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Marco Bonamico
nato a: Genova
il: 18/01/57
altezza: 200
ruolo: ala
numero di maglia: 15 e 10
Stagioni alla Virtus: 1973/74 -
1974/75 - 1975/76 -
1977/78 - 1980/81 -
1981/82 - 1982/83 -
1983/84 - 1984/85 -
1985/86 - 1988/89
statistiche individuali
biografia su
wikipedia
palmares individuale in Virtus: 2 scudetti, 3
Coppe Italia
MARCO BONAMICO
Yearbook 1974/75
Marco Bonamico ha solo diciassette anni, è
alto poco più di due metri ed ha una struttura fisica perfetta. Del
giocatore di pallacanestro, anzi dell'ala, ha moltissime doti: buona
velocità di base, ottima elevazione, ottimo tempismo, grande spirito
combattivo, grande volontà d'apprendere e di riuscire. Marco ha anche un
altro magnifico pregio: è dotato di una vispa intelligenza e vivacità e
capisce al volo tutto ciò che gli viene spiegato, riuscendo ad applicarlo
con estrema facilità.
A questi pregi, che lo rendono
già adesso un giocatore interessantissimo, adatto alla Sinudyne e a
qualunque altra squadra, s'accompagna però un difetto ancora pesante:
l'immaturità. Marco infatti alla sua formidabile intelligenza non accoppia
spesso un'altrettanto valida saggezza, né la giusta umiltà e modestia che
dovrebbero essere il bagaglio principale di un diciassettenne che si sta
affacciando nel mondo del grande basket e che ha tutte le possibilità per
diventare un eccellente giocatore.
Per adesso Bonamico non si è
ancora reso conto a sufficienza di quanto possa essere importante per lui
saper stare zitto e saper incassare anche i rimproveri che ritiene ingiusti,
né ha compreso che la presunzione ingiustificata non lascia mai buona
impressione e che deve tantissimi sacrifici ancora per diventare quello che
tutti gli pronosticano possa diventare. Non lo ha ancora capito Marco, ma lo
capirà presto, se lo vorrà. E quel giorno ricordatevi di questo nome: Marco
Bonamico, il nome di un vero campione di basket, se imparerà innanzitutto ad
essere grande e modesto come uomo.

Un esile e giovanissimo
Bonamico
Il marine
di Gianfranco Civolani
Pronti via. Siamo a Berck, in Francia. La
Fortitudo si sta giocando una qualificazione in Korac e in questa Fortitudo
allenata da John Mc Millen c'è anche Marco Bonamico, Virtussino in prestito
ai cosiddetti cugini. Pronti via, la Fortitudo deve difendere uno scarto di
più quindici e sarebbe molto bello e istruttivo far subito capire ai
francesi che aria tira. Pronti via, Bonamico va in presa diretta a canestro
e molla uno schiaccione terrificante. Beh, il Marine andava via così, e il
Marine io lo avevo conosciuto quando era ragazzino e quando poi io avevo il
sospetto che quel muscolarone avesse la mano un po' quadra e via lacrimando.
Errore, non conoscevo bene il fil di ferro che avvolgeva quel ragazzone
appunto così ferrigno e granitico. Eppure restava nell'ambiente la
sensazione che Marco fosse un muscolare non propriamente baciato da classe e
stile. Altro errore, il tempo dimostrò poi che la classe (stile più
rendimento, recitava e cantava il divin Gianni Brera nei suoi scritti
alatissimi) era superba e che la carriera non poteva che essere tutta in
piena luce. Eppure Marcone mi era apparso in una dimensione esistenziale
davvero specialissima quando lui aveva più o meno diciotto anni e mi veniva
a chiedere notizie di una bella fanciullona che giocava nella mia squadra.
Arrangiati, gli dissi fra il paterno e il badiale. E’ una gara un po’ dura -
mi rispose lui - ma io ci provo e ci riprovo. Poi Marco e Clara si
fidanzarono e si sposarono e ancor oggi mi risulta che Clara - donna di
grandissimo stile che fece poi la fotomodella - e Marco siano sempre
felicemente sposati. Nel frattempo avevo pure conosciuto mamma Bonamico, una
signora molto operosa e giustamente smaniosa verso le imprese del figliolone.
E soprattutto mi ero avvicinato meglio a Marco nel momento dei suoi migliori
successi. Come ingannavano le apparenze. Il muscolare ingrugnito e
seriosissimo in realtà era un ragazzo vivo, intelligente, disincantato e
anche frizzante. E il giocatore era riuscito a superare anche momentacci di
sfiga marcia, leggi un intervento tremendo al ginocchio con recupero tanto
lento quanto felicemente irreversibile. Lo chiamavano il Marine perché era
proprio da sbarco, nel senso migliore dell'espressione. Difesa, tiro,
entrate radenti e palle di piombo, ci siamo capiti. Ha continuato a giocare
fin verso i quaranta, ha impiantato un paio di attività commerciali sulle
quali - suppongo - non tramonterà mai il sole. Oggi Marcone viaggia sui
quaranta ed è stato insignito come nuovo presidente dell'Assogiocatori. Da
atleta militante vinse i suoi bravi scudetti e ci mise un indelebile marchio
di fabbrica. Ma atteggiamenti fuori luogo nemmeno uno, mai. E una sera che a
Madrid contro il mitico Real Marco fece segnare a referto quarantacinque, io
gli dissi che l'impresa poteva considerarsi davvero leggendaria. E lui: «Mi
è andato bene tutto, ho avuto chiappe e basta».
I "MARINES"
di
Zelio Zucchi - tratto da "Il cammino verso la stella"
(...)
Da Battilani a Bonamico: i due cognomi
cominciano per B, come se la Nemesi si fosse divertita a giocare anche con i
dati anagrafici. Oddio, Marco non è, in campo, il massimo dell'eleganza, e
forse le signore del parterre storcono il naso quando, proprio vicino
a loro, a Marco scappa qualche moccolo per rinforzare l'effetto di tiro
sbagliato o addolcire le conseguenze di un colpo (preso) che fa male. Ma
anche qui la Virtus scopre di aver bisogno dell'anima meno nobile e meno
salottiera, per vincere le partite e soprattutto per giocare i palloni che
scottano, quando c'è voglia d coraggio più che di belle ed eleganti parole.
Non vorrei aver dato l'impressione di giudicare Bonamico uno zotico. Parlo
del giocatore, non del ragazzo di bella presenza e di facile eloquio che,
appunto, in campo si trasforma. Gli voglio bene e non è un delitto: ho già
scritto che, lui, non lo farei capitano della mia squadra ideale, malo
considero un Uomo con la U maiuscola. Di quelli indispensabili per far
migliorare la società, una società, una squadra, che sia Virtus o che sia
Italia.

Una foto che ben riassume lo spirito
combattivo del Marine
Genovese, classe '57, ala
di 2.01, giocatore davvero importante nella storia cestistica italiana (uno
dei pochi ad aver militato a Bologna sia sulla sponda virtussina
che su quella Fortitudo), è stato per tutti il "Marine", nomignolo che ben
disegna la sua tenacia e combattività in campo,
doti che gli hanno permesso di raggiungere mete sportive invidiabili ed una
carriera non comunemente lunga (21 stagioni in serie A, dal 1973 al 1994,
nelle quali ha giocato in Virtus,
Fortitudo, Siena, Olimpia Milano, ancora Virtus,
Napoli, ancora Virtus,
Forlì ed Udine, per un totale di 7817 punti, più 154 presenze in nazionale).
Arrivò al basket casualmente ed abbastanza tardi: in prima media il
professore di applicazioni tecniche fece costruire alla sua classe un
tabellone in legno con relativo canestro per giocare in palestra, ma Marco,
nonostante la già notevole altezza, non rivelava grande amore per questo
sport, preferiva di gran lunga la pallanuoto (che praticava ad ottimo
livello come centroboa nella sua Genova e che tornò a praticare a 40 anni
suonati a Bologna con gli Over 30 della Nuovo Nuoto). Quando qualche tempo
dopo decise invece di dedicarcisi anima e corpo bruciò le tappe con grande
facilità: dopo soli 3 anni di attività approdava alla Virtus
Bologna. Per la verità esordì in prima squadra per cause di forza maggiore:
nel '73 arrivò a Bologna Dan Peterson, ed a quel tempo il futuro "marine"
aveva solo 16 anni e giocava nella squadra cadetti-juniores di Ettore
Zuccheri. Successe che Milano si riappropriò anzitempo di Vittorio Ferracini,
che era in prestito appunto alla Virtus:
e le condizioni economiche della società virtussina, a quel tempo tutt'altro
che floride, imposero di non sostituirlo con un nome ugualmente altisonante
ma con un ragazzino delle giovanili, che doveva quindi in teoria farsi
esclusivamente una bella esperienza di allenamenti e di panchina in serie A
con la prima squadra. Fu scelto appunto Bonamico, come detto di soli 16
anni, con, al tempo, una tecnica di tiro personalissima e sinceramente
inguardabile, con il gomito a 90 gradi dalla giusta posizione. Peterson gli
raddrizzò il tiro, e nella stagione successiva ('74/'75, a soli 17 anni)
Bonamico si meritò il quintetto base, anche se, racconta Dan, non in modo
assolutamente cristallino: intraprese infatti una vera guerra in allenamento
con il diretto avversario per il posto in quintetto, vale a dire il ben più
quotato Loris Benelli che a quel tempo era in Nazionale. Vinse il "marine",
anche se l'esordio nello "starting five" fu tutt'altro che entusiasmante: ad
Udine Marco si esibì infatti con 0/3 al tiro, 0/2 nei liberi, e 3 falli
commessi (uno dei quali tecnico), ed il tutto in soli 7 minuti. Peggio era
impossibile. Peterson però a sorpresa non gli tolse la fiducia, pungendolo
anzi nel vivo dichiarando alla stampa: "Se Bonamico crede che lo tornerò a
retrocedere tra i secondi 5 si sbaglia, sarebbe troppo comodo per lui. Dovrà
tornare in quintetto e fare inevitabilmente altre brutte figure". Non ci
poteva essere modo migliore per caricare il "Marine": la stagione, e la sua
carriera, fu così in splendida ascesa, con 2 scudetti ('75 e '84) più l'oro
europeo di Nantes e l'argento olimpico di Mosca, 686 match di serie A e 154
di Nazionale in 21 anni. L'invidiabile carica di questo atleta, nato a
Genova nel 1957, ha determinato parecchi aneddoti: nella stagione '76/'77,
ad esempio, durante un incontro in maglia Alco Fortitudo Bologna contro
Cantù, si ruppe un polso contro un cartellone pubblicitario, rimanendo però
in campo tranquillo e sereno fino alla fine della partita. Purtroppo, suo
malgrado, il nome di Bonamico (che spesso era simpaticamente storpiato
nell'americano "Goodfriend") è per i tifosi virtussini indissolubilmente
legato anche alla celebre finale di Coppa dei Campioni di Strasburgo contro
il Maccabi Tel Aviv, nel quale la squadra bolognese venne defraudata della
vittoria per uno sfondamento quanto meno dubbio sanzionato proprio a Marco
nei secondi finali. Invece nella storia della pallacanestro italiana il suo
nome rappresenta la cecità dei vertici cestistici italiani: quand'era
giovane Marco manifestò, d'accordo con la Virtus,
l'intenzione di andare a giocare in un'Università americana per crescere
tecnicamente, ciò che in pratica le altre federazioni europee già allora
concedevano ed anzi consigliavano ai propri tesserati. Ebbene, la F.I.P. non
rilasciò il necessario nullaosta, aggiungendo inoltre che se Bonamico si
fosse ugualmente recato negli States (in effetti poteva farlo) al ritorno
nello Stivale sarebbe stato considerato uno straniero a tutti gli effetti.
Non c'è che dire, un vero e fulgido esempio di lungimiranza... Quest'ala
genovese (probabilmente il miglior cestista ligure di tutti i tempi) ha
negli anni virtussini
(e non solo in quelli) avuto qualche piccolo screzio con Renato Villalta, il
quale gli "scippò" il n. 10 delle maglie bianconere e
col quale ebbe anche un acceso diverbio nell'occasione del ritorno a Bologna
in maglia milanese in un "Trofeo Battilani": allora vennero entrambi
espulsi, ora sono invece amiconi. Anche Bonamico ha sempre posseduto qualche
"cabala": per esempio in fase di riscaldamento lo si notava spesso mentre...
baciava il primo pallone col quale effettuava la "ruota" prepartita.
Ritiratosi a 38 anni fu subito nominato "commissioner" della Giba, il
sindacato dei giocatori di basket, divenendone poi dopo qualche tempo anche
presidente, pur mantenendo le sue numerose altre attività con cui riempiva
già negli ultimi anni di attività agonistica il tempo libero: ha una famosa
palestra (il "Lodi Club", a Casalecchio di Reno, in provincia di Bologna) ed
ha anche impiantato un'attività per la produzione di plantari sportivi e
non.
tratto da cwww.ciao.it
"Grosso giocatore, diventerà formidabile"
dice di lui Dan Peterson nel maggio del '75
"Ha tutto per riuscire: grinta, mentalità vincente, estro,
velocità,elevazione. I suoi difetti? Il tiro da fuori, i tiri liberi, i
troppi falli che commette quando deve difendere sull'uomo. Però lui non
vuole mai perdere, è un tipo dalla faccia dura. La faccia corta: è un
giocatore americano, per come si muove, per come concepisce il basket. Se
farà strada? Ne farà tantissima". Peterson non
aveva perso fiducia nel "Marine" della Virtus
nonostante un anno prima, mandato in campo al posto di Loris Benelli in un incontro a Udine, avesse
esordito con 4 falli, 4 passi e 0/4 al tiro.
tratto da "Virtus
- cinquant'anni di basket" di Tullio Lauro

Bonamico premiato dal sindaco di Bologna Imbeni
PRESSING A TUTTO CAMPO
Superbasket - 10/12/1987 |