Sanguettoli: «Capii
subito che era speciale Ma divenne grande in un derby contro Mancio»
di Alessandro Gallo - Il
Resto del Carlino - 30/06/2007
Marco
Sanguettoli, 51 anni, allenatore delle giovanili Virtus, è stato uno dei
primi allenatori, praticamente il primo, del Fenomeno di San Giovanni in
Persiceto.
Sanguettoli, ricostruiamo
la storia di Belinelli.
«Lo portò in Virtus Max
Milli. Era un ‘allievo’, ma giocava già tra i ‘cadetti’ delle annate 1984 e
1985».
Capì subito che Marco
sarebbe andato lontano?
«Aveva qualcosa di
speciale. Se l’abbia notata la prima o la seconda volta non ricordo, però
era speciale. Nella fluidità e nei movimenti».
Subito campione?
«No, in realtà per un
anno e mezzo ha giocato senza ‘spostare’, come facevano altri suoi compagni
più esperti. La consacrazione avvenne in un derby».
Sicuro?
«Sicurissimo. Lui da una
parte, Mancinelli dall’altra. Marco ne fece 25, Mancio 30. Uno spettacolo,
perché si sfidarono senza esclusione di colpi per vedere chi era il più
forte».
Poi la prima squadra.
«Messina gli offrì questa
vetrina: subito un canestro all’esordio».
E lei aveva già capito
che sarebbe andato nella Nba.
«Questo no. Lo ammetto,
seguo poco i professionisti Nba perché dal punto di vista tecnico possono
insegnarti poco. Ma che sarebbe diventato un giocatore di livello era
chiaro».
Difetti?
«Quello principale era
legato alla difesa, un po’ leggerino. Repesa ha lavorato tanto e bene su
questo. Poi, rispetto ai tempi delle giovanili, rinuncia spesso alle
penetrazioni. Ma ha tutto per avere un grande arresto e tiro. E pure per
giocare spalle a canestro».
I pregi?
«Persona serena, umile e
disponibile, sempre. La sua forza per prendere tiri importanti. E poi dal
punto di vista tecnico impara tutto alla svelta».
Insomma, tutto per
diventare una prima scelta.
«Tra i giovani non ci
sono certezze. Lui è stato fortunato e bravo allo stesso tempo. Ha trovato
allenatori che gli hanno dato fiducia e l’hanno messo in campo. Prima Tanjevic, poi Repesa che lo ha assistito e
creduto in lui. Sono davvero contento che Marco sia entrato nella Nba dalla
porta principale. Sono felice per lui. E adesso, se permettete, gli spedisco
un sms di congratulazioni».