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Boni marca l'ex-gemello Niccolai
Mario Boni
nato a: Codogno
il: 30/06/63
altezza: 200
ruolo: ala
numero di maglia: -
Stagioni alla Virtus: 2004/05
Statistiche individuali
biografia
su wikipedia
Virtus, ci vuole
SuperMario
di A. Costa -
Il
Resto del Carlino" - 15/03/2005
Messo fuori squadra a
Jesi, Marione Boni non tarderà troppo a trovarne una nuova: la Virtus
Bologna è lì pronta ad accoglierlo. Per consumar le annunciate nozze bisogna
risolver la burocrazia del divorzio prima e del nuovo ingaggio poi, magari
allungandolo sulla promessa di un secondo anno: questione di ore, insomma,
ma tutto fa capire che si farà.
Più di tutti lo fa capire il diretto interessato, dicendo che Bologna è in
cima ai suoi desideri: alla V nera lo vogliono, lui ha voglia di giocare e,
magari, chiuder bene una carriera che in diciassette anni di A (Montecatini,
Roma, Roseto, Teramo e Jesi) e qualche spicciolo all’estero (Spagna, Grecia)
gli ha dato soltanto una Korac, quella del ’97 con l’Aris Salonicco. A
Bologna, al momento, gli si offre la chance di dare una mano alla Virtus per
tornare nel basket che conta di più: riuscirci non sarebbe poco per farsi
ricordare.
Da dimenticare sembra il finale di Mario Boni a Jesi: rientrato dopo un
lungo infortunio, il terzo bomber del basket italiano fra quelli che ancora
non ci mollano va presto in rotta di collisione col nuovo tecnico Subotic,
già incrociato in Grecia e da lui stesso definito «il miglior tecnico che
abbia mai avuto». La goccia che fa traboccare il vaso cade nel sito di
Roseto sotto forma di intervista: non risparmiando critiche ai compagni e
all’ex allenatore della Sicc, Gresta, SuperMario finisce per diventare un
problema: subito dopo, vale a dire ieri, finisce anche fuori squadra.
«So che mi hanno cercato in tanti, ma non ho ancora preso nessuna decisione:
è un momento particolare, dopo tanti anni mi sento un po’ frastornato»,
dichiara in via ufficiale. Ma dietro le quinte la macchina è già in moto:
primo passo, risolvere il contratto con Jesi, al quale si è legato fino al
30 giugno del 2006, giorno in cui compirà 43 anni. Subito dopo, allacciare
un nuovo rapporto con chi si è messo in lista per averlo, ammesso che ci sia
davvero fila: la Virtus è comunque la prima, per scelta di tempo e desiderio
del giocatore. Che porterebbe alla Caffè Maxim quei punti che mancano
soprattutto quando gli altri piazzano la zona.
Dopo averne inseguiti tanti, e spesso buoni, svanito l’obiettivo di
riportare a casa Bonora che Roma alla fine ha deciso di non mollare, patron Sabatini è pronto a buttarsi sull’ultima occasione di un mercato di questi
tempi povero: la migliore, fino a prova contraria.
La Virtus ufficializza
l'arrivo Mario Boni
virtus.it
- 17/03/2005
Mario Boni è il nuovo
acquisto della Virtus Pallacanestro: nella Caffè Maxim vestirà la maglia
numero 16, e avrà un ruolo che, secondo Giordano
Consolini, potrà aggiungere sicurezza ed esperienza alla squadra. Il
giocatore è stato presentato nel pomeriggio presso la sede Virtus.
Quando ho ricevuto l'offerta di Bologna,
- ha detto - ho pensato
subito che era la migliore opportunità che potessi avere. Per me è un onore
vestire questa casacca, essere nella città dei canestri, in una delle
squadre più blasonate d'Europa: sono molto orgoglioso di questo. Quanto al
mio impiego in campo, non ho l' aspettativa di tirare 20 volte a partita,
chiaramente. voglio solo dare una mano a questa squadra, portare esperienza.
Non ho velleità personali, qui ho un solo compito: vincere il campionato con
la Virtus. Che,
peraltro, è già forte, ha perso qualche partita come è normale, ma ogni
pezzo è al posto giusto.
Giordano Consolini spiega così il ruolo che
avrà il nuovo innesto. Di Mario -
dice il coach - apprezzo la
schiettezza, anzitutto: poi, non sta a me dire che tipo di giocatore sia
Boni, c'è un'intera carriera che parla per lui.
La Virtus aveva
bisogno di un'aggiunta, in considerazione degli infortuni e in vista dei
probabili playoff. Mario è il giocatore che cercavamo da mesi. Ha
esperienza, può aggiungere sicurezza al gruppo, è uno che non si spaventa di
fronte a niente. Arriva in una situazione già formata, non faremo
grandissime variazioni sulle linee guida del nostro modo di stare in campo.
Credo che le caratteristiche tecniche di Mario Boni si adattino al modo in
cui la squadra gioca.
Mario Boni
è nato a Codogno, in provincia di Lodi, il 30 giugno 1963: guardia-ala di
200 cm, ha esordito in serie A1 l'11 ottobre del 1989 nelle fila della
Panapesca Montecatini, con cui aveva vinto l'A2 l'anno precedente. Nella
città toscana Boni ha iniziato la carriera, restandovi dall'87-'88 fino al
'95-'96. Aris Salonicco, Roma, Roseto, Teramo, e Aurora Jesi sono state le
altre squadre in cui ha militato, disputando in totale 15 campionati di
serie A.
Nella sua lunga vita cestistica vanta una Coppa Korac e una Coppa di Grecia
(vinte nel '96-'97 nelle fila dell'Aris Salonicco), 4 promozioni dall'A2
alla A1 (due con Montecatini, poi Roseto e Teramo), e il titolo di
capocannoniere di A1 nel '92-'93. Nelle fila della Sicc Jesi, quest'anno ha
viaggiato alla media di 15.6 punti in 25.4 minuti: in totale, ha realizzato
10930 punti tra A1 e A2, con una media in carriera di oltre 21 punti, 49% da
due e 82% dalla lunetta.
Boni: "Virtus,
vincerai lo scudetto e allora ti ricorderai di me"
di
Francesco Forni -
La Repubblica - 18/03/2005
«Non vivo nel mondo
delle fiabe: se la Virtus fosse stata in A1, io all’Arcoveggio, con una tuta
bianconera, non ci sarei mai arrivato». Per chi non lo conoscesse, Mario
Boni è questo: sa cosa può fare, sa dov’è arrivato. «L’età porta consiglio»
dice lui, che resta comunque un ruspante, in campo e fuori: mezza Bologna
gli chiederà di far arrivare ben altro, altroché la
saggezza.
«Lo so bene. L’unico premio è la promozione e io non giocherò, a 41 anni
suonati, per guadagnarmi un triennale. Darò la mia esperienza e quel che
servirà: non i 30 tiri, come qualcuno teme. La Virtus non ne ha bisogno. Con
Giordano ci siamo parlati: quando entrerò in campo sarà per produrre ciò che
so far meglio, muovere l’attacco, attirare raddoppi. Non sono uno da
scoprire adesso ed il coach sa cosa posso dare. Non come in Spagna, quando
contro il Tau uno s’inventò la box and one e mi mise a uomo su Elmer Bennett».
SuperMario è «franco», parola di Consolini.
Non pretende che tutti i blocchi vadano a lui, spiega a parole e con una
mimica sempre accesa di non essere venuto a rompere le uova nel paniere.
Semmai a provare di riempirlo. «La LegaDue è un campionato da battaglia,
dove ci sono pochi specialisti e tanti che invece giocano in due ruoli. Io
mi dannerò alla morte. Capo d’Orlando fin qui è stata spettacolare, la
Virtus ha sbagliato poco, ma è dietro: la corsa è difficile. Guardiamo solo
a noi stessi e cerchiamo di finirla in gloria».
Boni assicura che è pronto a tutto, recuperato l’unico acciacco della
stagione, uno stiramento al bicipite femorale, e archiviato l’addio a Jesi.
«Non vivacchio, né gioco solo per lo stipendio. Era
cambiato tutto rispetto ad inizio stagione, non potevo più stare lì». Cerca
la sua personalissima ciliegina d’una carriera che gli ha reso meno di
quanto lui abbia dato, non solo in punti. «Voglio la serie A. E basta. Così
quando poi la Virtus rivincerà lo scudetto, potrò dire: ho dato una mano per
farli tornare in paradiso. Sarebbe un grande orgoglio. Farò il mio, massima
disponibilità. L’ho detto, non ho più l’età per poter sperare o pretendere
il cielo. Avrò di fianco ottima gente, capace di giocare. I blocchi per me?
I punti che segno sono merito di chi dà una mano.
Podestà, Pelussi e
Casoli: c’è parecchia gente capace».
Domenica si troverà subito contro Esposito, altro bomber d’annata. «Una gara
dura, ma stimolante ai massimi. Lui è uno di quelli per cui la gente paga il
biglietto». Poi, a innervare il terzultimo attacco della LegaDue, Boni dovrà
iniziare subito, vista pure l’ennesima emergenza:
Flamini è in dubbio, acciaccato alla caviglia,
Casoli sarà certamente out. Nuovi assetti da
collaudare per Consolini. «Mario Boni è un
giocatore completo, uno che in campo non se l’è mai fatta sotto: non lo
scopriamo certo adesso. Sarà un valore aggiunto. Il maestro Nikolic diceva che voleva sempre avere almeno
uno dalla panchina in grado di cambiare le partite». Dunque, SuperMario è
quel quid mancato alla Virtus in questi sei mesi? «La squadra ha patito
infortuni ed è stanca. La sua esperienza e sicurezza saranno fondamentali.
S’è reso disponibile ed anche per questo, sfruttando le sue doti, non
stravolgeremo il nostro sistema».
CON MARIO TUTTI...
BONI
di
Alessio Torri - Bianconero, 07/2005
Dovessimo dar retta
alla carta d’identità, non dovremmo esitare un istante, perché a quasi
quarantadue anni in pochi riescono ad essere ancora sul parquet. Mario Boni
però, è uno di quei personaggi la cui memoria continua imperterrita a
lacerare gli animi. Lunga gavetta che, solo dopo i trent’anni, gli attribuì
il passaporto di bomber consacrato, attraverso un processo volutamente
allegorico di sana follia collettiva. E così, dopo una vita spesa in giro
fra Italia ed Europa, SuperMario sorprende ancora per mentalità e grinta: un
uomo solo al comando, mai dimenticato in tutti i parquet calcati (4
promozioni ed una Korac), che di lui portano solo ottimi ricordi. Questo è
Mario Boni, un gigante del nostro basket, uno dei pochi ancora in grado di
fare reparto. Come giustamente sottolineato da coach Consolini, a Bologna
non dovrà essere il salvatore della patria, semplicemente perché qua non c’è
nessuna patria da salvare. Piuttosto un’aggiunta verso un gruppo già
competitivo, secondo in campionato. Ed allora, cosa potrà offrire l’incedere
sempre ritto di questo ragazzino di Codogno? In un campionato di LegaDue, da
due a quattro, Mario può coprire almeno tre posizioni, offrendo quel quid in
più nei cambi di ritmo-gara. Degli esterni bianconeri è quello più
camaleontico, con qualche escursione a sorpresa persino nel ruolo di ala
forte per compiti tattici. Soluzione praticabile contro quintetti veloci, in
cui il quattro avversario sia di pari stazza. Con lui sarà una Caffè Maxim
differente, maturata fra assetti impregnati di realismo, i quali, in quel
crogiolo di prime punte che oggi Consolini ha, obbligheranno le difese a
delle scelte. Contro questo “attira raddoppi” in tanti possono raccontare
d’aver perso il sonno, mentre i compagni di squadra hanno spesso beneficiato
di quel metro in più per allestire fiaccolate. La sua forza è sempre stata
quella di emettere responsi conformi al profilo da bomber, persino in
Grecia, notoriamente campionato restio agli alti score. Inutile dirlo, qui a
Bologna l’abilità di SuperMario starà pure nella sensibilità di lettura
verso le situazioni: in un gruppo che lavora da mesi, con Guyton e Brewer a
spartirsi le maggiori doti offensive, a Boni verrà chiesta la convivenza
offensiva, regalando ad uno shooter come AJ maggior spazio per le
conclusioni. Nessun conflitto d’interesse quindi, sicché,
la bulimia offensiva vissuta ai tempi di Montecatini non sarà più nemmeno
necessaria. Superando così il luogo comune che, attorno a Mario Boni, sia
necessario costruire un fortino di specialisti difensivi. Il basket nostrano
insegna infatti che col solo talento non si vincono le gare. Perché, anche
contro avversari qualitativamente inferiori, occorre prima di tutto
pareggiarne l’impegno e solo da qui in poi, il maggior tasso può fare la
differenza.
IL DIARIO
DI MARIO
Bianconero, 07/2005
PALESTRA VIRTUS, Giovedì 17 Marzo 2005
Ore 15.00 Conferenza
stampa Arrivo un po’ in ritardo, a causa dei mille giri che ho dovuto fare
nel mio primo giorno bolognese. Era dai tempi dell’Aris Salonicco che non
vedevo tanti giornalisti per la mia presentazione…
Ore 17.30 Primo
allenamento. Si respira l’aria della “storia”, ad entrare nella palestra
dell’Arcoveggio. Saranno gli stendardi appesi ai muri, sarà forse avere
addosso una maglietta con la Vu e la stella...
PALACATTANI, Domenica 20 Marzo 2005
Ore 18,00
Siamo in campo per il
riscaldamento. Sugli spalti ci sono i nostri tifosi, sono venuti in tanti da
Bologna. Cominciano subito a fare il mio nome, vorrei ringraziarli ad uno ad
uno per il sostegno e la fiducia.
Ore 18.30
Il cronometro segna
4’40”, tanto manca alla sirena del primo quarto, quando Giordano mi chiama
in campo. La mia attesa finisce, e inizia una nuova esperienza. A 41 anni,
sono un giocatore della Virtus.

FACCIA A FACCIA
CON MARIO BONI
Bianconero, 10/2005
Il faccia a faccia di
questo numero è del tutto particolare. E’ un faccia a faccia che la
Virtus
ha avviato con il suo pubblico e i suoi tifosi. E per questa nuova forma di
partecipazione alla vita della squadra impegnata nei playoff, la
Virtus
ha scelto di rivolgersi agli iscritti a We love Vu,
che ormai sono quasi 2000. Mario Boni è stato il primo ad incontrare un
gruppo di utenti della community, che si sono intrattenuti con il bomber di
Codogno per una chiacchierata durata mezz’ora. Qui, le prime domande e
risposte dell’incontro – pilota; il contenuto del secondo incontro, con
Giordano Consolini, è già a disposizione esclusiva degli iscritti a We love
Vu.
D: Mario, nella tua
carriera sei stato bandiera, straniero determinante, ora giocatore
esperto...
R: Io mi identifico
molto con la realtà del posto. E amo le sfide: arrivo in una squadra senza
voler essere riconosciuto per quello che ho fatto in carriera, ma per
mettermi in discussione, per guadagnarmi la fiducia del coach e della gente.
Ho sempre avuto voglia di combattere, e poi sulla strada mi sono trovato, e
ho scelto, le sfide. E mi piace sposare i progetti, questo è il mio stimolo
principale.
D: Trovi che i
giovani abbiano ancora questo tipo di mentalità "combattiva", oggi?
R: Sinceramente un po’
manca questa mentalità nei ragazzi che si affacciano al basket oggi.
Essendomi allenato ormai con tanti ragazzi, posso dire che molti non
affrontano con entusiasmo l’idea di far parte dei 10. Quando mi dissero che,
a Vigevano, sarei andato in panchina con la prima squadra, mi misi quasi a
piangere, e ci andavo anche con la febbre a 39...
D: Restando ai
giovani: come vedi la regola che impone un numero minimo di italiani?
R: Sinceramente ha un
senso, perché dalla Bosman in poi il movimento si è un po’ impoverito.
Dobbiamo far giocare gli italiani perché credo che lo sport sia un valore
culturale di questo paese: gli stranieri sono bravi e sono necessari per
elevare il livello del gioco, ma mi piacerebbe vedere dei giovani italiani
che crescono. Per questo, bisogna ricreare dei grandi settori giovanili.
D: Parliamo di Virtus?
Come sei arrivato qui da noi?
R: Con la voglia di
partecipare a questa nuova grande sfida. Per me mettere piede al
PalaMalaguti, dove ci sono appesi i trofei, dove si respira la storia, è
stata una grande emozione. La Vu nera sulla maglia è davvero significativa:
trovare l’emozione, lo scopo, la voglia, qui, è stato facile.
D: Tu sei un
giocatore di carattere in questo gruppo…
R: Sono un
combattente, come Pelussi, o come Corey, che è uno che eleva la
concentrazione, la voglia di vincere di tutta la squadra. Io sono uno
schietto, uno che vuole con tutto il cuore che le cose vadano bene e mi
impegno al massimo per questo.
D: Come vedi questi
playoff?
R: La squadra è
fortissima, davvero, me ne rendo conto ogni giorno di più, e credo che
possiamo e dobbiamo vincerli.
D: E tu come ti
senti?
R: Io amo questo gioco
e mi sento bene fisicamente. E mi va benissimo il ruolo che mi ha dato
Giordano: non devo stare in campo fin dall’inizio, ma entro dalla panchina e
mi sento già caldo, pronto ad entrare nel vivo dell’azione. Sento di poter
essere utile in vari modi, ad esempio per procurarmi dei falli, magari
quando gli avversari sono già in bonus. Insomma, sono molto soddisfatto.
Quando Messina disse: "Giordano, prendi Mario e vai
su"
di Walter Fuochi
- La Repubblica - 04/06/2005
«Giordano, prendi
Mario». Lo sponsor è insospettabile: lo stesso che, nella sua squadra,
Boni non lo volle mai. Già, basta sfogliare le guide. Boni Mario, classe
‘63, presenze in nazionale una. Siena, febbraio ‘92, Italia-Cecoslovacchia
75-57: Gamba allenatore, lui 7 punti. Amen. Nel
‘93 Azzurra passa a Messina, nel ‘94
Supermario trascina Montecatini a 30 punti grassi a partita, numero uno in
A1, ma in Nazionale vanno Bullara e Ruggeri. Diecimila e rotti punti, tra
quelli fatti e quelli da fare, al prode Ettore non servono.
«Giordano, con Mario vai su. E se lo prende Scafati, invece, ci vanno
loro». Adesso è roba fresca. La trama della stagione spiega ben più dei
tabulati dei cellulari di Consolini e Messina: che piazzerebbe poi questo
colloquio dopo un +39, a Sassari, girando in notte d’ansia una notte
quieta. Già, scorre l’inverno e Capo d’Orlando non si ferma più. La Virtus
invece tossisce, sferraglia, perdicchia. Ce ne vuole un altro, chiaro come
il sole. Uno che l’infili. E anzi, quando si rompe Parente, ce ne vogliono
pure due. Sabatini fa il giro delle sette
chiese. A Jesi, luogo del destino, già conosciuto come amara valle di
lacrime, si ferma. E’ arrivato Subotic, che per salvarsi cambierà mezza
squadra: cedibili, anzi, te li portano a Bologna sul cannone della bici,
soprattutto due. Boni e Rombaldoni.
Il Sabba punta sul Romba. Con Jesi chiude: 250 mila euro di buy-out e
l’argento d’Atene è suo. Romba è però già in amorose trattative con
Savic, sogna Barcellona, Atene e Mosca, mica
Montegranaro, Pavia e Imola (zitti, fareste tutti lo stesso sogno). Magari
la spinta giusta è proprio che se lo stia pigliando la Virtus: Re Giorgio
dà l’okay a Zoran, in due ore Jesi riscrive le carte con la Fortitudo. Era
"Sliding doors" il filmetto che raccontava opposti destini salendo o
perdendo un vagone di metrò? Sì, era quello, ma qui, al tempo felice del
paese dei balocchi, avevamo già visto "Via col vento": Myers, Fucka,
Basile, quante porte girate in un attimo. E poi, in questo caso, la storia
somiglia più a Ginobili-Meneghin, lo scambio
di persona più folle di Basket City.
Lo sapete: Messina era affranto quando il figlio di Dino cambiò idea,
maglia e lettera (Effe per Vu). In un cassetto c’era l’opzione su Manu:
vabbè, pigliamo lui. Subito abbagliante per nitidezza di risultati, lo
scambio di destini è ora attraccato ad esiti drammatici nel loro
divaricarsi, se l’uno giocherà a giorni, da prima o seconda punta, una
finale Nba e l’altro chiederà ad un nuovo calvario per sale operatorie
l’ultimo decoroso scampolo di una carriera ora fantastica ed ora
dissipata. Boni e Rombaldoni sono ovviamente altro: resta però questa
casualità che oggi premia la sorte virtussina, poiché Mario, anche senza
sparare raffiche, ha tiranneggiato sull’overtime di Scafati, forse la vera
partita della A, mentre fra stenti, fatiche e guai fisici, il bello di
Rombaldoni ancora non s’è visto.
A 42 anni, Supermario Boni inciderà il suo nome tra i cavalieri che fecero
l’impresa, dopo averne firmate mille altre, anche se questa resurrezione
d’un vessillo glorioso è il fiotto d’adrenalina che, al suo picco massimo,
tutt’al più accosta i giorni in cui, vinta una Coppa Korac, i tifosi di
Salonicco gridavano estasiati «viva l’italiano pazzo»; oppure, al minimo,
i tempi cupi di due soste per doping, quando la linea di difesa fu che
qualche pasticca in più gli doveva servire per non deludere in luna di
miele. Supermario entra, tra i grandi, in un Walhalla molto affollato, ma
non ci sfigura. Io può, diceva quel tale. Io c’è, può dirlo anche lui.
Boni: "Io ritirarmi?
Sì, ma a cinquant'anni"
di Alessandro Gallo
- Il Resto del Carlino -
06/06/2005
Boni, che cosa fa,
si ritira?
«Non ho capito bene la domanda».
è
un quesito inerente il suo ritiro dopo aver condotto
la
Virtus in serie A.
«Appunto. è la
domanda che è sbagliata. Perché l’ho detto e ripetuto. Mi ritirerò,
certamente, ma non prima di aver compiuto 50 anni. Pensate che mi è stato
chiesto di fare il general manager. Ma quale giemme, io voglio giocare».
Considerando che ne festeggerà
42 anni il prossimo 30 giugno dobbiamo dedurre che vorrebbe restare in
bianconero.
«Proprio così. Ma partiamo con ordine. Il ritiro è il concetto che è più
lontano dalla mia mente. Sto bene e conto di mantenere questa condizione a
lungo. Ecco perché voglio continuare a giocare».
Intanto ha vinto la scommessa a
distanza con il suo amico Niccolai.
«Andrea, per dirla tutta, è stato sfortunato. La Virtus l’anno scorso
giocò bene, ma arrivò in finale dovendo affrontare le prime due gare in
trasferta. Credo che la differenza principale sia questa. Io ce l’ho
fatta, ma anche Nick era arrivato a un passo dalla A».
Ce l’ha fatta nel modo più
inusuale per lei. Si è messo al servizio del gruppo.
«Vero. Forse devo farmi i complimenti. Battute a parte, l’approccio, qua,
è stato molto chiaro fin dall’inizio. Consolini
mi ha spiegato quello che voleva da me. Ho accettato, cercando di essere
la famosa zeppa. Quella che metti sotto il tavolo quando ti accorgi che
traballa».
Ora, però, vorrà tornare a
essere SuperMario.
«No. Ho scoperto, grazie a Giordano Consolini,
che si può essere utili in altro modo».
La sua situazione contrattuale?
«Sono free agent ma per la Virtus sono disposto a fare il gregario a
vita».
Lei un gregario?
«Sì. Perché restando qua avrei la possibilità di giocare l’Eurolega. Non
l’ho mai fatta e mi intriga parecchio».
Eurolega no, ma la Korac…
«Quel trofeo l’ho vinto quando contava qualcosa. Lo alzai al cielo
giocando in Grecia, battendo, nell’ordine, il Partizan Belgrado che
avrebbe vinto poi il campionato del suo paese, la Benetton che avrebbe
portato a casa lo scudetto e pure il Tofas Bursa. Che se non trionfò in
Turchia ci andò molto vicino».
Insomma il regalo di compleanno
più bello, per lei, sarebbe un nuovo contratto con
la Virtus.
«Mi piacerebbe restare, ma non dipende da me. Ma per la Virtus sono
disposto a dividermi, un po’ don Chisciotte, un po’ gregario».
Mario Boni, l'eterno sottovalutato
di Riccardo Romualdi –
autore di Storie di basket
"Io non sono la quercia che un fulmine può abbattere, un uragano
sradicare.
Io sono come la gramigna: quella, anche se bruci il campo, rinasce. Più
forte di prima".
Una vita da
sottovalutato. Vent' anni a far canestro ad ogni latitudine, in ogni
palazzetto, davanti a folle sterminate o a quattro pellegrini. Avventurarsi
in terre ed in leghe mai esplorate nemmeno nella fantasia da un giocatore
italiano. E farne 20, 30 a sera. Ogni sera. Ogni maledetta sera. Per
dimostrare che, nonostante tutto e tutti, il più forte è sempre lui. Mario
Boni è questo, forse non solo questo, ma soprattutto questo. Uno dei più
incredibili realizzatori della storia del basket italiano, ma anche uno che
per mille motivi non è mai stato su palcoscenici prestigiosi nonostante
abbia giocato ovunque. Senza mai smettere di fare canestro.
Nasce a Codogno nel 1963.
Terra di basket, e per Mario la palla arancione diventa presto una malattia.
Cresce nella Fulgor Codogno, non certo una piazza di prima fascia. Nelle
giovanili non viene notato da nessuno.
è alto, magrissimo,
e come succede nelle giovanili di basso livello, quello alto viene messo a
fare il lungo. Fa canestro ma non impressiona. Troppo magro e basso per fare
il lungo ad alti livelli, troppo lento per giocare da guardia. A 19 anni,
finite le giovanili, l'unica roba che rimedia è una C2 a Piacenza. In pochi
si accorgono che il ragazzo ha il fuoco dentro e che la sfiducia la vive
come una sfida personale. In C2 si allontana da canestro: la sua tecnica non
è (né mai diventerà) pane per gli esteti, ma la sua
capacità di "sentire" il canestro è abbacinante. Ne mette 40 a sera;
chiarisce che quella non è certo la sua dimensione. Vigevano se ne accorge e
lo porta subito in A2. Però crede poco nel progetto: tanta panchina il primo
anno, la retrocessione e qualche minuto in più l'anno dopo in serie B. Boni
scalpita: sente che quello che gli viene chiesto non gli permette di
esprimersi. Montecatini va a cercarlo, si parlano, Boni accetta solo se avrà
le chiavi dell'attacco; insomma vuole essere protagonista.
è il 1985,
Montecatini è in serie B e cerca la promozione: la furia di Boni è quello
che fa per lei.
Boni in B scherza con gli
avversari: nessuno riesce a tenere questo giocatore atipico, troppo alto per
essere marcato da un esterno e troppo tiratore per essere marcato da un
lungo. Si carica la squadra sulle spalle e la porta in A2 dichiarando "Non
sono arrivato qui per caso: se qualcuno ha ancora qualche dubbio su quanto
vale Mario Boni, glielo toglierò". E così è. In A2 fa quello che ha sempre
fatto: canestro. Montecatini capisce di aver trovato il suo leader e si
aggrappa lui, mentre il basket italiano continua a snobbarlo: i giudizi che
si rincorrono sul suo conto vanno dal troppo egocentrico, all'egoista, fino
allo spacca-spogliatoi e così via. A Boni interessa
poco, lui sa dove vuole arrivare e nel 1989 lo capiscono tutti: serie A con
Montecatini; Boni diventa SuperMario, ma la sua sfida al mondo è appena
cominciata.
A Montecatini intanto
esplode Niccolai. Il "Golden Boy" del basket
italiano diventa la stella più lucente. Boni si adegua: lui ad essere poco
considerato ormai ci ha fatto il callo. Per Nick arrivano le prime chiamate
dalla Nazionale, le luci della ribalta, i titoli dei giornali. Montecatini
però ha problemi economici, si parla di americani non pagati. Arriva la
retrocessione e per ripianare i debiti viene ceduto il gioiello Niccolai al
Messaggero Roma per la cifra più alta della storia
del basket: 13 miliardi di lire! Anche a Boni viene chiesto se vuole essere
ceduto: Mario dice no, non vuole lasciare Montecatini in A2, non vuole
lasciare la società che l'ha lanciato nel momento di maggior
difficoltà. Promette che riporterà Montecatini in serie A. Per i tifosi
diventa un idolo. Ovviamente Boni mantiene la promessa: è il 1991,
Montecatini dopo un esilio di 3 anni a Lucca a causa di un palasport i cui
lavori non hanno mai fine, torna a casa e lo fa per acciuffare la
promozione. Questa volta Boni è deciso a rimanere nel campionato maggiore e
comincia a segnare caterve di punti. La stampa spinge per una convocazione
in nazionale (nel cui ruolo al momento c'è Donato Avenia). E la
convocazione, l'unica della sua carriera, arriva per un'amichevole a Siena!
Boni viene accolto da una bordata di fischi, lui risponde salutando
beffardamente la folla. Fa 7 punti in 11 minuti, poi viene fatto accomodare
in panchina, per l'ultima volta.
La strada per dimostrare
chi è passa da Montecatini. Boni nel '93 diventa il miglior marcatore della
serie A, primo italiano 30 anni dopo Dado Lombardi,
mettendosi dietro gente come Djordjevic, Mitchell e Richardson.
Ad alto livello nessuno lo considera, nessun giornale gli concede la prima
pagina. Tranne nel 1994, quando il fango lo travolge. In un controllo
antidoping di routine, viene trovato positivo al Nandrolone. Boni si
dichiara subito innocente: dice che si è fidato dei dottori che gli avevano
prescritto una cura con medicinali di cui lui non conosceva i componenti.
Purtroppo la sua immagine di brutto, sporco e cattivo non lo aiuta. La
federazione non gli crede e gli affibbia 2 anni di squalifica (a Davids anni
dopo verranno dati 3 mesi, ndr).
A 31 anni, il sottovalutato Boni, viene dato da molti per finito.
Mario, ancora una volta e
come sempre, la prende come una sfida personale. In Europa per due anni non
può giocare. Prende un aereo, va negli States. All'Nba
non ci pensa nemmeno. Va dove gli sporchi e cattivi li accolgono a braccia
aperte: la Cba. Memphis Fire e Yakima Sun City sono la nuova casa di uno che fino a qualche
mese prima era il miglior marcatore della serie A. Hotel di infima
categoria, migliaia di chilometri in pullman angusti,
un panino all'autogrill come pasto prima della partita. Boni si adegua,
scrive un libro il cui titolo dice tutto "Tornerò più forte di prima". Si
sente vittima di un'ingiustizia e ha sete di rivincita.
La Federazione intanto
gli riduce la penalizzazione di un anno e, ovviamente, Montecatini subito lo
richiama. è il 1995
Mario torna a casa, ne mette 26 di media, ma sa che a 32 anni, se vuole
provare a vincere qualcosa, deve cercarsi una squadra di alto livello. In
Italia si trova solo porte in faccia. La sua immagine è ormai sporcata da
uno scandalo che non ha precedenti e che non gli viene perdonato. Decide di
andarsene ancora una volta con la maschera di cattivo. Ma c'è un altro luogo
dove i cattivi trovano ampia ospitalità. Grecia. Dai più cattivi di tutti:
quelli dell' Aris Salonicco.
Dopo un breve periodo di ambientamento, alla seconda di campionato,
un avversario americano, dopo un contatto proibito, lo provoca apertamente;
Mario gli risponde con 4 bombe consecutive, urlandogli in faccia tutto il
repertorio del trash talking imparato nella Cba. Il palazzetto risponde con
un boato: Mario trova il rispetto che ha sempre cercato. Trascina
l'Aris alla vittoria della coppa di Grecia, ma è soprattutto in coppa Korac che
non ha rivali: arriva in finale contro i turchi del Tofas Bursa, ne mette 26
provocando ripetutamente gli ultras avversari. L'Aris vince, Boni esce dal
palazzo scortato dall'esercito. Ritornato a Salonicco trova migliaia di
persone ad attenderlo ed i giornali titolano "Il Dio dell'Aris" con la foto
di Mario che alza la coppa.
Ma ancora una volta non è
qui che vuole dimostrare il suo valore.
Torna in Italia nel 1997 a Roma. Gli chiedono di fare lo specialista dalla
panchina. Non è il suo ruolo, fatica, chiede di andarsene. Intanto una nuova
inchiesta sul doping lo travolge. Si apre un nuovo processo: Boni se ne va
in Spagna ai Los Lobos Cantabria, mandando apertamente tutti a quel paese.
Dichiara che non tornerà mai più. Poi però viene assolto. Roseto intanto lo
chiama, tocca i tasti giusti. Boni non vuole che la sua ultima stagione in
Italia sia ricordata per la fuga.
Nei primi mesi del 2000,
a 37 anni, va a Roseto. La realtà di provincia gli fa respirare atmosfere
antiche. Il pubblico lo acclama, lui risponde con la promozione in A
mettendo il suo solito trentello. Roseto lo tiene un altro anno poi,
considerandolo vecchio, lo rilascia. Boni vive il tutto (come sempre) come
un affronto. Firma immediatamente con i rivali storici di Teramo in Legadue:
li trascina in serie A per poi salvarli l'anno dopo.
è il 2004, il
41enne Boni fatica, nonostante tutto, a trovare un ingaggio. Ci prova Jesi,
costretta poi a tagliarlo per faide interne allo spogliatoio. A Gennaio la
Virtus Bologna in piena ricostruzione e bisognosa di un nome di richiamo, lo
tessera. Mario ringrazia con l'ennesima promozione in A.
Intanto a Montecatini, dove dopo anni difficili ritorna il basket di alto
livello, si ricordano di Niccolai ed il primo
nome da affiancargli è proprio quello dell'eterno gemello: Mario Boni. Due
anni a metterne 20 e a trascinare Montecatini a comode salvezze. Poi la
scorsa estate una mezza idea di smettere che, a 43 anni, sarebbe più che
legittima.
A Casalpusterlengo in B1,
memori di una vecchia promessa in cui Mario diceva che prima o poi avrebbe
giocato per loro, sottopongono a Boni un contratto. Annuale? Macché!
Triennale! Mario firma. La sfida di giocare fino a 46 anni lo affascina.
Oggi in molti dicono che sia finito (nonostante i 20 di media), che sia
andato a svernare e a prendere gli ultimi soldi. Insomma in molti lo
sottovalutano. Per l'eterno sottovalutato, però, è solo un'altra sfida da
vincere.
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