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David Andersen

nato a: Melbourne (AUS) - nazionalità sportiva danese

il: 23/05/1980

altezza: 212

ruolo: ala/centro

numero di maglia: 13

 

Stagioni alla Virtus: 1999/00 - 2000/01 - 2001/02 - 2002/03

 

statistiche individuali

 

palmares individuale in Virtus: 1 scudetto, 2 Coppe Italia, 1 Euroleague

 

 

Intervista a David Andersen

di Daniele Baiesi

 

Allora David, cosa ci fa un australiano a Casalecchio?

"Sono un ragazzo di 19 anni, vengo da Victoria, dall’Australia. Sono qui perché mi piace abbastanza il basket. È sufficiente, no?".

David, tu vieni dall'altro emisfero. Secondo te come si vive da questa parte del mondo?

"Mah, potrebbe sembrare strano, ma non ho fatto nessuna fatica ad ambientarmi. Bologna è una bellissima città, la misura ideale per viverci e lavorarci giocando a basket. La gente è molto cordiale, ti ferma per la strada. E poi si mangia come da nessun'altra parte. Proprio un gran bel posto".

E tu come passi il tuo tempo?

"Quando non sono in giro mi piace perdermi nella potenza delle playstations, ma anche la musica è una buona compagna. Mi piacciono molti generi, dal Rock, al rap alla new age. Però non tutto di tutto: noi australiani siamo molto esigenti in campo musicale".

Hai cominciato in ritardo la preparazione per via dell'intervento. Come va il recupero?

"Mah, mi sento molto meglio. Sto ancora recuperando il tempo perduto. Qui si lavora molto bene, ed io sono anche più tranquillo".

Questo primo periodo è stato di ambientamento anche con i nuovi compagni. Come ti sembra la squadra?

"La squadra è forte forse la più forte di tutti i tempi anche se per me è difficile dirlo dato che non conosco i miei predecessori! Comunque, a parte tutto, l’obiettivo è quello di vincere il più possibile. Dateci fiducia, poi andremo a leggere alla fine. Con i compagni va alla grande, gioco con i migliori d’Europa, quindi non posso che migliorare. Sarà poi il tempo a dire quale è il mio reale valore".

Messina ha detto che Danilovic e Rigaudeau sono bravi a portarti "per mano", ma che anche tu sei bravo a farti condurre. Come ti sei adattato ai loro metodi di insegnamento?

"Beh, Sasha è molto duro a volte, ma è un grande motivatore. Lui sa cosa bisogna fare per vincere e infatti ha vinto già tanto. È un giocatore totale, in campo sa fare tutto. In quanto alla leadership non c'è bisogno che io aggiunga nulla a quello che è già stato detto. Su Antoine invece devo dire una cosa: anche lui è un ottimo maestro e un grande leader, anche se alcuni sembrano non essersene accorti".

Quale è stato il tuo impatto con il campionato? Dopo tre giornate sei già stato mandato in quintetto!

"Il vostro è un campionato duro, con molti contatti. C’è anche una grande pressione su chi gioca. ma è bello giocare in un palazzo così con la gente che si tuffa nella partita. Contro Milano ero un po' emozionato, ma poi alla palla a due tutto deve passare e devi pensare a giocare. Spero che l'esperienza nello starting five mi faccia bene; sono conscio del fatto che devo migliorare ancora in molti punti del campo".

Ci vuoi dire quali?

"Innanzitutto devo imparare a tirare meglio. Poi dovrei mettere su qualche chilo per giocare anche contro avversari più forti fisicamente. Vorrei essere un giocatore molto eclettico, poter difendere su un 3 ma anche su un centro".

Hai parlato dei compagni, ma ora una domanda sull'allenatore è d'obbligo. Messina allenatore e Messina uomo.

"Uh, che bella domanda. Guarda, come coach Ettore è molto esigente pretende molto; devo dire, però, che quello che chiede sul lavoro è poi in grado di renderlo umanamente. A qualcuno a volte può sembrare che esageri, ma è un emotivo anche se sembra distaccato. E' un professionista, vuole vincere come è logico che sia. Ma è anche, ripeto, un'ottima persona, uno con cui si può parlare amabilmente di tutto".

Senti David, sapevi che esisteva un basket italiano di ottimo livello a 24 ore d'aereo da te?

"A dire il vero, nel mio Paese non arrivano molte notizie sul vostro basket. Sapevo qualcosa della Virtus perché ero venuto a conoscenza dei risultati delle ultime due Final Four di EuroLega. Ecco, sotto questo punto di vista apparteniamo a due mondi diversi".

David Andersen e l'NBA.

"Non è un sogno, è il sogno. È il livello più alto del basket mondiale e se avrò una chance credo che me la giocherò fino in fondo. Non importa quanti anni ci vorranno per maturare; 2, 3, 4, o forse più, io lavoro in quella prospettiva, è il mio target".

Vuoi dirci un proverbio o un detto tipico del tuo Paese?

"Tu sai che noi australiani parliamo una lingua tutta particolare. Ci mangiamo le lettere; però siamo molto cordiali e non parliamo in questo modo per fare gli snob o per mettere in difficoltà lo straniero. Noi a tutti diciamo sempre "G' day Mate"! È il nostro saluto, e allo stesso tempo il nostro modo di esprimere che siamo contenti di vederti o di conoscerti".

 

 

DAVID IL "SETTEPIEDI"

di Francesco Forni - Bianconero n. 1/anno 5 - gennaio 2000

 

Senza fretta, con giudizio. David Andersen a 19 anni e mezzo sta mettendo un mattoncino (di sostanza) alla volta, mostrando progressivamente quanto possa migliorare e quanto sia giù utile alla causa. Questo non è il periodo delle vacche grasse per la Kinder: problemi ce ne sono un po' dappertutto, perché la Virtus deve sempre e solo vincere. Così anche le novità (o le promesse mantenute) più positive passano in secondo piano. David nei quaranta minuti disgraziati di Trieste, dove una brutta squadra perse giustamente, fu il migliore dei suoi: ma un salvagente non basta a trattenere una barca che imbarca troppa acqua e così le sue belle giocate non sono state di gran consolazione. Ma la sua sostanza non la può più ignorare nessuno. Di certo il giovane australiano non è Nesterovic, al quale tanti hanno già paragonato la sua parabola ascendente: né per ruolo né per indole, e per adesso neanche per fisico, ma rimane un ottimo prospetto per il basket di alto livello, nonché un giocatore già pesante. Il "piccolo" 8è 2,10...) Andersen non possiede l'istinto del lungo d'area, con i conseguenti giochi di uno contro uno e di intimidazione del pivot. è chiaramente più a suo agio fronte a canestro per l'ottimo tiro, dalla media e dalla lunga. David ha mano morbida, tutti l'hanno visto subito: appena entrato da quattro metri tira ad occhi chiusi. I canestri calamitano subito l'attenzione ma pure da altre cose viene fuori il valore tecnico dell'elemento che è piovuto dall'Australia nell'Europa del basket da perfetto sconosciuto (richiamato all'inizio ma adesso la faccenda è diversa...). Qualche mese fa quando Milano venne sommersa al Palamalaguti, David prese in consegna Nylon, che tutt'ora rimane uno dei migliori, forse il primo assoluto, nel gioco offensivo di uno contro uno. Il bomber di Crespi fece una figuretta, il vero prospetto Nba sembrava Andersen, che il salto dell'oceano vorrebbe farlo dopo aver concluso i quattro anni di contratto con Bologna. Il nostro se l'è cavata bene, anche con gente più scafata (e voluminosa), come Slater, un bestione che sa muoversi e segnare, a rimbalzo si vedono dei progressi notevoli e il minutaggio del nostro eroe (complice anche il momento di emergenza) aumenta: le apparizioni da trenta minuti in campo non sono più una chimera. E lui spesso va bene, senza troppi effetti speciali. "La Virtus sarà il mio ponte per i pro" ha sempre detto il giovane autraliano che il gran salto vorrebbe farlo. Ed è certo che se continuerà così gli scout (i pochi che non l'hanno ancora fatto) annoteranno il suo nome sul taccuino.

Un "settepiedi" come dicono gli americani con un discreto talento è merce rarissima anche oltreoceano. Da vedere quali altre sorprese ci riserverà.