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Gianfranco Bersani 

nato a:

il: ?/?/1919 - ?/?/1965

altezza:

ruolo:

numero di maglia: 4

 

Stagioni alla Virtus: 1936/37 - 1937/38 - 1940/41 - 1941/42 - 1942/43 - 1943/44 - 1944/45 - 1945/46 - 1946/47 - 1947/48 - 1948/49 - 1949/50 - 1950/51 - 1951/52 - 1952/53

 

palmares individuale in Virtus: scudetti, Coppe Italia, Euroleague, Coppa delle Coppe, SuperCoppa

 

 

QUEI PRODI

tratto da “Il Cammino verso la Stella”

 

(...)

E poi il caustico Gianfranco Bersani, l’uomo dal braccio corto, sì l’omone che aveva un braccino (quello sinistro) assai più corto dell’altro. Bersani era un bello spirito che abitava in zona Castiglione. Aveva un baretto davanti alle scuole “Galvani”. Ci andavano tutti i ragazzi per succhiare avidamente la liquirizia. Un bel giorno Gianfrancone entrò in Santa Lucia e vide i giganti (si fa per dire). “A vòi zughèr anca me” si mise a borbottare “Zuga mò” e gli diedero subito una gran pallonessa. Da quel mattino Gianfrancone entrò nella “balla” e diventò Bersani, uno dei grandi uomini Virtus di sempre, un uomo che purtroppo ci lasciò molto presto e che ancor oggi è ricordato e compianto come si conviene agli immortali dello sport.

(...)

 


 

TRE VOLTE, LA VIRTUS, CAMPIONE D'ITALIA

da un quotidiano del 1948

 

(...)

Vent'otto anni, sposato, impiegato. Difesa sinistra di posizione. Uomo dalle mille braccia, una più lunga dell'altra, dalle centomila ventose che risucchiano la palla. Per diversi anni è stato allievo ossequiente di Vannini poi il maestro lo ha lasciato libero ed allora eccolo arieggiante, eccolo condottiero di valore. Poi gli si è aperta anche la porta della Nazionale (nella quale ha rivestito anche il grado di capitano) ed oggi a tutti gli allenamenti collegiali è invitato nella prima rosa. Vale ricordare di Bersani la magnifica partita di Parigi.

(...)

 


 

IL RICORDO DI GIGI RAPINI

di Roberto Cornacchia

 

Bersani aveva un braccio più lungo e uno più corto. Non ho mai visto lanciare il contropiede come lo lanciava lui. Ricordo che lui giocava sulla sinistra del canestro, pigliava la palla a rimbalzo, Negroni partiva e lui gli lanciava la palla oltre metacampo. Quando vedevo arrivare quella palla veloce e tesa come un proiettile ho sempre pensato "non è Negroni che prende la palla è la palla che prende Negroni, è come il Barone di Munchausen".

Poi aveva un’altra particolarità: se veniva battuto e l’uomo gli andava dentro lui lo seguiva e quando andava al tiro lui da dietro gli dava una manata che adesso si chiamerebbe stoppata, piuttosto commetteva fallo ma non voleva farsi fare canestro.