, senza perdere allegria. A Boykins stamattina ho
detto: ehi Earl, ora ci iscrivono alla lega baltica, di qui non ci muoviamo
più. Lui, e tutti, perfetti. Un'ora e mezzo di allenamento super».
Brume nordiche a parte, c'è un modo diverso d'accostare il derby, stando
sulle due rive opposte?
«Non lo so. Né un anno e mezzo di Fortitudo mi da la
presunzione di saper tutto di quel mondo. Men che meno un mese di Virtus.
Ogni giorno chiedo lumi a chi ci ha passato una vita, da Terrieri a
Consolini alla signora Rosa, per capire cosa rappresenti questa grande
società. Ho un cruccio, anzi: quello di essere stato colpevolmente indeciso,
o timido, la sera dell'Ostenda, non andando a
stringere la mano all'avvocato Porelli. Lo farò».
Come lo vive, il derby, adesso?
«Come un grande evento di sport, da affrontare col giusto atteggiamento. Ho
appena letto belle parole di Roberto Roversi, incantato da quella nitidezza
da poeta. Viviamo giorni, scrive, vorticosi, pericolosamente incerti, sempre
in bilico. Ecco, non mi pare il caso di aggiungere altri vortici o
incertezze per lo sport, che è festa, entusiasmo, competizione. A chi parla
di tensione, dramma, tragedia, per il derby, spedirei un sincerissimo
vaffanculo».
Sempre stato così?
«Macché, c'erano sabati in cui stavo male, fisicamente. Ma sono finiti. L'ho
detto: vincere la coppa con Avellino, che sarebbe
come lo scudetto del calcio con la Reggina, m'ha fatto varcare una soglia.
Spero mi si capisca, non è arroganza, ma non ho più bisogno di affermarmi,
le risposte che in questo mestiere cercavo dentro di
me le ho avute tutte. Oggi lavoro con amore per il basket, e col piacere
d'aver accanto persone fantastiche, da Sabatini, alla società, al mio staff.
L'unico incasso che chiedo a ogni partita è che la squadra abbia dato il
101%. Che vinca o perda, vien dopo».
Sfogliamo i ricordi. Derby fatti tre. Vinti due. Perso uno. Il primo fu
quello del pareggio.
«Già, cosi disse Messina, e aveva ragione. Analizzava tecnicamente,
constatava, non provocava. Ma io, allora, avevo battuto il migliore,
all'ultimo secondo, e il testosterone e l'adrenalina mi colavano dalle
orecchie. Pareggio un c..., strillai, questa è roba mia. A Roma, o l'altra
sera a Tartu, l'avrei detto io, avessi perso: oggi abbiamo pareggiato».
Al ritorno, piovve un -31. E il tocco di perfidia: oggi, chiosò Ettore, non
mi pare sia stato un pareggio.
«Che schiaffoni. Avevo mezza squadra fuori, provai con lo slogan di Borrelli
(«resistere resistere resistere») e la zonaccia bulgara, ma lui se
l'aspettava e aveva preparato tutto. Pronti via, le prime 5 triple dentro,
liberate da giochi perfetti. Di lì, la slavina. Ma di quel derby serbo pure
un bel ricordo».
Oddio.
«Premessa. Io non posso dirmi amico di Messina, ci sentiamo poco, anche se,
alla firma con la Virtus, il primo a chiamarmi è stato lui. C'è rispetto,
però, e forse nacque da quei teatrini d'allora. Quando fui sotto di trenta,
in quel derbv, la curva virtussina alzò uno striscione. Carte da gioco, la
mia faccia sotto il berretto da jolly, e buffone me lo cantarono a voce.
Ettore s'alzò e li fece smettere. Apprezzai molto».
Derby numero 3. Vittoria su Tanjevic e cacciata notturna, ai tortellini
(«pasta con carne») in Braseria. Celebre, direi proverbiale. Ancora dolorosa
o rimossa?
«Rimossa, pure quella. I 46 anni d'adesso non sono i 39 d'allora. Poi, anche
contestualizzare i fatti aiuta a capire. All'epoca, conoscevo solo passi
avanti: promozione dall'A2 e play-off di A1 nei due
anni di Udine, prima stagione qui e finale scudetto, quell'esonero fu la
prima botta dura. Tra l'altro, in estate, ebbi un colloquio con Seragnoli
che m'avvertì della possibilità di vendere la
Fortitudo: se il nuovo padrone non m'avesse gradito, ero a piedi. Lo
ringraziai, scelsi di restare, perché a Bologna sono affezionato, è il più
bel posto al mondo per il basket e vorrei pure che i
miei figli crescessero qui. Accettai il rischio e dopo ci restai male, ed
ebbi problemi di relazione con determinate persone. Oggi, maturato da questo
e altri eventi, so che quell'episodio fa parte della crescita. Diffido del
tappeto rosso e dell'iscrizione diretta al comitato centrale del partito, mi
sento piuttosto uno che si sbatte e affetta la
mortadella al festival dell'Unità. Si sgobba, si suda, e si sorride. Come
quassù a Tallinn. Torneremo non stanchi, ma felici, di tuffarci in un derby
fantastico. Non credo che la vita ci riservi più di 3-4 bicchieri pieni.
Quando gira il mezzo, occorre vederlo mezzo pieno. Sempre».
Al derby, la Virtus va da favorita. Disturba?
«No, perché ai miei l'ho detto dal primo giorno. Se pensate di vincere una
partita perché siete favoriti, o bravi e ricchi, o delle gran belle fighe,
non andremo da nessuna parte. Qui ci son poche regole: si fatica, ci si
passa la palla, si difende e si sorride. A far male
le cose di pallacanestro, si va in panchina. A non
sorridere, si va fuori dai coglioni».
LA RIVOLUZIONE DI BONICIOLLI "STRAVOLGO PER
NON CAMBIARE"
di Stefano Brienza - Il Bologna - 18/12/2008
Ritrovata la lucidità di squadra dopo le 29 perse e la sconfitta di Caserta,
Boniciolli torna a parlare della sua Virtus, una scultura che ha preso una
forma definitiva e solida dopo il suo arrivo, con qualche piccolo
cambiamento di quelli che fa la differenza. E così, con Ford da
4, Boykins spesso da 2 e tanti minuti a Chiacig, la Vu Nera dopo la
sua prima sconfitta della nuova gestione ritrova la propria stabilità in
quel di Ostenda garantendosi la seconda fase di Eurochallenge.
Nelle due partite rimanenti di gennaio si potrebbero
provare cose e risparmiare i big, ma l'allenatore triestino non ci pensa
neanche. «In Virtus tutte le partite vanno affrontate con serietà, e noi
vogliamo onorare la competizione sapendo di essere arbitri dei destini
altrui. Per ora sta andando tutto bene, con la qualificazione ottenuta in
anticipo su un campo difficile». Grande protagonista in Belgio è stato Jamie
Arnold, che con Pasquali aveva avuto difficoltà ed ora sta ritrovando sé
stesso dopo l'infortunio, giocando anche da centro. «Non ho fatto altro che
cambiare tutto senza cambiare niente: ho dato nuovi compiti e nuove
collocazioni, ma ho solo rimescolato carte che erano già sul tavolo. Forse
prima c'era qualcosa che non andava anche nei rapporti umani, ma ora con
pazienza ed impegno da parte dello staff è migliorato tutto». Arnold ha
giocato di fianco a Ford che ha fatto il "4", una novità che sembra
funzionare. «Jamie ci ha dato punti e rimbalzi, Sharrod sta andando bene al
tiro e ieri ha messo pure una tripla: mi convincono in questi nuovi ruoli, e
quest'estate Ford diventerà un 3 da NBA. Nel frattempo, farò tornare
Giovannoni ad un ruolo nel quale ha già giocato, cioè ala piccola». Proprio
il brasiliano ultimamente è parso un po' in ombra, sbagliando spesso anche i
suoi tiri preferiti. «Sta giocando minuti di qualità dei quali abbiamo
bisogno, e in un basket sempre più fisico, con la sua stazza può essere
molto utile da 3. Il capitano è e rimane uno dei nostri pilastri». Alla
Futurshow Station si prepara la partita di Natale con Ferrara, con uno
spettacolo nello spettacolo: all'intervallo ci sarà un estratto del Gobbo di
Notre Dame, e la pausa fra i due tempi durerà mezz'ora. Una situazione
totalmente nuova, che potrebbe essere destabilizzante per i giocatori.
«Faremo la storia con una partita nel giorno di Natale. Ormai, come insegna
Boykins, questo sport è votato all'intrattenimento, e noi stiamo andando in
questa direzione. Per quanto riguarda l'intervallo lungo, infondo la cosa
vale per entrambe le squadre. E noi sotto le feste non riposeremo mai,
perché il 4 gennaio c'è Siena ed inizieremo a prepararla dal 30, dopo
l'amichevole contro Lubiana a Trieste». Domenica però c'è Teramo, la grande
sorpresa del campionato. «È una realtà ormai, hanno solo 2 punti in meno di
noi e il miglior italiano del momento (Poeta., ndr). La storia non basterà
per uscire vincenti: dovremo impegnarci al massimo, è uno scontro al vertice
e non dobbiamo assolutamente pensare che sarà una partita scontata».

Boniciolli fa il segno di ok a
Boykins, ma sarà un rapporto travagliato tra i due
TREVISO - VIRTUS: PAGELLE, STATISTICHE,
INTERVISTE
di Bruno Trebbi e Enrico Faggiano -
bolognabasket.it - 17/01/2009
VERBA MANENT
Boniciolli - Come ho appena detto ai giocatori io credo che
questo sia un mestiere difficile, duro, dove più sei pagato più rischi di
diventare antipatico, se non confermi a ogni partita di meritare i soldi
che prendi. Il passato e il salario non contano niente. La prima cosa che
conta quando si scende in campo è mostrare un atteggiamento adeguato e
rispettoso. Sono amareggiato perché la partita era
importantissima; si poteva vincere o perdere, la Benetton era imbattuta in
casa e abbiamo visto perché. Ma bisognava essere
presenti con la testa sul campo. L'indice più chiaro di questo è la
percentuale ai liberi, semplicemente sconcertante. Questa squadra questa
settimana ha rispettato l'impegno di Samara, poi si è allenata bene
giovedì e ieri, poi è venuta qui a fare questa figura; nel primo quarto ci
hanno tolto quattro volte la palla dalle mani. Che tu giochi nel
Roccacannuccia o nella Virtus, è quello che hai dentro che conta in campo.
E stasera è un bel passo indietro. Poi di definitivo c’è soltanto la
morte, per cui ripartiamo da qua senza pensare che la stagione sia finita,
ma è altrettanto chiaro che le valutazioni che dovremo fare tutti insieme,
pur nel gruppone delle seconde, serviranno a capire quale sia la nostra
struttura e quali devono essere le nostre scelte dopo un girone d’andata
dove tante cose sono state cambiate, a partire dalla panchina. Si
continua, si ricomincia martedì dato che allenamenti punitivi non ci
permettono di vincere questa partita, poi ripartiamo con un tour de force:
Biella, Istanbul, poi una Coppa Italia che io ho vinto da quinto, a prova
che la griglia non conta. Sperando che i giocatori riflettano sul loro
atteggiamento, che nel complesso è stato negativo e poco comprensibile.
Questa è una squadra che io, quando sono stato chiamato, ho accettato per
quella che è, e che penso sia una buona squadra. Questa partita ha avuto
un andamento simile a quella con Siena: in due appuntamenti importanti,
fuori casa, con squadre che in ogni ruolo hanno avversari grossi, ha
sofferto. è un
problema di match-up, nel senso che sotto canestro Treviso ha gente grossa
e veloce, guardie alte, e forse ormai il nostro è un problema strutturale.
La fisicità, il peso e l’atletismo sono determinanti a questo livello, e
quando vieni aggredito ti viene difficile tutto quanto. Ma non abbiamo
corso perché siamo stati in difficoltà a rimbalzo, e perché l’unico
giocatore di peso tra i lunghi che abbiamo è Chiacig. Ford è un eccellente
ragazzo, ha dato apporto moralmente ineccepibile, ma soffre i contatti,
come Arnold e Giovannoni. A livello di tonnellaggio siamo in grave
deficit, e se oggi avessimo giocato con Ford da 5 e Giovannoni da 4, oggi
avremmo perso di 40. Sono troppo leggeri, così come anche Arnold che
fatica con il ginocchio: se a questi si aggiunge un play di 160 cm e 35
chili, ti camminano sulla testa come è successo anche a Siena. Al di là
dell’atteggiamento, questo ci mette in difficoltà. Ora andiamo a Biella,
dove Gist gioca da 3, e ad Istanbul, dove Gurovic è un’ala piccola da
207cm: queste sono squadre costruite per l’Europa, e noi per questo
andiamo in difficoltà. La nostra consapevolezza è che dobbiamo avere ben
altro impatto. Io non chiedo niente, sono felice di allenare la Virtus, e
vado avanti quando potevo restare a casa mia. Boykins e Arnold? Si sono
allenati meno durante la settimana, essendo rimasti a casa, e sono partiti
dalla panchina per questo. Non c’è nessun dramma, se la squadra fosse
stata sbagliata ora saremmo in lotta per non retrocedere, invece siamo
secondi in classifica: è la prima volta da quando sono qui che la squadra
è mancata dal punto di vista mentale, giocando senza la determinazione che
servirebbe.
Boniciolli: Siamo a terra
di Corrado Neggia - Corriere dello Sport - 26/01/2009
Matteo Boniciolli ha il dente avvelenato. Il tracollo di Biella è indigesto:
«Per quanto ci riguarda, dopo aver cambiato due allenatori e due sistemi
gestionali, ci ritroviamo al punto di partenza, anzi
più indietro. Nei due mesi successivi al mio arrivo, non siamo stati capaci
di giocare grandi partite, e dopo la prestazione di Biella sono entrato
negli spogliatoi e ho suggerito ai giocatori di guardarsi allo specchio.
Sinora si è sempre guardato ai problemi altrove, ma a questo punto non è
questione di allenatori o di sistemi». Tutto sbagliato, tutto da rifare
dunque. Boniciolli ribadisce la sua filosofia: «Nello sport il merito vale
più del denaro e l'ho già gridato a sufficienza. Lo scorso anno, con gente
fantastica, ho vinto una Coppa Italia. Ad Avellino due stipendi di questa
Virtus pareggiavano i costi complessivi. Ho profondo rispetto di chi ti
paga, di chi ti viene a vedere e di chi investe la sua vita su questo
mestiere. Se due sistemi non sono risultati adeguati a cambiare le cose, e i
giocatori sono sempre rimasti quelli, è giunta l'ora forse tardiva di
correggere il tiro. Al di là di tutti i limiti strutturali che possiamo
avere, quando si gioca con entusiasmo ed energia si possono mascherare i
problemi, anche vincendo di pochi punti. Forse questa è una squadra che non
può ammazzare le partite, ma almeno giochiamole fino in fondo. Dall'ultima
sconfitta prendiamo l'esempio di Biella, che ha profuso energia ed
entusiasmo». Eppure La Fortezza era partita nel modo migliore. Pronti, via e
1-12: «Finché tutte le cose vanno bene ok, ma è impensabile che al primo
imprevisto tutto vada in tilt. Ho visto un gruppo senza energia, così non va
bene. Adesso bisogna cambiare registro.
è inutile negare
l'evidenza, ci sono state situazioni extra cestistiche che hanno minato le
fondamenta a dispetto di collocazioni e ruoli. Poi è mancato anche il
rispetto verso le persone. Certo, è possibilissimo ipotizzare che domani
possa arrivare un terzo allenatore, pensare che adesso la colpa è mia; è
possibile anche cambiare un'altra volta le divise, e poi un'altra ancora.
Sinora abbiamo dato peso anche alle divise, ma adesso è giunto il momento di
dire basta. Ai giocatori ho detto di guardarsi allo specchio, sulla
situazione attuale ne parlerò con il proprietario. Io ho le mie idee,
chiarissime. Quando ne parleremo? Il proprietario ha la buona abitudine di
non commentare a caldo dopo le partite, fisseremo un appuntamento domani o
nei prossimi giorni». Stimolato sui provvedimenti che vorrebbe fossero
adottati, coach Boniciolli non si scompone. Nessun nome, ma la stilettata
sembra indirizzata a Earl Boykins: «In una gestione come la nostra bisogna
ragionare e soffermarsi a dovere sulle voci costi e ricavi. Un investimento
deve rendere, sono molto rispettoso del denaro, soprattutto di quello
altrui». Boniciolli spende anche parole d'incoraggiamento per il "figliol
prodigo" Brett Blizzard: «Ha avuto un buon atteggiamento, che poteva anche
avere nei due mesi in cui non c'era per sua scelta. Peccato perché si è
girato la caviglia, d'altronde non giocava con agonismo da due mesi e
mezzo». Infine il tecnico della Virtus ha ancora parole di elogio per
l'Angelico: «A Biella abbiamo ricevuto una bella lezione. Di fronte ci siamo
trovati una squadra moderna, e quando dico moderna non intendo futuristica,
con gente grande, grossa ed atletica. Biella è una squadra affamata. Quando
sono diventato allenatore dell'anno la mia squadra aveva proprio queste
caratteristiche».
MATTEO BONICIOLLI ALLA FUTURSHOW STATION
di Valentina Calzoni - bolognabasket.it - 27/04/2009
Matteo Boniciolli, finalmente una vittoria per la Virtus. “A me fa
piacere per tanti motivi, in qualche modo ho contribuito a completare gli
sforzi di Claudio Sabatini per riportare la Virtus in alto: questa
vittoria ci garantisce la partecipazione all’Eurocup, che è una
manifestazione importante e riallaccia il discorso con le vittorie della
Virtus, chiudendo il periodo di partecipazione a finali poi perse.
Vincere è una bella cosa: a fronte della grande delusione per la
vittoria quasi presa con Siena, abbiamo vinto questa e credo che il
cammino sia nel segno della positività: Palmiro mi ha mandato un
messaggio”.
Coppa di palmares, come club e allenatori, risultato non da poco. “Sì,
già l’aver realizzato qualche giorno prima che l’unico allenatore della
Virtus ad avere vinto in Europa fosse stato Ettore mi ha dato ulteriore
spinta di emozione, carica, energia. In Italia ci piace sottovalutare tale
coppa, coppetta, ma la realtà è che nomi vincitori sono grandi nomi, Aito,
Blatt, Pesic, devo dire che mi fa molto piacere”.
L’ultimo possesso di Cholet? “La prima idea era di fare fallo, poi
nella concitazione ci siamo accorti che i giocatori difendevano e li
abbiamo lasciati fare. Ho sempre pensato però che la decisione di fare
fallo non sia necessariamente meccanica: sono cose che dal punto di vista
teorico sono ragionevolissime, ma se sull’ultimo possesso sbagli un tiro
facile e perdi nel supplementare, poi te la prendi. Io ho sempre cercato
di vivere le partite a sensazione, senza decidere prima, e forse questa
volta è stata la cosa più giusta da fare. Poi l’intervento di Giovannoni
su De Colo poteva essere fischiato: ci siamo lamentati con Siena, ma
questo testimonia che sul medio lungo periodo c’è equilibrio tra fatti
positivi e fatti negativi”.
Boykins era atteso come stella di primissima grandezza, ieri è uscito da
giocatore utile e basta. “Ho raccolto in questi giorni due confidenze
di Boykins e di Langford. Earl aveva parlato con suo padre, che gli aveva
chiesto di non richiamarlo se non avesse vinto. Lui è qui per vincere, ci
teneva, dato che in NBA ha partecipato molto ma non ha vinto nulla, per
questo la vittoria è importante: Earl ha percepito l’importanza di esserci
e di dare un senso alla sua presenza qui, e si è messo a fare il secondo
violino anche per una condizione fisica non ottimale. Langford, del cui
abbraccio le mie ossa sentono ancora il peso, diceva che ha perso una
finale di college con Kansas, segnando diciannove punti poi fui estromesso
con un quinto fallo che non c’era. Tutti noi ci portavamo dentro dei
ricordi, questa è la mia sesta in dieci anni di carriera, ognuno di noi
aveva le proprie storie. L’orribile parziale dell’ultimo quarto si
giustifica anche col fatto che al di là degli schemi, c’erano uomini che
lottavano contro le ferite del proprio passato”.
Giovedì a Teramo si ricomincia, quindi le coppe non sono mai ultimo
episodio. “Dico una cosa: la partita di Teramo è fondamentale per il
secondo posto, che alla luce di quel che si vede in giro noi ci meritiamo.
Alla luce di quello che si vede in giro però, dico anche che non penso sia
determinante: non c’è una squadra di cui essere terrorizzati anche con lo
svantaggio di fattore campo. Lo dico con rispetto degli altri e con la
consapevolezza del nostro valore. L’aver visto Roma – Milano mi ha tolto
qualche ansia”.
A questo punto, il salto di qualità è quello di resettare la mente dopo
periodi particolari, come lo sono stati quelli che hanno portato alle
sconfitte con Rieti e Ferrara. “Sono d’accordo, in questo senso la non
sicura presenza di Boykins potrebbe dare ai compagni la scossa che ci
serve. Uno choc positivo, diciamo così; in più credo di vedere se in
qualche modo la vittoria di una Coppa ci darà ulteriore consapevolezza nei
propri mezzi o ci toglierà la tensione che si è sempre fatta sentire nei
momenti positivi. Ho fiducia in questi giocatori, ci sono energie: a 2/3
finalisti in Coppa, vittoriosi in Eurochallenge, secondi in classifica.
Fin qui abbiamo fatto una buona stagione, poi avendo visto Milano e Roma
ieri non sono angosciato del fattore campo: la spinta del pubblico della
FSS non è però paragonabile”.
Confronto con Siena? “Non mi sono montato la testa, in questo momento
siamo la più credibile alternativa a Siena. In questi giorni si leggeva la
grande striscia di Milano, poi però è andata a Roma e ne ha presi venti.
Venuti da noi, noi tornavamo da Istanbul e loro giocato in casa: loro
stanchi, noi no. Ora venivano da una striscia di otto partite vinte
consecutive, e questo ti autorizza a andare a Roma e giocare una partita:
poi, quando ha trovato una avversaria di pari livello, è finita di venti.
Allora, se facciamo il conto di una classifica avulsa dalle quale non
toglierei Teramo, che è convinta di arrivare fino in fondo, in una gara a
quattro tra Siena, Milano, Roma e noi, secondo me non si discute chi sia
l’alternativa, lo dicono i fatti”.
Siena ha vantaggio di tre anni rispetto alla concorrenza, cosa che gli
avversari non hanno. La Virtus manterrà il nucleo, quanto farà comodo
conservarlo? “Rispondo in maniera indiretta, non ha senso dire come
andare avanti, ad oggi l’accordo con Sabatini non c’è. Il problema non
sono io, è necessaria la continuità. Ferrara sta facendo bene perchè ha
continuità, Biella sta facendo bene perchè Bechi allena lì da tre anni: in
questo sport assolutamente isterico, come quello italiano, la continuità
di per sè è un vantaggio e lo testimoniano non la convinzione mia che
restando io qui sarebbe conveniente sia per una che per l’altra parte.
Citando realtà diverse, si nota che Valli e Bechi sono lì da tre anni, e a
fronte di roster significativi, producono un basket splendido: Collins,
Jerebko, sono giocatori formidabili, e la continuità prescinde dai soldi
che si investono”.
Terry, che ha cambiato il look della squadra, è molto altalenante.
“Come molti di questi ragazzi, essere un 25enne americano non è essere un
25enne di Scampia. I 25 di chi ha fatto 4 anni a North Carolina, uno in
Grecia, attesa NBA, poi Soresina: lui, ma anche Keith, hanno lottato. La
predisposizione ad essere mentalmente pronti, non è facile: capire quanto
la continuità in Europa sia fondamentale non è poco, lo stesso Boykins ha
faticato. E Earl ha 32 anni, Terry ha 25 anni e un’esperienza limitata, a
North Carolina poi vivere l’NCAA è forse irreale. Quel mondo lì è lunare,
e da lì si arriva a Soresina o a Bologna, e capisci che se perdi una
partita è un disastro. C’è chi lo capisce, chi meno: Rey è giovane
nell’animo per affrontare certe partite: la consapevolezza poi che ci
saranno tre americani per l’anno prossimo mi fa dispiacere, perchè il suo
ruolo di ala forte – ala piccola, sarebbe un bel progetto su cui lavorare,
è un ragazzo disponibile. Parlo da coach della Virtus dell’anno prossimo
anche se per il momento non lo sono”.
Tu messo in bacheca 2 trofei in 2 anni: la differenza tra bravo coach e
allenatore vincente? “Oggi, rientrando a Trieste, i miei bimbi mi
volevano regalare un portachiavi con papà, ho fatto prendere uno “vecchio
e saggio”. In dieci anni ho abbassato di un tono la mia aggressività, poi
non ti nascondo che alla sesta finale in dieci anni quando vinci con la
Virtus sei più mediaticamente esposto e anche celebrato. Continuo a dire
che si tornava a vincere in Europa dopo anni, ma anche vincere con
Avellino è stato un momento importante, mi ha tolto rabbie che avevo
dentro da anni”.
Cosa ti hanno detto i tuoi figli ieri sera? “Erano contenti perché
ormai, a 11 e 7 anni, hanno un’età in cui la partecipazione alle vicende
delle squadre allenate dal padre è consapevole. Hanno i loro amici a
Bologna, hanno vissuto qui, tutto ciò li ha resi orgogliosi nel viaggio
verso Bologna”.
Hai usato la metafora della corda sotto al ponte: quando De Colo ha
tirato, il cappio cominciava a stringersi, da che parte ti sei girato?
“Mi è passata tutta la vita davanti in due secondi, e per completare lo
scherzo, dico anche che ho sempre ricordato quella cosa che disse Pajetta
a Berlinguer: lui si è iscritto direttamente al comitato centrale, mentre
io sono orgoglioso di avere fatto le sezioni. Ero a Porto Torres, non me
lo dimentico, e non riesco a darmi uno status da comitato centrale, e
questo aumenta la gioia quando capita di vincere”.
Avete avuto paura di vincere? L’epilogo, stavolta fortunato, toglie
scimmia alla squadra dopo rimonta di Siena? “E’ assolutamente così, per
quanto molti dei protagonisti avessero alle spalle solo una finale nel
modo in cui abbiamo perso. Vivendo di basket tutto il giorno, in una città
dove il basket è sport di cui tutti parlano, c’era la consapevolezza di
non poter sbagliare. L’aver sbagliato due tiri facili di Boykins ha
consentito un paio di contropiedi loro, ci ha riportato al dramma quando
eravamo vicini all’happy ending, e questo è stato un rischio troppo
grande. Ma esiste un equilibrio tra quel che ti è tolto e ti è dato, e
credo che stavolta qualcosa ci sia stato dato, l’intervento di De Colo era
ai limiti”.
Ora cosa manca? “Molta fiducia che questa vittoria sblocchi il
retrogusto d’incertezza che potevamo avere. Per essere una squadra
completa, continua a mancarci un’alternativa al gioco perimetrale e a
quello in velocità, e lo dico con rispetto per Ford. Un centrone che dia
alternativa a quello che ci dà Chiacig in questo momento forse ci manca,
poter dare palla a chi attiri tutta la difesa, forse manca. Ho detto a
Sabatini che non volevo interventi quando sono arrivati, e dico che mi
sembra giusto andare avanti così, poi faremo le nostre valutazioni al
termine della stagione”.
Cosa ti hanno detto i ragazzi? “Credo che ci sia da parte di tutti la
consapevolezza di essere ancora nel corso dei lavori. Penso di avere
instillato nelle menti dei giocatori la voglia di giocare contro Siena,
per affermare la loro superiorità diretta. Una squadra diventa importante
quando vince, e l’abbiamo fatto, quando gioca un buon basket, e spesso lo
abbiamo fatto, e quando vince in trasferta. Dopo le prossime tre partite,
saremo dove ci meritiamo di essere, va bene così”.
L’arrivo dei playoff, già ora mezzi spareggi, innalzeranno il livello
della squadra, e spingerà i tuoi ad adeguarsi al
livello degli avversari? “Questo è un motivo che mi dà fiducia. Noi
tutte le partite importanti le abbiamo giocate sempre molto bene: a parità
di punti con Milano e con Roma, stante che noi abbiamo una giornata in più
da giocare, se devo scegliere che tipo di pareggio devo avere – se essere
1-1 con Rieti e Ferrara o essere 2-0 con Roma e Milano – preferisco avere
vinto le partite contro di loro ed avere magari perso qualche cosa per
strada contro chi ai playoff non ci sarà”.
Niente di fatto per il rinnovo del contratto
di Claudio Limardi - Corriere
dello Sport/Stadio - 28/04/2009
E adesso il tormentone rischia di diventare il
rinnovo del contratto di Matteo Boniciolli. L'incontro dei giorni scorsi tra
il suo agente serbo, Misko Raznatovic, e Sabatini non ha prodotto nulla.
«Per ora l'accordo non c'è, io penso come se dovessi restare alla Virtus
anche l'anno prossimo ma per ora stando ai fatti non
posso essere certo di esserci ancora», ammette. Il coach triestino va oltre.
«Non voglio dire che la Virtus farebbe bene a confermarmi perché sarebbe
presuntuoso - elabora - ma la realtà è che il problema non sono né
io né i soldi che la società può spendere per fare la
squadra. Il problema è la continuità. Siena vince perché ha continuità di
lavoro e così in piccolo Ferrara e la stessa Biella che da tre
anni ha lo stesso allenatore, Luca Bechi. Questo è uno sport isterico: se
nell'arco di 22 partite ne vinci 20 tutti parlano delle due che hai perso.
La continuità è un bene prezioso, ti da solidità, certezze. Biella e Ferrara
domenica sera hanno offerto uno spettacolo di alto livello, con giocatori
spettacolari come Andre Collins e Jonas Jerebko. Ma possono farlo perché
hanno capito che la continuità paga a prescindere. Questo vale per tutti,
non solo per la Virtus e per me ovviamente». La
situazione è questa: Boniciolli è arrivato a novembre con un contratto
basso, pronto a mettersi in discussione e con le spalle coperte
dall'accordo-paracadute che aveva con la squadra della sua città, Trieste,
per fare da superconsulente. Ora vuole rimanere ma vuole anche un contratto
economicamente da allenatore di prima fascia, almeno in Italia. Si tratta di
trovare la cifra giusta che accontenti Boniciolli e possa conciliarsi con le
idee di Claudio Sabatini che oggi non sa quale budget avrà a disposizione
per la prossima stagione e se farà o meno l'Eurolega (ed eventualmente con
licenza annuale o permanente? Cambia moltissimo a livello di
programmazione). Quindi il patron dovrà giocare su diversi tavoli e
bilanciare gli sforzi.
Sabatini: «BonicioLli? Oggi lo
licenzieriei»
La Gazzetta dello Sport -
29/04/2009
«Se non conoscessi il carattere impulsivo di
Boniciolli, dopo quello che ha dichiarato, lo licenzierei»: è il commento di
Claudio Sabatini a quanto ha detto il coach sul suo futuro alla Virtus («ad
oggi, l'accordo con Sabatini non c'è»).
COUNTDOWN #9
basketnet.it - 04/05/2009
ZERO
- A Matteo Boniciolli (allenatore
della Virtus La Fortezza Bologna), in cerca di rivincite dopo l'intervista
rilasciata lo scorso giovedì alla Gazzetta dello Sport. Anche in quest'occasione
è riuscito nell'impresa, complessa, di non parlare mai dell'avversario,
soprattutto di fronte a sconfitte nette e brucianti come quella in casa
contro Teramo, che si aggiunge a quelle rovinose di Caserta (-10), Siena
(-26), Rieti (-25) e Treviso (-16). Difficoltà ad affrontare questioni
tecniche evidenziate persino dopo la faticata vittoria contro il modesto
Cholet in EuroChallenge, trasformando nel contempo le due sconfitte con
Siena (Coppa Italia e campionato) in due successi. Boniciolli parla, in una
stagione ancora tutta da decidere, un po' prematuramente di rinnovi ed
aumenti contrattuali, una richiesta davvero sorprendente se si pensa che la
Virtus che quest'anno tra l'altro ha concesso all'allenatore giuliano di
poter continuare la sua, remuneratissima, collaborazione anche con il basket
triestino. Una situazione ambigua quella con La Fortezza che non può non far
ricordare che Boniciolli non riesce ad essere in armonia con la stessa
proprietà per due stagioni di fila da oltre 15 anni, un dato che dovrebbe
far riflettere.

LA FORTEZZA - BENETTON: PAGELLE STATISTICHE
E INTERVISTE
di Bruno Trebbi - bolognabasket.it - 10/05/2009
Le parole di Matteo Boniciolli - ”E' il momento più difficile
della stagione, cinque sconfitte in fila per una squadra che è stata
seconda tutto l'anno è difficilmente accettabile, come è difficilmente
accettabile perdere in questo modo una partita del genere. Avevamo chiesto
di fare fallo, e invece è stato fatto fallo sul tiro. E il pareggio di
Bulleri psicologicamente è stata una mazzata. Poi abbiamo tirato malissimo
ai liberi, sprecando tante buone azioni costruite. Davvero una grande
mancanza di lucidità. Giochiamo venerdì con Treviso dopo un giorno per
smaltire la delusione, poi lavoreremo duro per cercare di andare in
semifinale. Ho fatto il mio lavoro onestamente, non devo giustificarmi con
nessuno. In ogni caso sono andato a vedermi due vittorie storiche del
nostro basket europeo, vittorie che hanno aperto un ciclo, e le loro
conseguenze. Dopo la vittoria in coppa delle coppe della Virtus di Messina
la Virtus fu eliminata nei quarti da Caserta. Quando Siena vinse la
Saporta, suo primo trofeo, fu eliminata anch'essa nei quarti. Devo capire
come mai dopo una grande vittoria ci sia un momento di vuoto. E' successo
e succede, ad allenatori più bravi di me. Però dopo la delusione immediata
sono sorti dei cicli. Il nostro sforzo è quello di cercare di invertire
questa tendenza.”
Ora Boniciolli bracca Sabatini
di Claudio Limardi - Corriere
dello Sport/Stadio - 19/05/2009
Sarebbe eccessivo parlare di retromarcia ma
dopo i malintesi delle ultime settimane, la sensazione è che Matteo
Boniciolli avrebbe tanta voglia di azzerare quanto successo in materia di
rinnovo del contratto e verificare con Claudio Sabatini se esistono le
condizioni per andare avanti.
ACCORDO - Qui bisogna fare chiarezza: quando
venne presentato come sostituto di Renato Pasquali, si disse che Boniciolli
aveva già firmato fino al 30 giugno 2010. Quello era l'accordo iniziale, ma
dopo la conferenza stampa fu lo stesso allenatore a chiedere che l'accordo
fosse annuale. Boniciolli voleva mettersi in discussione e mostrare le sue
qualità al nuovo club. Cosa che poi è successa. «Avevamo tre
obiettivi stagionali e almeno due li abbiamo raggiunti:abbiamo vinto l'Eurochallenge
e giocato la finale di Coppa Italia. Se lo scudetto andrà a Siena, come
credo, alla fine dell'anno per il secondo anno consecutivo gli
unici allenatori ad aver vinto con squadre italiano saranno stati
Pianigiani del Montepaschi e il "povero" Boniciolli. L'anno passato ad
Avellino e ora a Bologna», dice il coach bianconero.
RINNOVO - In sede di rinnovo il problema è
stato essenzialmente economico. Boniciolli ha chiesto un ritocco importante
rispetto al salario odierno ma ragionevole rispetto alle cifre di mercato.
Sabatini gli ha proposto un contratto superiore a quello che era stato
concordato a novembre per il secondo anno. Quindi nei fatti tutti e due
hanno validi motivi per ritenersi dalla parte della ragione. Ed è corretto
precisare che tutti e due manifestano comprensione per le posizioni della
controparte. Detto che si fatica a trovare qualcuno che creda nella
permanenza bolognese di Boniciolli, esiste la possibilità di un accordo?
Boniciolli teme che Sabatini - noto per il suo iperattivismo, tanto che non
è mai stato un giorno senza l'allenatore: via Markovski c'era già
Pillastrini, via Pillastrini c'era già Pasquali, via Pasquali c'era già
Boniciolli senza pause - abbia già scelto il nuovo coach. Ma non è così:
Lino Lardo, potenzialmente il favorito, sta trattando con Caserta, segno che
di accordi non ne ha; Giorgio Valli è vincolato a
Ferrara e la Carife non sembra intenzionata a mollarlo;
Luca Bechi - spinto da Virginio Bernardi che di Boniciolli è stato
l'agente fino alla scorsa estate - è libero ma con
Sabatini non ha parlato.
MANAGER - Quindi non c'è nero su bianco.
è facile immaginare
che il nuovo manager virtussino, Massimo Faraoni, possa sentirsi più a
proprio agio se riuscisse a portare a Bologna l'attuale assistente di Siena,
Luca Banchi, da lui allevato nel settore giovanile e poi in prima squadra a Livorno. Ma anche Banchi è sotto contratto e i rapporti Virtus-Siena
sembrerebbero escludere manovre di disturbo. Se Boniciolli eliminasse
Treviso e si battesse dignitosamente contro il Montepaschi, chiuderebbe una
stagione di spessore e potrebbe sfruttare - accettando però le condizioni di
Sabatini - il ricordo dell'esperienza Markovski che suggerirebbe alla Virtus
di non rinunciare ad un tecnico vincente.
EUROLEGA - Se invece la stagione finisse male
- l'obiettivo principale alla fine era conquistare il diritto triennale di
Eurolega e quello sembra legato solo ad un miracolo adesso, sulla scorta
di quanto accaduto nelle ultime settimane, il riavvicinamento sarebbe
impossibile. Di sicuro Boniciolli non è stato fortunato. Quando è cominciato
il braccio di ferro le sue quotazioni erano alle stelle. Qualche
dichiarazione avventata dopo, sulla sua testa sono piovute anche troppe
sconfitte. Sabatini l'ha protetto e gli ha teso la mano, ma la
scuola di pensiero all'Arcoveggio è che allenare la Virtus sia un privilegio
che vale più di una manciata di euro.
LA FORTEZZA - BENETTON: PAGELLE STATISTICHE
E INTERVISTE
di Enrico Faggiano - bolognabasket.it - 23/05/2009
Boniciolli - Non penso che questa sconfitta
possa cambiare tanto. Ma quello che ho detto ai giocatori, vedendoli
frustrati e dispiaciuti, era che sarebbe stato meglio esserlo dopo aver
giocato 40’ e non 20’. Non possiamo sorprenderci del fatto che loro abbiano
cominciato in maniera aggressiva; poi siamo tornati a -5 giocando due
quarto, e ripiombati a -20 con il rientro di Boykins. Adesso torniamo a
giocare a casa nostra, sperando di avere più giocatori presenti e non ci
scomponiamo, dato che non c’è tempo per farlo: in regular season staremmo
una settimana a flagellarci, ma i playoff sono così, e prendiamo esempio da
come è rinata Treviso. Boykins? Io dall’esperienza di quest’anno traggo
l’idea di essere ormai vicino allo zen; prima di passare al buddismo con
tanto di tonaca, fatto 99 facciamo 100. Ringrazio Sabatini di darmi la
possibilità di non farlo giocare, ma il mio compito è quello di sfruttare le
risorse di questa squadra e di questo gruppo, destino di chi arriva a metà
stagione e che non può fare stravolgimenti inutili in questo momento. Io
fortifico il mio passaggio verso lo zen. Le scelte difensive di Treviso su
di lui? Menarlo, ma non lo dico per lamentarmi, dato che loro hanno fatto
bene, perché Boykins va picchiato. Poi non punto il dito solo su di lui,
perché se dovessimo pensare al suo cambio, che è una prima scelta NBA, non
ci siamo. E non dimentichiamoci l’assenza di Terry. Questa squadra è stata
costruita attorno a Boykins: se gioca bene, come ha fatto due giorni fa,
tutto a posto. Quando gli muore la nonna, quando ha la visita del bimbo, io
devo avere pazienza, nel bene e nel male. Oggi è stato molto negativo, in
altre occasioni è stato positivo: quando scegli un giocatore come lui lo
sai, non puoi pensare di trasformare Maria Goretti in una ballerina di lap
dance, con perizoma e balli sul cubo. Questa non è però una critica verso
chi ha fatto la squadra, dato che se avessi avuto dei dubbi non sarei
venuto: con lui abbiamo vinto una Coppa europea, siamo stati vicini a
vincere la Coppa Italia, vinceremo gara 4 e torneremo qui per gara 5. Ho
fiducia nei giocatori che alleno, il rispetto è immutato, per cui non sto
qui a parlare di grinta o di aggressività che avrei voluto diversa: mi
sentirei ridicolo a dire ovvietà, ma non lo dico come alibi. Terry? Il
problema è la sopportazione del dolore, più che del dolore in sé. Ma anche
rispetto a questo, non mi sento di valutare una cosa soggettiva. Potrebbe
giocare, sembra Enrico Toti.
"Anno nero? Vinceremo solo noi e Siena..."
di Stefano Valenti - La
Repubblica - 29/05/2009
Matteo Boniciolli,
subito a casa. E nella sua Trieste si faceva festa.
«C'erano 4500 persone al palasport per la promozione in
A dilettanti, battendo Riva del Garda. Con due ragazzi triestini, 17
enni, decisivi». Fuga da Bologna, dalla Virtus, da
Sabatini. «No. Nell'ultimo colloquio, sereno,
Sabatini m'ha ribadito di
voler ridimensionare. E per questo di non
poter soddisfare le mie richieste. "Tu vali
quei soldi, ma
io non li ho". Detto
pure a Luchi e Giovannoni. Gli resterò grato, m'ha dato la Virtus».
Se permette, la cacciata di Gui ha fatto più
male alla gente. «Una scelta
mirata, un simbolo, e con un contratto importante.
Gui c'è rimasto male.
è chiaro che
tagliare Koponen non fa notizia». Colpito il più
amato dai tifosi. Alcuni
ingrati, certo, ma mica tutti.
«Sabatini mi ha parlato di insuccesso sportivo. Discutibile: a fine
anno avranno vinto solo Siena e noi. Ma quella faccenda degli abbonamenti
l'ha fatto imbufalire». Vende o no?
«Non so. A me ha detto "faccio la squadra coi soldi degli
abbonamenti". Quindi un allenatore da 70.000 euro, tre
americani da 150, poi i giovani». Che ne pensa?
«Ammiro chi mette soldi nello sport. Senza
Sabatini non ci
sarebbe stato il confronto Langford-Ginobili. Lui crea sempre
scalpore, avrà difetti, come tutti, ma la Virtus l'ha salvata.
è stato logico e
onesto. "Io non ce la faccio più"». Si sente un uomo
libero, ora? «Lo sono perché a 47 anni dico quello
che penso. Mi si valuta più per questo, che per quel
che faccio. Ma non dico banalità, non offendo nessuno, a volte vado fuori
giri. In Italia polemizzare con qualcuno è una condanna eterna,
lo so. Ma non cambio». Il rammarico più grosso? «Quel fallo non fatto da
Earl su Bulleri. Mi ha
tramortito, mi sono ripreso al 2' del supplementare.
Lì è girato tutto». Si può dire che ha gestito
Boykins e allenato Langford? «Vero. Ma è nella
logica, uno di 25 anni passato da
Soresina, l'altro di 32
di cui 10 in
Nba. Mi diceva
«sei come Karl, non mi fischiate mai un fallo a favore».
Ha allenato Basile e Fucka, e pure Ortiz e Burlacu: Boykins dove va
messo? «Sul piano umano tra i primi cinque. Ma qui ha
capito tutto dopo tre ginocchiate nei
primi 5'. Poi Bulleri se l'è mangiato». L'anno
prossimo a quale coppa punta, per tener aperta la
striscia? «Coppa di Lega con Trieste».
E dove allenerà, se l'Italia è così ingrata?
«In Europa apprezzano chi vince una coppa, qui snobbano. Conosco l'Italia,
mi rincuoro se trovo simpatia al supermercato, poi
però deve arrivare Guardiola per dedicare la Champions a
Maldini. Non potendomi paragonare a questi eroi, figuriamoci quel che
posso dire io a Sabatini. Qui il passo avanti nella
carriera lo fai quando smetti di stupirti».
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