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Bertocchi: un tifoso diventato presidente

 

Romano Bertocchi

 

 

Romano Bertocchi presidente!

di Walter Fuochi 27/09/2004 - da "La Repubblica"

 

Il sogno di tutti i tifosi, entrare ragazzi in un'arena sportiva, saldare a una vita intera la passione per un emblema, serbando grati ricordi delle stagioni felici ma pure di quelle sofferte, e issarsi infine, un bel giorno, in cima a quello stesso amore, questo sogno lo realizzerà Romano Bertocchi, virtussino di anni 75 e oltre cinquanta di fede bianconera, diventandone l'inedito presidente. Così vuole Sabatini, così s'è, nei giorni, maturato lui, e così oggi l'investitura si farà.
Prima partita vista nell'immediato dopoguerra, ovviamente in Sala Borsa, una vita sportiva in simbiosi con la transenna del Madison che, dietro la panchina ospite, oscillava insieme al suo torrido umor tifoso, un'amicizia poco men che paterna con Ettore Messina, Bertocchi è una scelta spiazzante, da parte di Sabatini. Non è Brunamonti né Danilovic né Peterson (quest'ultimo solo, però, interpellato davvero per la carica presidenziale), ed è ovvio che vivrà tante prime volte da debuttante, questo imprenditore del ramo sanitario che, da leader tifoso, aveva organizzato charter nei giorni belli e irriducibili vendite di abbonamento in quelli meno belli. E fatto l'aeroplanino in piazza Maggiore, in maglia Virtus, il giorno che la sua amata fu riammessa all'onor del mondo.
A Sabatini, in verità, non serviva un presidente. Fa tutto lui, nel bene e nel male, e continuerà a farlo, affiancato peraltro da una struttura che ha tutti i ruoli coperti, da Faraoni a Santucci a un tecnico full time come Consolini. Sabatini ha inteso riconoscere una parte all'uomo che l'ha affiancato e confortato in quest'anno di battaglie dure, logoranti e, fin qui, d'esito amaro, fra bocciature del campo e ostilità dei palazzi. Voleva un innamorato della Virtus, nelle ore in cui più sospetta che si stia allentando l'amore fra la Virtus e la città. Doveva salire subito in A1, è ancora lì a scancherare per riuscirci, ma gli monta il dubbio che la sua crociata stia diventando sempre più solitaria e pure la certezza che un largo disamore renderebbe scivolose le economie bianconere. Ha fatto errori, ma visto anche un anno dopo il suo treno resta l'unico partito dalla stazione di uno sfacelo solo sfiorato. E, oggi, l'unico in corsa per chi ha a cuore la Virtus.

 


 

Romano for president

Alessandro Gallo - Bianconero, 01/2004

 

Forse non tutti sanno che. Credete che si tratti di una rubrica della “Settimana Enigmistica”? Siete assolutamente fuori strada: forse non tutti sanno che Romanino Bertocchi, il nuovo presidente della Virtus Pallacanestro, è un proprietario che ha già vinto al primo colpo. Le vostre mani stanno velocemente esplorando zone basse? Siete ancora fuori strada, perché non si tratta di una gufata ma, molto più semplicemente, della storia di Romanino Bertocchi che, negli anni Novanta, si è messo in discussione e, dalla transenna di piazza Azzarita (ricordate quando faceva l'aeroplanino per canzonare Aza Petrovic?), si è sistemato sui gradoni del Playground per prendere parte, da presidente e proprietario, al celebre torneo dei Giardini Margherita. E nel 1994, appunto, Romanino ha fatto centro, trovando uno sponsor particolare in Playground (il negozio all'epoca gestito da Sasha Danilovic e Claudio Coldebella) e ingaggiando un allenatore che gli aveva consigliato il suo figlioccio, Ettore Messina. In panchina, appunto, c'era Giorgio Valli che con Ettore head coach e Giordano Consolini come vice (com'è piccolo il mondo, vero?) avrebbe poi vinto Eurolega e scudetto nel 1998 e Coppa Italia nel 1999. Vinse, Romanino - nell'organico del gruppo, spulciando gli archivi del Playground dei Giardini Margherita abbiamo trovato anche un certo Federico Fucà, oggi capo allenatore della Camst Ozzano - perché aveva un gruppo straordinario: Bortolon, Anchisi, Ponzoni, Gallinari, Battisti, Laezza e ancora Compagnoni, D’Aloiso, Totaro, Calcagno e Dondi. Vinse Romanino anche se, proprio noi, dalle colonne de “il Resto del Carlino”, lo facemmo arrabbiare. Ma arrabbiare di brutto. Che cosa era accaduto per creare questa frattura insanabile (almeno per quegli anni?). Avevamo ribattezzato la sua squadra quella dei “Paperoni” perché la leggenda narrava che, nella squadra di Romanino (come in altre squadre, per altro) girassero tanti soldi. Aspetto legittimo – sgombriamo il campo da qualsiasi equivoco - perché ogni squadra, ai Margherita, è libera di “ingaggiare” chi vuole. Ma, appunto, la leggenda narrava che la maggior parte delle squadre (sempre eterogenee) fossero messe insieme da una mangiata al “Mulino Bruciato” del grande Luciano Andalò. E altre, appunto, che fossero attratte da qualche premio in denaro o in natura (anche in questo caso avrete equivocato, perché i premi in natura, nei primi anni Novanta, consistevano in rari e costosi cellulari, non ancora diffusi come al giorno d'oggi). Per farla breve Romanino s’incaz. di brutto per quella definizione poi, con calma, ci fu un chiarimento e il rapporto, nato con qualche spina, è proseguito in tutti questi anni, fino al 31 agosto 2003. Perché citare proprio quell’episodio così triste per la storia della V nera? Perché Romanino, quel 31 agosto, era uno dei cinquanta bolognesi finito nella capitale. C’erano Marco Bonamico e Alberto Bucci (nel consiglio federale), tre-cronisti-tre, e una quarantina di speranzosi ForeverBoys. Con loro, appunto, Claudio Sabatini e Romanino Bertocchi. Sorridente e speranzoso all’inizio poi, via via, più avvilito per un consiglio che, ogni minuto, lasciava filtrare notizie diverse (grazie anche alla singolare strategia comunicativa intrapresa da Pietro Colnago). Beh, voi forse non avete mai visto Romanino Bertocchi piangere e, per dirla tutta, nemmeno noi possiamo dire la stessa cosa. Però, siccome quel 31 agosto 2003, eravamo a Roma, per seguire l'ultimo atto di una stagione dannata, possiamo assicurarvi che sul volto vissuto di Romanino Bertocchi c’erano due occhi. Due occhi terribilmente lucidi, ai quali non abbiamo avuto il coraggio di chiedere nulla, dopo quella “sentenza”. Perché quegli occhi lucidi valevano più di mille e passa discorsi. Un anno dopo, quasi per magia, quegli occhi sono divenuti lucidi per un altro motivo. Il tifoso Bertocchi (quello che una volta riuscì anche a far intervistare la sua poltroncina, e vi possiamo assicurare che né Madrigali né il suo entourage digerirono bene la chiacchierata con la celebre sedia) a 75 anni suonati (è coetaneo della Virtus) è divenuto il presidente della Virtus. Che dite, se gli diciamo che ha allestito una squadra da “novello Paperone” s’incaz. di nuovo? Mah. Ve lo potremmo dire, magari, dopo averlo costretto alla lettura di queste cinquanta righe.

 

Sabatini e Bertocchi festeggiano il ritorno in Serie A

 

Nome

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Ruolo in Virtus?

Quante partite Virtus hai visto?

La più bella?

La peggiore?

Il momento più alto della storia bianconera

… quello più basso?

Un rimpianto di tutti questi anni

Il più forte virtussino di sempre…

Amici che hanno giocato o allenato in Virtus: il migliore?

Un giocatore che avrebbe meritato miglior

sorte in bianconero

Extra Vu nere: l’avversario che hai ammirato di più

Emozioni: Barcellona ’98 o Slam 2001?

… scudetto della Stella o Tiro da 4?

Il tuo hobby

I preferiti: film

libro

… canzone

Il tuo piatto preferito?

La vacanza della vita …

Un sogno da realizzare

La Virtus in tre parole

 

Bianconero, 09/2005

 

 

Romano

Bertocchi

Annamaria, dal 1952

Due, Roberto e Claudia

Imprenditore

Presidente

I conti fateli voi.. Dalla Sala Borsa in poi.

Direi la finale Barcellona, 1998

Strasburgo

I dieci anni di Alfredo Cazzola

La stagione 2002/2003

L’Eurolega del 2002, persa qui a Casalecchio

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