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Il mitico Andalò (a destr)
mentre assieme al fido Gulmini sistema la retina
Amato Andalò
ANDALò, IL CUSTODE PIù AMATO
di Alberto Bortolotti - Bianconero numero
speciale giugno 1998
Provate a vedere se c'è un altro custode di
impianti sportivi in Europa così famoso e - giustamente - così celebrato.
Forse ce n'è uno, Gigi Tesei, il Caronte dello Stadio Dall'Ara, anche lui
emerso agli onori della cronaca ma solo negli ultimi due-tre anni. Bologna è
speciale anche in questo, perché speciali sono i bolognesi. Amato Andalò,
ora si può dire, è un virtussino doc (qualche passioncella in questo senso
ce l'ha anche Daliso Gulmini, il suo successore) che ha sempre goduto di
stima e di rispetto dai cugini, la cui Fossa gli ha dedicato quello
striscione - Andalò, il custode più Amato - tanto semplice quanto
efficace.
Andalò è tale da quanto la Virtus è
ridiventata tale. Intendo dire che la sua storia di "primario" del Palazzo è
strettamente connessa con il ritiro alla gloria della V nera targata Porelli,
del quale fun un sodale prezioso, quasi insostituibile, pur nel rispetto
assoluto dei ruoli. Amato non è un uomo di cultura, è un uomo di buon senso
e anche, in una certa chiave, di potere.
Tenere il palazzo acceso nell'attesa del
ritorno dei reduci scudettati dal Palazzone di San Siro fu una genialata, ma
anche un'ostentazione di autonomia che sol il San Pietro di Basket City
poteva permettersi. E poi un Palazzo così bello, così centrale, così unico
(non me ne voglia patròn Cazzola, ma io sono fra quelli che andrebbero
sempre in Azzarita, pur comprendendo perfettamente le ragioni
imprenditoriali che hanno portato alla scelta di Casalecchio) fu arricchito
da quel "brain trust" messo assieme da Porelli nel quale, oltre a Pirro
Cuniberti, Lucio Dalla, Bonvi, c'era posto anche per Andalò, che per il
basket, per la Virtus, soprattutto, ha avuto un ruolo quasi di Sindaco: due
battute spicce in dialetto (perché Amato sapeva essere anche ben poco tenero
con gli spaccaballe, tra cui noimocciosi del basket) valevano tanto quanto
un progetto grafico, una canzone, una vignetta.
Era un'altra epoca, tanto che di "coccodrilli"
professionali sul "buen retiro" di Andalò ne abbiamo già scritti quando uscì
dalla scena del PalaDozza, e ci sembrò che il nuovo, cioè l'attuale
PalaMalaguti, inghiottisse senza remissione il vecchio. Una storia troppo
americana, perché qui funziona, per fortuna, un'altra filosofia, e la storia
di Amato - anche se, per essere sinceri, in un ruolo meno centrale - è
andata avanti fino a quella straordinaria gara%, che ci ricorderemo per il
resto dei nostri giorni. Io mi limito a dire grazie. Lo stesso che abbiamo
riservato a Brunamonti, che riserveremo a Porelli e Peterson, che dobbiamo a
Messina, Danilovic, Binelli e Cazzola.
SOno le figure-franchigia che rendono Bologna
famosa cestisticamente nel mondo. Anche lustrare il parquet (e Andalò ha
fatto quello, ma anche cose ben più gratificanti) ha un'importanza centrale.
Ti aspettiamo per il terzo Palasport.
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