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Mario Alesini
nato a: Varese
il: 17/12/1931
Stagioni alla Virtus:
1955/56 - 1956/57 -
1957/58 - 1958/59 -
1959/60 - 1960/61 -
1961/62 - 1962/63 -
1963/64 - 1964/65
Come allenatore:
1963/64 - 1964/65 - 1965/66
palmares individuale in Virtus: 1 scudetto
(come giocatore)
IL MATCHE DELLAMIA VITA:
TRIO BRAVO
di Mario Alesini - V nere - 1990
Sarò sincero: in assoluto la partita che
ricordo con maggior piacere, nel corso della mia carriera cestistica, è
quella disputata con la maglia della Nazionale alle Olimpiadi di Roma del
1960, contro gli Stati Uniti, perché in fondo rappresentò il punto più alto
della mia carriera: giocare contro i maestri era una specie di sogno. Di
quella gara ricordo che l'Italia fece un'ottima figura. Un po' meno io,
perché con impressionante regolarità riuscivo a smarcarmi e a penetrare in
area ma ogni volta, quando già pregustavo la soddisfazione del canestro,
ecco che sbucava da non so dove Walt Bellamy che mi stoppava o, comunque,
riusciva ad impedirmi l'ebbrezza dei due punti. All'epoca avevo 29 anni e mi
ero già trasformata in ala. Eh, sì: alto 1,91, avevo cominciato a giocare a
pallacanestro nel ruolo di pivot perché sul finire degli anni Quaranta la
mia era ancora un'altezza bastante a farmi rispettare sotto le plance. Però
ero sufficientemente veloce, così, con il passare degli anni - e con il
"crescere" degli avversari - diventai un giocatore esterno, più mobile.
Ingaggiavo lotte all'ultimo respiro con i quattro moschettieri del Borletti
- Gamba, Pagani, Romanutti e Stefanini - facendo leva sul mio buon senso
della posizione e su una certa predisposizione a cogliere l'attimo buono per
schizzare via in contropiede o per tentare l'anticipo difensivo.
La mia stagione più bella, in maglia
bianconera, fu quella dello scudetto, nel 1955-56. Provenivo da un anno di
inattività forzata, a causa di un veto al trasferimento a Bologna posto
dalla mia prima squadra, Varese. La Virtus Minganti anche senza di me si era
laureata campione d'Italia ed era la grande favorita per un nuovo titolo.
Ricordo con immensa soddisfazione quel campionato, perché collezionammo solo
tre sconfitte, vincendo il titolo con largo anticipo e dando il via ai
festeggiamenti. Feste favolose, quelle dopo l'ultima partita in casa, contro
Trieste, culminate in una cena da mille e una notte al Ristorante Casaglia e
in una gita premio a Barcellona. Erano, per me, tempi memorabili: con Canna
e Calebotta formavo il cosiddetto "Trio Galliera". Ci chiamavano così perché
abitavamo tutti e tre nella stessa via, Galliera appunto, e perché eravamo
affiatatissimi, fuori e dentro il campo. Chi non l'ha vissuto farà forse
fatica a comprendere lo spirito di quei tempi. I giocatori di autentica
classe non erano più di una quindicina, ma sono convinto che con un'adeguata
preparazione fisica reggerebbero il confronto con i più bravi di oggi.
Certo, ai nostri tempi il basket non era una professione: ci allenavamo in
maniera irregolare e senza poter sfruttare le sofisticate strutture del
presente. La convocazione in Nazionale, poi, rappresentava un evento, perché
permetteva di conoscere luoghi e persone altrimenti difficili da
raggiungere: io, ad esempio, ricordo con infinito piacere una trasferta in
Russia nel 1953.
Tornando alla Virtus,finii la mia carriera da
giocatore alternandomi con l'incarico di coach e quindi trovandomi a gestire
quel fenomeno di Lombardi (talento e sregolatezza allo stato puro). Dopo tre
anni di altalena campo-panchina optai per la seconda, trasferendomi però a
Pesaro. In seguito, per motivi familiari, decisi di lasciare lo sport
"attivo". Attualmente sono impiegato in una fabbrica di borse sportive e
continuo, ogni domenica, a seguire la mia Virtus. Con la certezza, quest'anno,
che l'organico della squadra è buono e che quando Messina potrà avere a sua
disposizione tutti i giocatori in buona salute saprà mettere a frutto il suo
anno di esperienza in più.
CAMPIONE DOPO IL LUNGO STOP
Mario Alesini è nato a Varese 17 dicembre
1931. A sedici anni entra a far parte della formazione locale. Il suo
esordio in Serie A è datato 1950, con Varese terza, a fine campionato,
dietro Borletti e Virtus. Proprio quest'ultima, nel 1953, gli propone un
vantaggioso contratto per passare in bianconero, ma l'irrigidimento della
società varesina, scavalcata nella trattativa, costringe Alesini ad un anno
di inattività. Poi, un intervento della Federazione sblocca la situazione e
il buon "Cranio" può trasferirsi sotto le Due Torri. Nel 1956, il primo e
ultimo scudetto con le Vu nere. Complessivamente Alesini ha disputato 223
partite in maglia Virtus, mettendo a segno 2447 punti. Le ultime tre
stagioni, fino al 1965, le interpreta nel ruolo di allenatore-giocatore. In
Nazionale Alesini fa il suo esordio il 16 settembre 1952 (Italia-Iran 62-38),
chiudendo la carriera azzurra ai Giochi di Roma del a960.

Alesini negli anni '90
Addio ad Alesini, cuore Virtus
di Alessandro Gallo - Il Resto del Carlino
- 02/08/2001
Mario Alesini, che se n'è andato ieri, a
settant'anni, in punta di piedi, potrebbe raccontarci una storia bellissima.
La sua. Quella di un basket dei tempi eroici — anni Cinquanta e Sessanta —
di una pallacanestro che non c'è più. Più che una storia, però, Mario
avrebbe potuto dare una lezione. A noi, che quotidianamente scriviamo di
giganti che si muovono solo dietro compensi cospicui. Ai cestisti di oggi
per i quali il contratto viene prima di tutto (o forse è tutto). Era nato a
Varese, Mario Alesini, e proprio a causa del club della sua città fu
costretto a star fermo un anno. Perdendo quello che avrebbe potuto essere il
primo scudetto. Cresciuto a Varese Alesini voleva seguire Tracuzzi, il suo coach, all'ombra delle Due
Torri. Ma il club lombardo non diede il nullaosta e Mario, per liberarsi da
quel peso, accettò l'idea di incrociare le braccia per una stagione. Si
sarebbe rifatto in quella successiva — Calebotta
pivot, Tracuzzi in panchina, Alesini e Canna a correre in contropiede — quella del
titolo della stagione 1955/56. Con quell'enorme V nera stampata sul petto
avrebbe realizzato 2.425 punti. Prima di abbandonare Bologna per sbarcare a
Pesaro. «Tre stagioni là — confidò in un'intervista — allora
si trattò di compiere una scelta: o restare fuori Bologna per accettare le
offerte che erano state formulate da più parti oppure piantarla con il
basket. Optai per la seconda ipotesi: non mi piaceva granché girovagare per
l'Italia. Meglio fermarsi a Bologna».
Un'altra scelta coraggiosa di Mario — aveva deciso di cominciare a lavorare
con il suocero — che nel 1964 si era sposato con Lia Cesari, che quattro
anni più tardi gli avrebbe regalato Annalisa. «La mia più grande gioia della
vita — disse — Non reggono paragoni le soddisfazioni
ottenute con la pallacanestro». Eppure fu un protagonista della nazionale
italiana che a Roma, nel 1960, sfiorò il bronzo alle Olimpiadi. Eppure...
«è uno che ha fatto
la storia della Virtus — ricorda Achille Canna
che con Alesini e Nino Calebotta costituiva
un terzetto inseparabile —. Anzi, la storia della pallacanestro. Un
combattente, uno sempre allegro. Un giocatore che era cresciuto sotto la
guida di Tracuzzi e che, per questo motivo,
possedeva una tecnica forse unica per quei tempi. Per quattro o cinque anni
abbiamo fatto vita comune nella foresteria bianconera. L'avevo visto
l'ultima volta il giorno dello scudetto».
Virtussino dentro e fuori, Mario Alesini, che domani riceverà l'ultimo
saluto, alle 9,30, nella chiesa di Santa Maria Caselle, a San Lazzaro.
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