homepage

 

Virtus

 

gioc. italiani

gioc. stranieri

tecnici

dirigenti

sponsor

tifosi

 

stagioni

palmares

classifiche

il derby

 

case

libri

links

contatti

 

 

 

David Bluthenthal

nato a: Los Angeles (USA)

il: 18/07/80

altezza: 201

ruolo: ala

numero di maglia: 13

 

Stagioni alla Virtus: 2005/06

 

statistiche individuali

 

biografia su wikipedia.it

 

 

Altro nuovo acquisto, ecco David Bluthenthal

virtus.it - 05/08/2005

 

La Virtus Pallacanestro aggiunge un altro importante tassello alla costruzione della squadra 2005/2006: è David Bluthenthal, ala di 2,01 campione d'Europa nel 2004 con il Maccabi Tel Aviv. Zare Markovski commenta così l'acquisto del primo americano: "è un giocatore che dovrebbe esserci molto utile in fase offensiva, creando spazi per i giocatori esterni. Speriamo e crediamo che si possa esprimere ai livelli di Southern California e del Maccabi, con cui ha vinto un'Eurolega da protagonista." .
Nato a Los Angeles il 18 luglio del 1980, Bluthenthal ha già giocato nel campionato italiano nella passata stagione, in maglia Benetton: 23 gare disputate, di cui 15 di regular season a 12.5 di media con un high di 25 punti contro Reggio Calabria.
Blutenthal è uscito da Southern California nel 2002, dopo essere stato due volte tra i migliori 10 della Pac, ed aver passato un anno da senior nei Trojan a 12.1 e 7.5 rimbalzi. Non scelto dalla Nba, è passato nel 2002 al Maccabi Tel Aviv, essendo anche dotato di passaporto israeliano. Con i gialli d'Israele ha vinto 2 campionati e due coppe nazionali e soprattutto l'Eurolega 2004, segnando anche 20 punti nella finale di Tel Aviv, e giocando una stagione continentale da 6.2 punti di media in 10'. Lo scorso anno ha in iziato la pre season con i Kings, nella NBA, a 3.4 punti di media. A novembre si è trasferito alla Dinamo San Pietroburgo, dove ha giocato 8 match: poi, a gennaio, è passato alla Benetton.

 

 

La Virtus presenta David Bluthenthal

virtus.it - 25/08/2005

 

è arrivato oggi a Bologna David Bluthenthal, uno dei pezzi pregiati della Virtus 2005/2006. Sbarcato in mattinata al Marconi, l'ex Maccabi e Benetton si è subito calato nell'ambiente Virtus nel pomeriggio, per la presentazione alla stampa. Claudio Sabatini ne ha introdotto le doti cestistiche ricordando, senza citarla, una grande partita giocata nel 2004 da David, in maglia Maccabi: poi, l'ala statunitense ha preso la parola:
"Eccomi finalmente qui alla Virtus. Voglio stare in una squadra che ha tanta voglia di costruire qualcosa. Siamo un gruppo giovane, spero anche eccitante e affamato; credo che si possa crescere passo dopo passo. Dei miei compagni conosco Lang e Milic, contro i quali ho già giocato, e Drejer perché abbiamo avuto allenatori in comune. Io giocherò da 4, come mi vorrebbe il coach, in una squadra dove giocheremo veloce, con molta transizione. L'Italia è un campionato competitivo, e per me giocare qui sarà una bella sfida. Lo scorso anno a Treviso iniziai molto bene, ma arrivando a stagione in corso non è facile ritagliarsi un proprio ruolo, e alla fine non avevo abbastanza palloni giocabili. Anche perché non sono soltanto un tiratore: gioco a basket da quando sono nato, so fare molte cose, e qui spero di trovare subito la via giusta insieme al coach e ai compagni. Sono contento di essere arrivato in un team molto organizzato."
Qualcuno dalla platea dei giornalisti gli parla di derby: anzitutto quello con Kommatos, che lo ha sostituito nella squadra di Tel Aviv: Kommatos? Sinceramente non so chi tra noi due sia più forte, l'ho affrontato soltanto in esibizioni, so solo che siamo giocatori simili. Giocherà nella Fortitudo: sono passati due anni dalla finale di Tel Aviv, molte cose sono cambiate, ora chiaramente la voglio battere perché gioco nella Virtus. E non penso di temere la pressione di partite come il derby, dato che chi fa il nostro mestiere la vive sempre.
Coach Markovski chiude le danze prima di iniziare l'allenamento pomeridiano: Bluthenthal non lo sosterrà, e scenderà sulle nuove tavole dell'Arcoveggio soltanto domani pomeriggio La carriera di David– dice l'allenatore macedone - giustifica il tentativo di metterlo sotto contratto: l'esperienza al college, l'Eurolega, l'assaggio di NBA: era appetibile per molte squadre, era giusto cercare di prenderlo.

 


 

Bluthenthal: "Tiro, segno e mi diverto a me il basket piace così"

di M. Martelli -17-12-2005 - da "La Repubblica"

 

Il rumore della retina scandisce il tempo come un orologio. Un cesto dopo l’altro, prima cinque, poi dieci, anche quindici di fila. David Bluthenthal non si ferma mai. Guida il campionato, guida la classifica dei marcatori con 22.6 punti e domani guiderà la Virtus contro il suo recente passato, la Benetton (senza Zisis, fuori due mesi). «E senza rivincite da prendermi, però».
Bluthenthal, qual è il segreto dei suoi numeri?
«Allenamento, fiducia, convinzione. Devi credere che ogni tiro andrà dentro, e se sbagli andrà dentro il prossimo. Questa è la mentalità, tiratori si nasce. Sapevo che segnare sarebbe stato il mio ruolo, ma il titolo marcatori non è il mio obiettivo. Voglio sì segnare, ma vincere con la squadra».
Domani c’è
la Benetton di David Blatt, suo coach al Maccabi, in Russia e in nazionale.
«Una grande persona, uno degli allenatori più intelligenti per cui ho giocato. Da lui ho imparato il basket all’europea: tagli, blocchi, gioco senza palla. M’insegnava a essere umile: certe volte me ne dimentico, ma ho sempre la sua voce a ricordarmelo».
A Treviso pare non ne siano contenti.
«Treviso è un posto stressante. Lì devi vincere, in Italia come in Europa. In coppa sono 5-2? E allora Blatt è ok. Ma per imparare il suo sistema, un basket di angoli e letture, ci vogliono tempo e testa: se un’opzione non va ce n’è un’altra, e se non va un’altra ancora. Bisogna rimanere tranquilli, convinti che qualcosa di buono uscirà. Di solito accade».
Ha parlato di stress. L’anno scorso non finì bene, Messina la teneva in panchina, la pressione vi eliminò.
«La pressione c’è ovunque: al Maccabi, a Treviso, qui. C’è perché, nel basket come nella vita, se non vinci non riesci. Messina? Non ho pensieri. Il basket è uno sport di squadra, e va seguito il sistema del posto in cui giochi. A Treviso, come nei grandi club, tutti possono segnare 20 punti: basta capire quand’è il tuo turno. Semplicemente, non era il mio. Altri stavano facendo meglio, io stesso voglio che giochino i migliori. E se questa è la strada per vincere, sono contento anch’io».
Gli ultimi suoi quattro allenatori: Blatt, Gershon, Messina, Markovski. Quattro paesi, quattro culture.
«Blatt è quello che mi ha insegnato di più, dalla tecnica allo studio del gioco. Da Pini ho imparato come divertirmi giocando a basket: restando concentrati ma senza prenderlo troppo seriamente. Con Messina ho scoperto l’altra parte, quella più matura: che la pallacanestro è un lavoro, un business, e nel lavoro ci vuole serietà. Zare lo vedo come Pini: divertirsi giocando. In più, m’insegna ad essere più leader. Sì, Markovski me lo ricorda: non nel sistema, ma nella filosofia».
In mezzo, una brutta parentesi a San Pietroburgo, in un club senza tradizione. Reduce da Maccabi e Benetton, quasi modelli Nba, a Bologna che club ha trovato?
«Una società che sta facendo lunghi passi in avanti, imparando e migliorando rapporti e bisogni dei giocatori: è questa la strada per tornare ad essere uno dei club più importanti. E la stanno percorrendo. Le vittorie danno poi una spinta in più».
Pure al pubblico. In casa avete il vostro fortino.
«E’ importante che venga tanta gente, come a Tel Aviv. La differenza sta nelle presenze: al Maccabi, nei match clou, non c’erano posti vuoti, mentre qui c’è quell’ultimo anello vuoto. Un’arena piena sarebbe bellissima. Mi dicono che domenica lo sarà. Bene».
Lei è molto legato alla fidanzata.
La Benetton le consentì di volare a Tel Aviv, prima del play-off col Tau, per comprarle un anello di fidanzamento da 30 mila dollari. La famiglia è il suo grande valore?
«Deve esserlo. Crea stabilità, e se ce l’hai fuori dal campo sei tranquillo anche dentro. Lei è qui con me, viviamo bene. Bologna è bellissima, e la Virtus ci ha dato un bell’appartamento sui viali. Non possiamo chiedere di meglio. Religioso? Non troppo, non sono stato cresciuto con questa base. Sono spirituale e credo nel karma: se fai cose giuste, ti accadono cose positive».
Si aspettava gli exploit offensivi della Virtus?
«Siamo un bel gruppo, e questo serve per vincere. Conoscevo Lang dal college, Lacey e Milic dall’ultima stagione, ma sono comunque sorpreso. English si sta ritrovando, ma la prima volta in Europa è difficile per tutti: lo fu anche per me, che non avevo la pressione che ha lui. Ci vogliono tempo e fiducia, che Zare ci trasmette, lasciandoci giocare, restando tranquillo: così, in campo, lo siamo anche noi».
Il suo contratto è un 1+1, ma echeggiano sirene Maccabi e magari Nba. Che farà?
«Non ci penso troppo. Mi sto divertendo e la vita qui mi piace. Poi, come ogni giocatore, a fine stagione guarderò le opzioni. La Nba durò poco: ero nervoso, eccitato di essere là, e non segnavo mai. Potrei essere uno specialista e, dovesse ricapitarmi, ora saprei come approcciarmi. Ma ripeto, adesso non ci penso. Vediamo a giugno. Ora mi godo la Virtus».