RENATO ALBONICO
Yearbook 1974/75
Nemo propheta in patria. Così il proverbio degli antichi padri. E quindi
anche per Renato Albonico le cose non sono andate diversamente. Formatosi
alla Reyer degli anni eroici, questo giocatore silenzioso e preziosissimo
non ha avuto mai nella sua città la possibilità di emergere come avrebbe
meritato. Albonico è un classico prodotto della scuola di Gigi Marsico che
tanti giocatori ha creato, come i Vaccher e i Cedolini. Ma per Albonico a
Venezia la vita fu dura: Geroli,che allora allenava la prima squadra,
preferiva la sicura lotta e la grinta collaudata dei Ferro e dei Lessana,
piuttosto che la fresca vena, classica ma scolastica del giovane Renato.
COsì quando si ripresentò l'occasione di far rientrare ai patrii lidi il
"vate" Vianello dopo i successi milanesi, Albonico fu inserito in un
complicato giro che lo portò alla corte di Milanaccio e Percudani, la
All'Onestà. E qui Albonico, che studiava all'ISEF al mattino e al pomeriggio
sgobbava sul parquet assieme agli Isaac, ai De Rossi, ai Gennari e ai Bovone,
viene pian piano formandosi una mentalità diversa, patendo molte difficoltà,
ma usufruendo di una scuola USA che probabilmente non avrebbe potuto avere
da nessun altra parte. Ma anche a Milano continuava la storia del
campioncino che si intravedeva solo a metà.
Ci
volle un altro trasferimento, in una squadra completamente rivoluzionata,
nella quale volente o nolente Albonico dovette assumersi d'acchito
determinate responsabilità, per compiere finalmente il miracolo. A Bologna,
nella Virtus, Albonico ha potuto finalmente realizzare sé stesso affinando
bagaglio tecnico e temperamento. Perché, nonostante la stampa lo reclamizzi
poco per quel suo fare schivo e gentile che lo rende poco personaggio,
Renato Albonico è in realtà un grosso giocatore. Come guardia ha in Italia
pochi rivali. Forte in entrata, dove conclude spesso con tiri rovesciati o
improvvise giravolte, Albonico accoppia una bella grinta difensiva a un
pregevole tiro dalla media distanza e una visione di gioco ordinata e
rigorosa. Gli rimane solo un inconfessato desiderio: quello di tornare a
giocare in Laguna.
ALBONICO: NON SEMBRA MA IL MOTORE
è SUPER
di
Nando Macchiavelli - 12/01/73
Chi lo vede per la prima volta, normalmente dice: un po' fragilino per fare
il basket. Ma il motore che Renato Albonico ha dentro di sé è senza dubbio
di quelli che non "grippano". Veneziano, 25 anni, il "rosso" è piovuto da
Milano un paio di stagioni orsono quando All'Onestà trovò subito un posto da
titolare.
Classico portatore di palla, instancabile, sopporta quasi sempre il peso
dell'intera partita. Con il "gemello" Gergati ha il compito, sempre più
difficile, di servire deliziosi palloni a "Kociss" Fultz. Non disdegna di
tentare la conclusione individuale. Ma non è un "mangiapalloni". Dalla media
distanza è discretamente pericoloso. Unica pecca, cui Messina sta tentando
di ovviare, il palleggio efficace solo con la mano destra. Anche come
marcatore ha fatto notevoli progressi. Buon cacciatore a metà campo
nell'intercettamento della manovra avversaria.
Albonico è insomma il classico uomo da campionato. Non molto appariscente,
ma sempre su di un rendimento soddisfacente.
è chiaro che il alcune
occasioni avrebbe bisogno di qualche minuto di respiro. Quest'anno, forse,
con la maturazione di Sacco, sia lui che Gergati potranno ottenerlo.
Una pasta di ragazzo anche come carattere.
è venuto a coprire più che
degnamente quel posto lasCiato vuoto dall'indimenticato Massimo Cosmelli.
Purtroppo le cose in casa bianconera non sono iniziate nel migliore dei
modi. Ma Albonico, ancora una volta, non ha nulla da rimproverarsi: sia a
Venezia sia contro la Partenope ha compiuto tutto il suo dovere: in fase di
regia come in quella di realizzatore. Se il resto della squadra riuscirà a
prendere quota,sarà per lui più facile svolgere quel lavoro che ora deve
compiere moltiplicando sforzi di volontà e doti di intelligenza. Perché da
un uomo, seppur dotato di un "motore" super come Renato
Albonico, non si possono pretendere continuamente miracoli.

Albonico carica il jump-shot sotto gli occhi di Carraro
ALBONICO, IL "PULITO" CHE RAGIONA
di Bruno Arato - 29/11/73
Albonico Renato, professore di educazione
fisica, è per il terzo anno tra le file virtussine.
Alto 184 cm, ha 26 anni e gioca play-maker. Ha
un gioco molto ragionato all'attacco e veramente attento e pulito in difesa.
Calmo e sempre lucido per tutto il tempo dell'incontro è veramente un "osso
duro" per tuti anche per i portatori di palla più titolati. Segue gli
schemi, non serve molti assist, ma è veramente un coordinatore e riesce a
segnare da fuori e da sotto, saltando l'avversario con molta facilità. Lo
scorso anno ha realizzato 293 punti con una percentuale del 47% catturando
anche ben 100 rimbalzi.
Mi stili una classifica dei 3 migliori
play-maker italiani?
"Non vorrei sembrare troppo presuntuoso nel
dire, nell'ordine: Iellini, Marzorati, Albonico"
Qual è stato (o qual è) il miglior allenatore
che hai conosciuto?
"Senz'altro Peterson".
Cosa pensi di lui come tecnico e come uomo?
"Come tecnico è molto valido e molto
preparato, da lui s'imparano tante cose e come uomo è apprezzabilissimo. Vi
è veramente un dialogo con li da parte nostra e
Peterson ci riesce a caricare veramente e a darci fiducia".
Puoi farmi il punto della Sinudyne di oggi?
"Abbiamo fatto moltissimi progressi, ma non
siamo ancora al massimo livello tecnico, che raggiungeremo più avanti.
Quest'anno, del resto, ci sono stati molti cambiamenti. FIsicamente siamo a
postissimo."
A proposito di cambiamenti, come sembra a
voi giocatori non avere più in squadra Ferracini?
"Penso sarebbe meglio non parlare più di Toio.
Mi dispiace che non sia più qui perché più che un compagno è un amico, ma è
inutile pensare sempre a lui, entrare in campo e ripetersi: manca Toio...
manca Toio...manca Toio..."
Qual è il giocatore italiano che vorresti
avere in squadra con te?
"Dico poco: Meneghin!"
Hai trovato dei vantaggi nelle novità tecniche
del regolamento?
"Beh! Certamente sì. Adesso i lunghi non
possono più spazzare il pallone che colpisce il tabellone e per me è un
vantaggio".
La tua esperienza di giocatore cosa ti farebbe
cambiare nel regolamento?
"io trovo tre discrepanze: la prima è quella
di punire con due tiri liberi il fallo in attacco, tipo lo sfondamento,
quando è già scattato il bonus di 10 falli. La seconda quando il difensore
si trova nella metà campo avversaria e nell'intercettazione di un passaggio
cade nella propria metà campo e viene punito per passaggio indietro. La
terza è l'annullamento del bellissimo canestro di Bertolotti. Parlo di quello effettuato col
passaggio al di sopra dell'altezza del ferro e che Gianni infila a
canestro".
Qual è la squadra, che oltre alla Virtus, ti
è più simpatica? Perché?
"Ignis. Perché ha dei giocatori molto validi".
E dell'Alco cosa pensi? Senti in te quell'antagonismo
particolare che esiste tra le due squadre bolognesi, almeno a livello dei
tifosi?
"Tra noi giocatori, con Guerrieri, con gli
altri tecnici, c'è una simpatia leale e non vi è quell'antagonismo
particolare che esiste tra i tifosi. Forse, nasce quando si avvicina il
derby, perché non si può essere indifferenti al clima che crea il pubblico".
Dimmi allora che vincerà i due derby?
"Senz'altro la Sinudyne".
Pensi di finire la tua carriera tra le Vu
nere?
"Spero di giocare ancora molto, almeno fino a
quando riuscirò a prendere nel canestro, ma spero di "morire" come
giocatore, s'intende, qui nella Virtus".
RENATO, SEI TU LA ROVINA DELLA VIRTUS!
di
Luigi Vespignani - Stadio - 22/04/75
Caro Renato, ti hanno scoperto. Confessalo: non te l'aspettavi, credevi di
poter continuare a farla franca, credevi di poter insistere, nell'ombra a
nuocere alla Virtus. Avrai letto l'inchiesta pubblicata ieri da un grosso
quotidiano e ti sarai accorto che ormai non puoi più continuare a tradire
quella società che aveva creduto in te e ti aveva lanciato. Avrai visto il
quintetto ideale che annovera i tuoi colleghi e mette soltanto te alla
berlina; e avrai visto che tutti gli altri - giocatori e tecnici - debbono
restare all'ombra della bandiera bianconera. C'è solo Calebotta che crede in
te e ti definisce utilissimo: ma lui, che è stato un grande campione, non si
intende di basket. Vale invece il parere di altri, magari sconosciuti, che
puntano il dito accusatore contro di te, o che, peggio, ti ignorano, non
concedendoti alcuna possibilità di renderti utile.
Ed
è giusto. Ne hai già commesse troppe ai danni della Virtus, fin dai tempi in
cui, inserito in una squadra che rotolava verso la retrocessione, ti
dannasti per riportarla verso l'alta classifica. E ci riuscisti. Chiaro: se
la squadra in trasferta perde dignità e concentrazione è colpa tua; se non
sa attaccare certe difese avversarie è ancora colpa tua; se manca agli
appuntamenti è sempre colpa tua. Un tribunale speciale di tifosi ti ha
scoperto, non elemosinandoti che una sola, miserrima citazione.
Hai visto? Qualcuno dei tuoi colleghi è intoccabile perché esperto; qualche
altro è intoccabile perché ha un avvenire radioso; qualche altro è
intoccabile non si sa perché. Ma tu che cos'hai? Forse speravi in un po' di
riconoscenza, forse speravi che i tuoi giudici avrebbero ricordato quello
che hai fatto, e che fai, in maglia bianconera. E che, dopo aver considerato
tutti i tuoi colleghi come intoccabili, avrebbero concesso a te almeno le
briciole di un ruolo di riserva. Chi ti scrive è fra coloro che, da sempre,
auspicano un miglioramento della Virtus. Fra le parecchie cose che
occorrerebbero c'è anche il rafforzamento del settore esterni-dietro. Il che
non significa necessariamente scaraventare Albonico nell'ombra. Tieni duro,
Renato. No pasaran!
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