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Gianni Bertolotti cerca di smarcarsi da Pino Brumatti grazie ad un blocco di Gigi Serafini

 

Gianni Bertolotti

nato a: Milano

il: 12/02/50

altezza: 200

ruolo: ala

numero di maglia: 15

 

Stagioni alla Virtus: 1970/71 - 1971/72 - 1972/73 - 1973/74 - 1974/75 - 1975/76 - 1976/77 - 1977/78 - 1978/79 - 1979/80

 

statistiche individuali

 

palmares individuale in Virtus: 3 scudetti, 1 Coppa Italia

 

MISTER 500

di Gianfranco Civolani - Superbasket - 05/12/1985

 

In alto i calici. Per chi? Per Gianni Bertolotti e per i suoi splendidi cinquecento gettoni. Eravamo alla fine degli anni sessanta o all'alba dei settanta, non fa poi gran differenza. Il duce truce felsineo disse davanti al suo specchio: chi è l'idolo delle turbe virtussine? Lombardone, rispose l'immagine riflessa. Bene, e allora io Lombardone lo smammo via e addirittura lo smammo a quelli di strada S. Felice. Ma non solo: io duce smammo pure il gran Cosmelli. E in squadra chi ci metti? sussurrò tremulo lo specchio. In squadra ci metto chi ho in testa io.

In testa aveva Vittorio Tracuzzi, Renato Albonico e quel perticone del Gianni Bertolotti. Il perticone aveva vent'anni e un bagaglio tutto da rifinire. Sulle prime mi fece l'impressione di uno scadente tiratore. Dissi a Tracuzzi: "scusa, ma non è che quello ha la mano quadra?". "Ha la mano tonda e caldissima", mi fece il Trac con gli occhi di brace. Era vero, aveva la mano così morbida e la mia impressione fu un disastro appunto per me che volevo timidamente sentenziare.

La storia del Gianni alla Virtus? Una storia di glorie e di baldorie, una storia fatta di tre scudetti, ma anche una storia condita di qualche lacrima perché quell'ultima annata con Driscoll...

Come appare l'uomo Bertolotti a prima vista: quasi truce come il suo ex duce, spesso ingrugnito e anche un po' sul litigioso, perché in palestra Gianni non porge mai l'altra guancia, mai. E invece gratti e trovi un ragazzo così amabile e semplice, un ragazzo anche timido, un ragazzo che si è fatto uomo mostrando sempre rispetto nei confronti del mondo intero.

Mi ricordo agli Europei di Torino. Squadra un po' deboluccia e comunque scalognatissima, quella di Primo. C'era aria di giro di vite (e infatti poi Gamba subentrò a Giancarlo) e correvano tempi cupi soprattutto per il Gianni, contestatissimo dalla più parte dei miei colleghi.

Hotel Concorde, un giorno che il Gianni era stato strapazzato più del solito. "Se mi valuto onestamente - mi fece lui - mi dò cinque per il quasi niente che combino in attacco e però mi dò sette per il tanto lavoro in difesa. Se faccio la media, mi salta fuori il sei, ma i tuoi colleghi mi stanno distruggendo. Dimmi: che devo fare? Io rispetto tutti e ingoio, ma è dura":

E quella triste annata del suo terzo scudetto. Driscoll lo teneva sistematicamente in panca. Gianni capiva che era venuto il momento di cambiare aria e taceva. Avrebbe potuto dire: "signori della stampa io sono Gianni Bertolotti e adesso pianto un casino". Non lo fece, fu signore fino in fondo.

Nella vita di tutti i giorni perseguiva un suo edonismo fatto di denaro speso anche in piacevolezze e fatto di programmazione a breve, perché no.

Porellone diceva a tutti che Gianni era una sacra bandiera, ma si sa come vanno le cose a questo mondo. Anche la sacra bandiera fu ammainata, il Gianni fece come anni prima il Lombardone (sponda Fortitudo) e poi Trieste, Roma, ancora Trieste e oggi può capitarmi di vedere il Gianni una volta all'anno davanti agli stessi sportelli della stessa banca (segno che forse il Gianni versa, mi rallegro) e francamente non abbiamo più il tempo di parlarci un attimo e insomma non so se il suo edonismo si sia un po' stemperato o cosa.

Gianni Bertolotti: a trentacinque anni è ancora saldamente in sella. Magari l'avvitamento mortifero dei tempi belli mostra qualche piccola crepa, magari le sue percentuali non sono più a raffica, magari le sue entrate pagano qualcosa all'anagrafe, vorrei anche vedere che non fosse così. Ma non c'è dubbio che questo puledro di gran razza ha contrappuntato un'eccellente epoca virtussina (Dan e Terry, tanti bei successi) e non c'è dubbio che cento presenze in Nazionale sono qualcosa che vale assai e non c'è dubbio che cinquecento gettoni più quelli che si aggiungeranno testimoniano un attaccamento e una persistenza che appunto fanno levare in lato i calici.

Pensierino della sera: Bertolotti alla Virtus ha dato tantissimo. Mi piacerebbe rivederlo in città e rivederlo in casa Virtus, non so a quale titolo e con quali competi, ma vorrei sempre vedere in un club dirigenti che nacquero e vissero in quello stesso club perché credo dovrebbe essere buona regola d'ogni società quella di tenersi poi sempre stretti i suoi figli migliori. E se invece il Gianni fra qualche anno si sistemerà in altro modo e in altro luogo, bene, gradirei sapere che l'ha fatto perché aveva di meglio.

 

Gianni Bertolotti contro Renato Villalta ancora in forza al Duco Mestre

 

E ancora, in presa diretta dalle parole di Dan Peterson solo poche ore dopo la gioia dello scudetto che aveva fatto delirare, impazzire, una città con tanto di caroselli di macchine imbandierate: "Bertolotti? Oh lui è una bomba: Gianni quando è in giornata fa canestro come vuole. E dà ancora di più se ha da marcare un grande avversario. Ed è un capitano esemplare.

 

Già, un vero capitano esemplare per questa Virtus scudettata: "'75/'76 una stagione da incidere a lettere d'oro sul calendario della sua vita" scrive Gianni Menichelli su Giganti del maggio 1976. Qualcuno l'ha definito il "Morse della Sinudyne".

 

tratto da "Virtus - cinquant'anni di basket" di Tullio Lauro

 


 

A sedici anni Gianni Bertolotti era un lungagnone magrissimo, non troppo brillante a scuola, ma campione di... ping-pong, assiduo frequentatore dei tavoli dell'Oratorio S. Agostino di Milano. Un giorno lo vide quasi per caso Giuliano Bandini, programmatore IBM e, a tempo perso, grosso "allenatore" di giovani. Non fu facile convincere Bertolotti a scendere in palestra, né insegnargli la pallacanestro partendo da zero. Ma le doti naturali del nostro e la pazienza di Bandini fecero arrivare Bertolotti in serie A nel giro di tre anni. Erano i tempi dell'Onestà di Gennari e Bovone, di Zanatta e Isaac: logico che per un giovane non ci fosse molto posto in mezzo a simili califfi. Sicché nell'estate del 1970 Gianni venne dirottato a Bologna. Fu la sua fortuna: costretto a fare di necessità virtù, Tracuzzi lo lanciò decisamente, e Bertolotti non deluse le aspettative, risultando uno dei maggiori artefici della salvezza della vecchia Virtus.

Nelle ultime tre stagioni, Gianni è andato via via crescendo con la crescita dell'intera squadra, fino a raggiungere il sospirato traguardo della Nazionale. Le sue prime esibizioni in maglia azzurra (Europei '73 a Barcellona) non sono state troppo fortunate, poi Gianni si è inserito meglio ed ora è una delle pedine fisse della squadra di Primo. Gran tiro dalla distanza, un'entrata sciolta e potente (anche se non abbastanza sfruttata), una grossa elevazione e quindi grande utilità come rimbalzista, due garretti d'acciaio e una velocità notevole in un uomo di due metri: queste le doti che fanno di Gianni una delle migliori ali del nostro campionato, e una sicura realtà per il prossimo futuro. La sua principale lacuna è la difesa (migliorabile e come tecnica e come concentrazione), ma ha fatto nelle ultime due stagioni passi da gigante. Quest'anno Gianni si troverà a stretto contatto con un campione di razza come McMillen, e questo non potrà che giovargli. Dovrà fare attenzione a non caricarsi troppo presto di falli, come talvolta è avvenuto nlle passate stagioni, lavorare ancora sulla difesa (Peterson ci sa fare, in queste cose) e giocare più spesso uno-conto-uno.

dallo Yearbook 1974/75

 

Entrata dal fondo e schiacciata a difesa schierata: uno dei pochi a poterlo fare nei primi anni '70

 

Gianni Bertolotti cala a Bologna sull'onda emozionale di un autentico ribaltone. Dado Lombardi detto McLombard si trasferisce sull'altra sponda (alla Fortitudo) e con la sigla Norda arriva da Milano anche quel perticone del Gianni. Vittorio Tracuzzi (redivivo) garantisce per lui:ha un tiro che spacca e un'entrata che mette i brividi.

Vero, Gianni ha il passo della gazzella e un avvitamento quasi mortifero per chi gli si oppone. Si afferma a tutti i livelli, conquista a buon diritto la fascia di capitano e ovviamente è uno dei protagonisti del primo scudetto targato Peterson e di quell'altro targato Driscoll. E il terzo, bè, del terzo Gianni parla così: "mi sono rimasti impressi tutti e tre, si capisce, ma quel terzo era per me il canto del cigno, la gioia e l'amarezza del congedo. Cominciavo a giocare molto meno e capivo che forse dovevo cambiare aria. Avevo solo trent'anni, ma trovavo spazi sempre più stretti. E so benissimo di non essere originale, quando dico che andare via dalla Virtus è sempre un dolore che non finisce più".