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Renato Albonico

nato a: Venezia

il: 21/06/1947

altezza:

ruolo: playmaker/guardia

numero di maglia: 4

 

Stagioni alla Virtus: 1970/71 - 1971/72 - 1972/73 - 1973/74 - 1974/75

 

statistiche individuali

 

palmares individuale in Virtus: 1 Coppe Italia

 

 

LA PAROLA A DUE PROTAGONISTI: RENATO ALBONICO

di Alberto Cinque - 06/01/1971

 

Dopo Marzorati, Jellini e Giomo, è toccato ad Albonico essere segnalato da una giuria di specialisti per il Primo Trofeo Playmaker. Subito dopo Albonico è venuto a Venezia, per la Splugen-Norda di domenica scorsa: ha mostrato di meritare quella segnalazione, nel senso che è giocatore di ottimo livello, sia per continuità che per tecnica. In una partita abbastanza grigia in fondo, si è messo in luce per la mobilità difensiva, per le palle recuperate, per il tiro felice (5 su 9), per alcuni spunti che il pubblico ha applaudito: un'entrata da destra con finta a Ubiratan, poi rimbalzo offensivo con passaggio fintato a canestro, a 17'' dalla fine del primo tempo ruba una palla, scende in palleggio, finta l'entrata e dà invece un "assist" a Cook.

Renato Albonico è veneziano. ALto 1.84, età 22 anni. Ma gioca in serie A già da cinque anni. Uscito dalla Reyer, passò all'Onestà (con Percudani prima, Tracuzzi poi). Da quest'anno è a Bologna con la Norda. Diplomato in ragioneria, ha fatto l'Isef e da ottobre già insegna educazione fisica in un istituto superiore. Piaceva molto a Paratore che lo chiamò in nazionale B. Le sue qualità soprattutto: perfetti i fondamentali, gambe fortissime, visione di gioco più che buona. Ha tiro discreto, ma potrebbe migliorarlo. Dalla Reyer chiese lui di andarsene per ragioni tecniche e anche personali (a Venezia non c'è l'Isef). Il suo limite maggiore è psicologico: nonostante i 22 anni, è giocatore già maturo, cioè è difficile che progredisca ancora. Via all'intervista.

- Incominciamo con la Norda, questa squadra tutta di giovani: si salverà? O è già salva? Il nostro campionato favorisce una politica per i giovani?

"Sì, all'inizio ci davano per spacciati. Invece siamo arrivati a un punto che se inviamo domenica con la Snaidero il nostro lavoro è fatto. Voglio dire che abbiamo vinto le partite chiave, quelle che si dovevano assolutamente vincere. Adesso tocca agli altri lavorare, noi possiamo vivere delle disgrazie altrui. I due punti in casa della All'Onestà li teniamo lì di riserva, è il vantaggio in più. Il nostro è naturalmente un anno di transizione: i giovani devono poter maturare. Non credo che il campionato soffochi i giovani, ma sono le società che devono lavorarci su e creare l'ambiente adatto ai giovani".

- Alla Nazionale ci pensi ancora?

"No, credo che nel giro della Nazionale non ci sono più. Anche perché non ho più quell'entusiasmo. A 17 o 18 anni vedevo la Nazionale come qualcosa di irraggiungibile, di meraviglioso. Adesso preferisco una vita più tranquilla. Per esempio, non credo che sopporterei una routine tipo 18 ore di scuola, più gli allenamenti con la Norda, più la Nazionale. Per esempio non rinuncerei più a un mese di vacanze estive soltanto per la Nazionale."

- Le due speranze più belle del basket italiano chi sono?

"Marzorati innanzitutto. E poi Malagoli".

- Fammi il tuo quintetto ideale.

"Meneghini, Flaborea, Jellini, Vittori... E poi... Un esterno alto... Mah, forse Bariviera, un Bariviera che giochi..."

- Chi vince lo scudetto?

"l'Ignis. é molto più forte di tutti"

- Senti, il campionato ha fatto passi avanti? Oltre al discorso del livellamento dei valori, ci sono progressi tecnici e quali?

"C'è un forte miglioramento delle difese. Si fanno molti tipi di difesa: aggressiva, o per cambiare ritmo, o per fermare i tiratori, eccetera"

- E che altri passi avanti deve fare ancora il basket italiano, sempre a livello tecnico?

"Nonostante quel che ho detto, non si dà ancora abbastanza importanza alla difesa. La partita la si vince in difesa- è un giudizio personale".

- A proposito di difesa, ti ricordi la zona-pressing? Tu sei stato con Percudani... la facevi bene... Adesso non la si vede quasi più...

"La zona-pressing ha bisogno di una grande e lunghissima preparazione. Non è per esempio che noi possiamo dire: domenica viene la Snaidero, bene faremo la zona-pressing. Non la prepari in una settimana. Ci vogliono mesi e mesi. Ci vogliono allenamenti specifici. Comunque è una difesa molto valida. E si tornerà a farla".

- Ultima domanda: sei a favore del mantenimento degli stranieri?

"Senz'altro. Ho imparato un sacco di cose dagli stranieri. Li guardavo, li imitavo, copia la loro tecnica. Non c'è stato straniero che non mi abbia insegnato qualcosa di fondamentale.

 

Albonico alle prese con un giovanissimo Marzorati

 

 

ALBONICO: AVEVA SEI ANNI QUANDO FECE IL PRIMO CESTO

di Giorgio Naccari - 10/02/72

 

Conosciamo Renato Albonico da sempre. Da quando, a sei anni, cominciò a far conoscenza con i palloni da pallacanestro al campo della Madonna dell'Orto, a Venezia (Renato mi ha detto: "tutte balle" -n.d.b65). Palloni di cuoio, non facili da tenere in mano mezzi sgonfi com'erano. Ma lui qualche canestro riusciva a farlo ugualmente. In quel campo, ancora oggi uno dei pochi disponibili della città lagunare, con Albonico giocavano anche dei ragazzi un po' più grandicelli, Vaccher, Santi, Lessana, tutti uomini che hanno conosciuto la gloria della A in maglia Reyer. Fu facile per Renato capire qualcosa di quel gioco ancora sconosciuto alla gran massa della gente e, nonostante tutti lo guardassero increduli per tanta volontà, continuò a dedicarsi al basket, sport con il quale avrebbe avuto numerose soddisfazioni. Gracile com'era faceva fatica ad alzare verso il cesto quel voluminoso pallone ma continuò con pazienza ed umiltà.

Si iscrisse insieme al grande amico Guadagnino alla società Reyer dove trovò l'ambiente adatto per apprendere tutti i più piccoli particolari del gioco. La passione, la modestia lo portarono ad accattivarsi le simpatie di tutti e fu così che, durante il periodo juniores, Paratore si accorse di lui e lo convocò in Nazionale.

Vennero i primi successi e la gente cominciò ad accorgersi di lui. Non molto alto per il basket (1.84) preferì giocare come regista, come suggeritore delle manovre offensive con una visione di gioco talmente chiara che lo impose all'attenzione dei più.

Nella Reyer, però, nonostante l'ascesa nella massima serie, non trovò posto in campo. Non erano i tempi dove si mandava sul terreno, volentieri, un giovane ancora poco esperto.

Renato seppe tacere; seppe accettare il ruolo di "panchinaro" e continuò ad allenarsi e a soffrire fintantoché finì gli studi di ragioneria. Poi fece la voce grossa. Volle iscriversi all'ISEF di Milano, e la Reyer dovette concedergli il nulla osta approfittando di inserirlo nell'affare Vianello. Finì ad All'Onestà.

Nel primo precampionato con la squadra milanese mise in mostra doti inaspettate. Il suo coach Percudani lo fece giocare fino a farlo scoppiare. Renato, ogni giorno, all'Università doveva impegnarsi per ore in ginnastica di tutti i tipi e alla sera, in allenamento, non era più in grado di reggere allo sforzo. Accantonato in panchina trovò lo smalto per disputare qualche buon incontro sotto gli ordini di Tracuzzi, allenatore che più d'ogni altro seppe capire il dramma del ragazzo.

Albonico voleva laurearsi. Per questo fu disposto a mettere in secondo piano anche la sua più grande passione: la pallacanestro. Nel giugno di due anni or sono finiti gli studi disse che si sarebbe finalmente dedicato solo al basket. Da ragazzo intelligente aveva pensato prima al suo avvenire.

Ad All'Onestà, però, troppi erano i compagni dotati di personalità e di enorme bagaglio tecnico e in ogni caso gli sarebbe riuscito difficile imporsi. Quello che gli occorreva era una squadra nuova dove gli fosse concesso responsabilità e modo di esprimersi.

Fortuna volle che la Virtus Bologna per alleviare il pesante bilancio offrì il nazionale Cosmelli alla società bolognese. Fu così che Albonico finì alla Norda.

"è una società simpatica, con gente cordiale e serena. COn i compagni è davvero difficile non andar d'accordo" dice dell'ambiente che ormai da due stagioni lo vede come uno dei principali protagonisti. A Bologna, abita negli appartamenti messi a disposizione dei giocatori dalla società, dividendo la sua stanza con un altro "piccoletto" quel Gergati approdato in terra felsinea con smania di riscatto. E Albonico è ancora giovane, essendo nato il 21 giugno del '47, ha ancora tanto tempo per essere sempre più utile a Messina, alla Norda, al basket italiano.

(Renato mi ha detto, sorridendo, che in realtà si è dedicato al basket piuttosto tardi, ndb65)

 


 

LE 30 DOMANDE

 

1. Scheda anagrafica

2. Segno zodiacale

3. Abitazione

4. Stato civile

5. A che età hai cominciato a giocare

6. Massimi traguardi raggiunti

7. Professione

 

8. Qual è il giocatore italiano preferito

9. Il miglior straniero in Italia

10. Chi vincerà il campionato

11. Come si piazzerà la sua squadra

12. Come si piazzerà l'altra squadra di Bologna

13. Quanti punti in totale vorrebbe segnare quest'anno

 

14. Chi terminerà capocannoniere

15. Qual è il suo maggior pregio

16. Quale il più grande difetto

17. Quali gli hobbies

18. Il piatto preferito

19. Il cantante e la cantante prediletti

20. L'attore e l'attrice preferita

21. Cosa pensa del pubblico bolognese

 

22. In quale squadra che non fosse la sua preferirebbe giocare

23. Qual è il personaggio politico che le piace di più

24. Divorzista o antidivorzista

25. Cosa pensa dell'emancipazione della donna

 

26. Oltre al basket, quale sport l'attira

27. Quale personaggio dello sport preferisce

28. Che tipo di letture coltiva

29. Come trascorre le serate

30. Pensa che i giocatori di basket guadagnino troppo o troppo poco

 

Nato il 21 giugno 1947

Gemelli

Bologna, Via Ercolani, nel college dei giocatori

Celibe

A 14-15 anni, a Venezia

15 presenze in Nazionale B

Insegnante ISEF alle Guidoreni di Bologna e a Sasso Marconi

Meneghin

Fultz

Ignis

Quarta o quinta

Dopo di noi

Una media di quindici punti per partita. Sarebbero circa 400 punti complessivi

Morse o Fultz

La calma

Con la mano sinistra palleggio così così

Musica e letture

Tortellini alla panna

il complesso dei Temptations e Roberta Flack

Dustin Hoffman e Senta Berger

Meraviglioso, uno che non gioca a Bologna non può immaginare che grande pubblico abbiamo

L'Ignis

 

Mc Govern

Sono un convinto antidivorzista

Noi uomini per primi dobbiamo favorire l'emancipazione della donna

Il football americano

Rivera

La saggistica

Cinema e ballo

Decisamente troppo poco


 

RENATO ALBONICO

Yearbook 1974/75

 

Nemo propheta in patria. Così il proverbio degli antichi padri. E quindi anche per Renato Albonico le cose non sono andate diversamente. Formatosi alla Reyer degli anni eroici, questo giocatore silenzioso e preziosissimo non ha avuto mai nella sua città la possibilità di emergere come avrebbe meritato. Albonico è un classico prodotto della scuola di Gigi Marsico che tanti giocatori ha creato, come i Vaccher e i Cedolini. Ma per Albonico a Venezia la vita fu dura: Geroli,che allora allenava la prima squadra, preferiva la sicura lotta e la grinta collaudata dei Ferro e dei Lessana, piuttosto che la fresca vena, classica ma scolastica del giovane Renato.

COsì quando si ripresentò l'occasione di far rientrare ai patrii lidi il "vate" Vianello dopo i successi milanesi, Albonico fu inserito in un complicato giro che lo portò alla corte di Milanaccio e Percudani, la All'Onestà. E qui Albonico, che studiava all'ISEF al mattino e al pomeriggio sgobbava sul parquet assieme agli Isaac, ai De Rossi, ai Gennari e ai Bovone, viene pian piano formandosi una mentalità diversa, patendo molte difficoltà, ma usufruendo di una scuola USA che probabilmente non avrebbe potuto avere da nessun altra parte. Ma anche a Milano continuava la storia del campioncino che si intravedeva solo a metà.

Ci volle un altro trasferimento, in una squadra completamente rivoluzionata, nella quale volente o nolente Albonico dovette assumersi d'acchito determinate responsabilità, per compiere finalmente il miracolo. A Bologna, nella Virtus, Albonico ha potuto finalmente realizzare sé stesso affinando bagaglio tecnico e temperamento. Perché, nonostante la stampa lo reclamizzi poco per quel suo fare schivo e gentile che lo rende poco personaggio, Renato Albonico è in realtà un grosso giocatore. Come guardia ha in Italia pochi rivali. Forte in entrata, dove conclude spesso con tiri rovesciati o improvvise giravolte, Albonico accoppia una bella grinta difensiva a un pregevole tiro dalla media distanza e una visione di gioco ordinata e rigorosa. Gli rimane solo un inconfessato desiderio: quello di tornare a giocare in Laguna.

 


 

ALBONICO: NON SEMBRA MA IL MOTORE è SUPER

di Nando Macchiavelli - 12/01/73

 

Chi lo vede per la prima volta, normalmente dice: un po' fragilino per fare il basket. Ma il motore che Renato Albonico ha dentro di sé è senza dubbio di quelli che non "grippano". Veneziano, 25 anni, il "rosso" è piovuto da Milano un paio di stagioni orsono quando All'Onestà trovò subito un posto da titolare.

Classico portatore di palla, instancabile, sopporta quasi sempre il peso dell'intera partita. Con il "gemello" Gergati ha il compito, sempre più difficile, di servire deliziosi palloni a "Kociss" Fultz. Non disdegna di tentare la conclusione individuale. Ma non è un "mangiapalloni". Dalla media distanza è discretamente pericoloso. Unica pecca, cui Messina sta tentando di ovviare, il palleggio efficace solo con la mano destra. Anche come marcatore ha fatto notevoli progressi. Buon cacciatore a metà campo nell'intercettamento della manovra avversaria.

Albonico è insomma il classico uomo da campionato. Non molto appariscente, ma sempre su di un rendimento soddisfacente. è chiaro che il alcune occasioni avrebbe bisogno di qualche minuto di respiro. Quest'anno, forse, con la maturazione di Sacco, sia lui che Gergati potranno ottenerlo.

Una pasta di ragazzo anche come carattere. è venuto a coprire più che degnamente quel posto lasCiato vuoto dall'indimenticato Massimo Cosmelli.

Purtroppo le cose in casa bianconera non sono iniziate nel migliore dei modi. Ma Albonico, ancora una volta, non ha nulla da rimproverarsi: sia a Venezia sia contro la Partenope ha compiuto tutto il suo dovere: in fase di regia come in quella di realizzatore. Se il resto della squadra riuscirà a prendere quota,sarà per lui più facile svolgere quel lavoro che ora deve compiere moltiplicando sforzi di volontà e doti di intelligenza. Perché da un uomo, seppur dotato di un "motore" super come Renato Albonico, non si possono pretendere continuamente miracoli.

 

Albonico carica il jump-shot sotto gli occhi di Carraro

 

ALBONICO, IL "PULITO" CHE RAGIONA

di Bruno Arato - 29/11/73

 

Albonico Renato, professore di educazione fisica, è per il terzo anno tra le file virtussine.

Alto 184 cm, ha 26 anni e gioca play-maker. Ha un gioco molto ragionato all'attacco e veramente attento e pulito in difesa. Calmo e sempre lucido per tutto il tempo dell'incontro è veramente un "osso duro" per tuti anche per i portatori di palla più titolati. Segue gli schemi, non serve molti assist, ma è veramente un coordinatore e riesce a segnare da fuori e da sotto, saltando l'avversario con molta facilità. Lo scorso anno ha realizzato 293 punti con una percentuale del 47% catturando anche ben 100 rimbalzi.

Mi stili una classifica dei 3 migliori play-maker italiani?

"Non vorrei sembrare troppo presuntuoso nel dire, nell'ordine: Iellini, Marzorati, Albonico"

Qual è stato (o qual è) il miglior allenatore che hai conosciuto?

"Senz'altro Peterson".

Cosa pensi di lui come tecnico e come uomo?

"Come tecnico è molto valido e molto preparato, da lui s'imparano tante cose e come uomo è apprezzabilissimo. Vi è veramente un dialogo con li da parte nostra e Peterson ci riesce a caricare veramente e a darci fiducia".

Puoi farmi il punto della Sinudyne di oggi?

"Abbiamo fatto moltissimi progressi, ma non siamo ancora al massimo livello tecnico, che raggiungeremo più avanti. Quest'anno, del resto, ci sono stati molti cambiamenti. FIsicamente siamo a postissimo."

A proposito di cambiamenti, come sembra a voi giocatori non avere più in squadra Ferracini?

"Penso sarebbe meglio non parlare più di Toio. Mi dispiace che non sia più qui perché più che un compagno è un amico, ma è inutile pensare sempre a lui, entrare in campo e ripetersi: manca Toio... manca Toio...manca Toio..."

Qual è il giocatore italiano che vorresti avere in squadra con te?

"Dico poco: Meneghin!"

Hai trovato dei vantaggi nelle novità tecniche del regolamento?

"Beh! Certamente sì. Adesso i lunghi non possono più spazzare il pallone che colpisce il tabellone e per me è un vantaggio".

La tua esperienza di giocatore cosa ti farebbe cambiare nel regolamento?

"io trovo tre discrepanze: la prima è quella di punire con due tiri liberi il fallo in attacco, tipo lo sfondamento, quando è già scattato il bonus di 10 falli. La seconda quando il difensore si trova nella metà campo avversaria e nell'intercettazione di un passaggio cade nella propria metà campo e viene punito per passaggio indietro. La terza è l'annullamento del bellissimo canestro di Bertolotti. Parlo di quello effettuato col passaggio al di sopra dell'altezza del ferro e che Gianni infila a canestro".

Qual è la squadra, che oltre alla Virtus, ti è più simpatica? Perché?

"Ignis. Perché ha dei giocatori molto validi".

E dell'Alco cosa pensi? Senti in te quell'antagonismo particolare che esiste tra le due squadre bolognesi, almeno a livello dei tifosi?

"Tra noi giocatori, con Guerrieri, con gli altri tecnici, c'è una simpatia leale e non vi è quell'antagonismo particolare che esiste tra i tifosi. Forse, nasce quando si avvicina il derby, perché non si può essere indifferenti al clima che crea il pubblico".

Dimmi allora che vincerà i due derby?

"Senz'altro la Sinudyne".

Pensi di finire la tua carriera tra le Vu nere?

"Spero di giocare ancora molto, almeno fino a quando riuscirò a prendere nel canestro, ma spero di "morire" come giocatore, s'intende, qui nella Virtus".

 


 

RENATO, SEI TU LA ROVINA DELLA VIRTUS!

di Luigi Vespignani - Stadio - 22/04/75

 

Caro Renato, ti hanno scoperto. Confessalo: non te l'aspettavi, credevi di poter continuare a farla franca, credevi di poter insistere, nell'ombra a nuocere alla Virtus. Avrai letto l'inchiesta pubblicata ieri da un grosso quotidiano e ti sarai accorto che ormai non puoi più continuare a tradire quella società che aveva creduto in te e ti aveva lanciato. Avrai visto il quintetto ideale che annovera i tuoi colleghi e mette soltanto te alla berlina; e avrai visto che tutti gli altri - giocatori e tecnici - debbono restare all'ombra della bandiera bianconera. C'è solo Calebotta che crede in te e ti definisce utilissimo: ma lui, che è stato un grande campione, non si intende di basket. Vale invece il parere di altri, magari sconosciuti, che puntano il dito accusatore contro di te, o che, peggio, ti ignorano, non concedendoti alcuna possibilità di renderti utile.

Ed è giusto. Ne hai già commesse troppe ai danni della Virtus, fin dai tempi in cui, inserito in una squadra che rotolava verso la retrocessione, ti dannasti per riportarla verso l'alta classifica. E ci riuscisti. Chiaro: se la squadra in trasferta perde dignità e concentrazione è colpa tua; se non sa attaccare certe difese avversarie è ancora colpa tua; se manca agli appuntamenti è sempre colpa tua. Un tribunale speciale di tifosi ti ha scoperto, non elemosinandoti che una sola, miserrima citazione.

Hai visto? Qualcuno dei tuoi colleghi è intoccabile perché esperto; qualche altro è intoccabile perché ha un avvenire radioso; qualche altro è intoccabile non si sa perché. Ma tu che cos'hai? Forse speravi in un po' di riconoscenza, forse speravi che i tuoi giudici avrebbero ricordato quello che hai fatto, e che fai, in maglia bianconera. E che, dopo aver considerato tutti i tuoi colleghi come intoccabili, avrebbero concesso a te almeno le briciole di un ruolo di riserva. Chi ti scrive è fra coloro che, da sempre, auspicano un miglioramento della Virtus. Fra le parecchie cose che occorrerebbero c'è anche il rafforzamento del settore esterni-dietro. Il che non significa necessariamente scaraventare Albonico nell'ombra. Tieni duro, Renato. No pasaran!