Nell'ordine il naso, due gambe supersoniche, le sue penetrazioni e la
capacità di lamentarsi sempre e comunque per qualsiasi chiamata arbitrale
giusta o sbagliata che sia, sono le cose che si notano di più in lui ...
Gioca guardia in attacco, in difesasi oppone alla grande
anche ai playmaker ...
A Torino si caricava la squadra sulle spalle,
ovvio che alla corte del "Signor Motorshow" abbia mutato un po'
atteggiamento ma l'ha fatto talmente bene da diventare un punto fermo non
solo nella Kinder ma anche nella nazionale in un ruolo coperto ...
Giocatore non dalla personalità devastante
(al contrario della sua signora), una volta era molto agitato, mentre ora si
è calmato ...
Sembra abbia risolto i guai alla spalla che
l'hanno tormentato in passato ...
Il soprannome Picchio pare non derivi solo
dalla somiglianza con Woody Woodpecker ma anche da certe doti nascoste ...
Schiacciatore formidabile.
Virtus, aria nuova in EurolegA
di Andrea Tosi - La Gazzetta dello Sport - 15/01/1997
Non rinnega l'esperienza da play ma col ritorno di Galilea si trova meglio, come tutta la
squadra: "Il periodo nero è passato - dice
Picchio -: ora il futuro, soprattutto in Europa, dipende solo da noi".
Oggi il test - Leverkusen Bologna - "Faccio il
playmaker in maniera diversa da come si aspetta la gente o la critica,
più alla Djordjevic che alla Bonora, e questo forse mi ha messo in
cattiva luce, l'impatto è stato sottovalutato,
sono meno considerato rispetto ad altri giocatori ma quello della regia
è un ruolo che sento ancora di poter tenere nel
mio bagaglio tecnico. Se non altro per il futuro, quando avrò
smesso di saltare e non sarà necessario che
faccia tanti punti". Restituito al suo compito naturale di guardia, con
grande beneficio suo e della squadra, Alex Abbio non abiura il passaggio
in play che nell'emergenza, prima del rientro di Galileae del
riacquisto di Ravaglia, ha eseguito con
molti chiaro-scuri. Come tiratore-percussore, l'ex torinese piace di più
e il suo rendimento sta convincendo anche il c.t. Messina. Stasera nell'impegno interno di
EuroLega contro il Bayer Leverkusen, mai vincente finora (0-11), il buon
Picchio ha l'occasione di confermare il suo buon momento di forma. "Le
mie caratteristiche le conoscete: sono più
portato a correre, segnare, giocando da guardia - continua Abbio -, ma i
ruoli intermedi, soprattutto tra gli esterni, nel basket moderno sono
ormai diventati omogenei perciò non voglio
gettare l'esperienza, comunque utile, maturata come regista. Mi sono
sacrificato ma non mi sono mai sentito spersonalizzato. Società
e squadra mi hanno mostrato grande fiducia anche quando ho giocato male.
Ora posso dire che il momento difficile, mio e della squadra,
è passato. Stiamo riprendendoci, il segreto
è sentirsi bene mentalmente, fisicamente e coi
compagni. L'umore dello spogliatoio è tornato
sereno, guardiamo avanti al prosieguo della stagione con ottimismo. Il
primo posto in campionato e il secondo nel nostro girone di EuroLega
sono ancora alla nostra portata". Adesso Abbio può
sorridere, col ritorno di Galileasi è rimesso a fare canestro, una dote che
gli appartiene ripensando ai suoi record di 45 punti in serie A e di 65
nelle giovanili segnati in faccia a Portaluppi in un Torino-Milano
juniores. Domenica a Roma è stato decisivo ma
solo due mesi fa lo ricordiamo oggetto misterioso di un derby giocato in
apnea: 5 falli e zero canestri in 8'. "Quello è
stato il nostro e il mio periodo più brutto. Non
ero a posto, avevo l'influenza e la spalla mi duoleva ancora - ricorda
-. La svolta è venuta a Treviso. Pur perdendo in
modo anche rocambolesco, abbiamo giocato un grande secondo tempo. Lì
ci siamo ricompattati e piano piano siamo usciti dal tunnel della crisi.
Fare il play per me non è mai stato un problema
anche se tutti in giro lo vedevano come una lacuna della squadra.
Ricordo che ho fatto pure l'esordio in nazionale, sotto Gamba, giocando
da regista. Io non voglio chiudermi nessuna porta, so di avere anche
buone qualità di passatore soprattutto in
contropiede. Quello che conta non è tanto il
ruolo ma l'aver ritrovato la piena condizione fisica".
è un Abbio su
di giri. "L'ho detto - conclude -, possiamo ancora centrare tutti i
nostri obiettivi. In Europa ci servono 5 vittorie su 5 per arrivare
secondi, in campionato potremo sfruttare il fattore - campo contro
Treviso, Milano e Fortitudo. Diciamo che il nostro futuro in coppa
dipende da noi mentre nella Lega anche dai risultati altrui. Dobbiamo
sperare in qualche scivolone delle nostre rivali stando bene attenti,
però, a non commetterne noi". Il Bayer, che ha
perso l'egemonia in Germania a beneficio dell'Alba Berlino, non può
essere una buccia di banana. Contro i tedeschi, pieni di nostre vecchie
conoscenze come Riccardo Esposito, Marco Baldi, Kevin Pritchard (ex
Reggio Calabria) e Tony Dawson (ex Ferrara e Desio), ritorna in campo
con la Kinder Arijan Komazec, fermo a Roma per la tallonite. Si gioca al
PalaDozza alle 20.30, arbitrano lo sloveno Rems e il francese Vauthier.
NEL CUORE DEI TIFOSI
di Jorge De Carvalho -
Bianconero numero speciale giugno 1998
Fa parte anche lui di quel
gruppo che entra nella storia della Virtus, dopo la conquista della Coppa
dei Campioni (anche se ora la chiamano Eurolega), la prima e quindi
irripetibile! Non solo. C'è anche il trionfo in campionato. Sì, trionfo
perché giocato contro l'avversario più difficile in assoluto. Con partite
quasi sempre da recuperare e dove "Sandrino" (così viene incitato da buona
parte del pubblico femminile) ha sempre fatto la sua parte, soprattutto in
gara4 (la bomba del sorpasso-vittoria), rivelandosi uno dei protagonisti
decisivi della stagione per sempr esegnata dalla grandiosa vittoria europea.
La sua grinta e le grandi
capacità fisiche che ogni volta limitano le entrate e i tiri dell'avversario
più forte, le schiacciate in contropiede, i rimbalzi rubati a gente più alta
e più grossa oltre al coraggio sempre dimostrato, hanno portato Picchio
diritto nel cuore dei tifosi.
L'abbiamo sentito descrivere
per i lettori di "Bianconero", come ha vissuto questa stagione esaltante e
piena di prestigiosi trofei per le V nere.
Una stagione vissuta in
crescendo e che ti ha visto grande protagonista nella serie finale contro la
Fortitudo.
"è
stata una stagione che ci ha dato molto sia a me che alla squadra e alla
società. Le sentiamo per la grande attenzione che i media ci dedicano e
soprattutto per i continui festeggiamenti da parte dei tifosi. Però quello
che non riesco ancora a descrivere bene è la prodezza che siamo riusciti a
realizzare in questi cinque derby, anche se quello che veramente poi contava
era l'ultimo ma si è chiuso in un modo eccezionale, che neanche il migliore
scrittore di "gialli" avrebbe potuto inventare. Gara 5 ha fatto vedere
l'apice delle emozioni che può offrire la pallacanestro. Non ti dai mai per
vinto. Ci credi di poter recuperare ad ogni momento. Questo è il basket. Per
me è stata una stagione eccezionale e particolare. Mi sono visto alla
partenza magari un po' in sordina. La gente vedeva l'arrivo di tanti grossi
nomi in squadra, ma io ho sempre pensato di cavarmela.
Nonostante qualche problema
fisico, come quello che mi ha tenuto fuori squadra nella gara persa in coppa
ad inizio stagione (con questo non voglio dire che con me si vinceva),
strada facendo ho trovato i miei spazi. Come guardia, come ala, come play,
da difensore. In tutto quello che mi si chiedeva e che la squadra pretendeva
da me.
Una grande squadra per
raggiungere grandi traguardi.
"Sì, un gruppo dove ciascuno
aveva il suo compito ben preciso, sapendo con certezza ciò che poteva e
doveva dare. Una squadra costruita bene. Con regole, giocatori e stimoli
giusti, per arrivare a questo doppio successo che resterà memorabile,
specialmente nel momento della conquista dello scudetto. Per me è stata la
soddisfazione più grande in assoluto. Giocare così una partita in cui sei
sempre sotto, recuperare e vincere al supplementare, contro una squadra
piena di campioni come la Fortitudo è stata un'impresa che ha
dell'eccezionale".
Quando la Virtus ha vinto lo
scudetto precedente tu eri arrivato a Bologna da poco. Ora ne sei parte
della storia. Dacci un "flashback" di questi anni in bianconero.
"Ho avuto la possibilità di
giocare su tutti i parquet d'Italia e d'Europa, con il peso di questa maglia
con la Vu Nera che non sta simpaticissima a tutti perché magari vince troppo
e quindi dà fastidio. Qui sono cresciuto, maturato ed ho anche allargato il
mio repertorio, diventando un giocatore più completo".
Sei partito per questa
stagione come il migliore difensore in circolazione, poi la trasformazione
proprio nella serie finale con i "cugini", sei quasi tornato il tiratore dei
tempi di Torino.
"Sì, sono riuscito a mischiare
un po' le due cose. Forse ad inizio stagione difendevo di più. Nelle finali
l'ho fatto di meno perché ti porta via tantissime energie, e poi un po' più
attaccante perché serviva molto alla squadra qualcuno che facesse dei punti
perché, come vedevi, Sasha era in condizioni fisiche molto brutte anche se
ha dato il massimo e proprio per quello rischiando tanto. Un po' mi rivedo.
Sono anch'io andato in campo diverse volte con problemi fisici vari. Proprio
su Sasha vorrei raccontare una cosa accaduta il giorno prima di gara4.
Cercavo la forza per affrontare una gara molto difficile visto che la
Fortitudo giocava in casa il "matchball" per il titolo egli ho chiesto di
dirmi qualcosa. Mi ha risposto "quando siamo in campo giovedì e anche
domenica, perché gli roviniamo la festa, ascoltami e seguimi, tutto andrà
per il verso giusto". Ciò che ha detto Sasha si è verificato e ora sono
felice".
Chiudiamo con un momento
speciale della tua stagione.
"Beh, la Coppa dei Campioni è
stato un momento che mi ha dato sensazioni uniche.
è stato un traguardo storico
per tutti noi, però vincere il campionato alla quinta partita, contro la
Fortitudo ed il quel modo quasi drammatico ha avuto per me un sapore
particolare. Il momento speciale è stato sicuramente alla fine di gara4
quando Ettore, durante il time out, ha chiesto di fare due tiri. Loro hanno
marcato bene sia Sasha che Antoine e quando mi sono trovato con la
responsabilità del tiro. è
stata una grandissima gioia!".
ALESSANDRO ABBIO
di Emanuela Negretti - tratto da "Euro Virtus"
Picchio, Tiramolla, Sky o semplicemente
Sandro. Sono questi i nomignoli che gli hanno affibbiato i suoi fans. Per
tutti però è l'uomo delle missioni impossibili. Abbio è un grandissimo
difensore, un feroce mastino che si attacca alle costole dei suoi diretti
avversari senza lasciar loro nemmeno il tempo di respirare.
è cresciuto molto in queste
ultime annate. La sua determinazione e la sua costante concentrazione lo
hanno portato alla ribalta del basket italiano ed europeo. Sandro è un tipo
spigliato sia dentro che fuori dal campo, ama scherzare con i compagni, far
loro qualche tiro mancino, ma soprattutto ama essere tranquillo con la
propria coscienza. I compagni adorano la sua allegria, la sua ilarità, la
sua voglia di divertirsi sempre e comunque, nonostante gli impegni siano
sempre molto fitti e importanti. Alle volte, però, rischia di farsi saltare
i nervi. Alessandro è uno passionale, troppe volte il fuoco che gli brucia
dentro vorrebbe esplodere, ma ultimamente riesce a controllarsi di più
rispetto ai primi anni di basket. Ma che cos'ha nelle gambe questo
ragazzotto alto 1,93 e di 27 anni? Forse dinamite, forse delle molle, fatto
sta che ha un'agilità fuori dal comune. Quando salta sembra quasi che riesca
a raggiungere il cielo. La sua vita se la immaginava un po' diversa. Molto
piccolo aveva iniziato a giocare a calcio, per l'esattezza la sua specialità
era difendere la porta: i tuffi non gli facevano di certo paura. Ma il
richiamo del basket è stato più forte di lui, non ha saputo resistere. Da
Racconigi, dove è nato il 13 marzo 1971, e che ha visto le prime evoluzioni
del giovanotto sui campi da basket dell'oratorio, si è spostato così a
Torino, dove è entrato a far parte dell'Auxilium. Eccezionali le sue ultime
3 stagioni torinesi, dove Abbio era diventato la punta di diamante della
squadra. Quando lo cercò la Virtus, la sua gioia fu immensa, soprattutto
perché avrebbe potuto vedere da vicino il suo grande idolo: Sasha Danilovic. Era già a Bologna, per rendersi
conto di persona del clima e dello squadrone dove l'anno seguente sarebbe
capitato,la giornata che consacrò la Virtus Campione d'Italia nella stagione
'93-'94. La gioia di essere diventato "bolognese" traspariva già dai suoi
occhi. Era giunto sotto le due Torri con la fidanzata Valentina, che lo
seguiva come un'ombra, la quale lo avrebbe portato all'altare nel maggio del
1997. Nella passata stagione, al termine della partita che regalò alla
Virtus la sua quinta Coppa Italia, Abbio si alzò in piedi su una sedia e con
le lacrime agli occhi per la gioia gridò il nome della sua amata: Valentina.
Questo bellissimo gesto ci ha sempre ricordati un po' il film con Sylvester
Stallone, Rocky. Anche se ancora giovane, Abbio ha già vinto
parecchio: uno scudetto, una Supercoppa, una Coppa Italia e un'Eurolega con
la Virtus. A livello di nazionale maggiore, l'argento agli Europei di
Barcellona dello scorso anno. A livello di giovanili ha riempito la sua
personalissima bacheca con un Europeo juniores nel '90 e un Europeo under 22
nel '93, più due medaglie d'argento ai mondiali juniores del '91 e a quelli
militari di Pechino.
14/06/99
Ho chiesto a Sandro di farmi sentire giornalista sportivo per
un giorno e lui è stato al gioco,grazie anche al suo
general manager Valentina;un grazie enorme a
entrambi.Ecco qui per voi le risposte:
1. Qualè la
più grossa soddisfazione quotidiana di un giocatore
di basket?La mia,per
esempio, è stata di fare paniere mentre tutti i miei
compagni mi stavano urlando di non tirare.E la tua
in assoluto qualè stata?
Giocare(tirare,
segnare, recuperare un pallone, prendere un rimbalzo) a qualsiasi livello,
con la Virtus o con gli amici; purtroppo non sempre è possibile.
Le mie più grandi soddisfazioni sono state la
serie finale contro la Fortitudo dello scorso anno, il canestro allo scadere
contro Varese, le medaglie conquistate con le Nazionali e con la Nazionale
Maggiore nel '97, molte partite con la mia ex-squadra di Torino e altre con
Bra, ecc.
2. Si può
essere davvero AMICI con un compagno di squadra?La
risposta alla precedente domanda
non esclude questa domanda:unisce di più
la vittoriao la sconfitta?
Sto parlando di rapporti umani e non di un team come laKinder... almeno,non necessariamente...
Sì si può, ma non è facile. Bisogna trovare
la persona più simile a te e con le tue stesse caratteristiche (o almeno
alcune se non tutte). Galilea per me lo è stato, ma la sfortuna non ci ha
permesso di esprimerci insieme in campo. Unisce di più la sconfitta, perché
è troppo facile essere uniti dopo una vittoria! Dopo una partita persa si è
abbastanza distrutti, specialmente se era importante
(vedi Zalgiris e gara 4 contro Varese quest'anno) ed è proprio in questi
momenti che viene fuori la vera squadra. Posso dirti che non è fondamentale
uscire con i compagni per essere più uniti e più
"squadra", anzi a volte è proprio il contrario. Ci sono spesso all'interno
di un gruppo grosse differenze di età, alcuni hanno famiglia con bimbi,
alcuni fidanzati, altri single; è difficile unire esigenze tanto diverse.
3. Cosa manca a Sky Abbio giocatore
per ritenersi perfetto,o cosa vorrebbe avere in più
di quello che ha già dimostrato fin ora?
Sicurezza in me stesso e nei miei mezzi nelle diverse
situazioni e più cattiveria all'occorrenza (con allenatori, compagni,
avversari e giornalisti). A livello tecnico cerco maggiore costanza nel tiro
da 3 punti. Il mio prossimo obiettivo è la partecipazione alle Olimpiadi in
Australia.
4. L'avversario più
simpatico mai incontratoe quello più
forte?
Pozzecco e Steve Nash i più simpatici;i più forti Petrovic, Drexler, Sam Cassel, Webber
e Rose.
5. Il tuo miglior score e la tua
peggiore prestazione?
45 punti in Desio-Torino (93/94 in A2); 33 punti in
Buckler-Benetton (94-95) in A1. Le prestazioni in cui faccio ","; quest'anno
è successo ad esempio a Salonicco con 0 punti, 0/3 al tiro, e addirittura un
autocanestro da 4 metri, giornata storta!!!!!!!
6.
In fin dei conti anche Myers e Fucka mi sembrano bravi cinni;l'eurorissa è stata solo frutto di eccessive
pressioni?Oppure, dopo l'eurorissa,tu e Myers avete giocato,direi anche
abbastanza bene,in nazionale e anche nei successivi
numerosi derby molto correttamente:solo perché
siete professionisti?
La rivalità tra noi esiste ed è inutile negarlo; del resto
giochiamo nella stessa città e nelle due squadre rivali che si odiano di più
al mondo per ovvi motivi. Hai detto bene: siamo tre "bravi cinni", dal
carattere diverso.
7. Chi è (o chi vorrebbe
essere)il Sandro Abbio dell'NBA?
Penso sia un po' tardi per pensare ad Alessandro Abbio nella
NBA. Ma voglio stare al gioco e ti dico che se ci fosse una possibilità la
prenderei al volo. Il mio unico rammarico è di non essere nato negli States.
Le cose forse sarebbero andate diversamente.
8.A 14 quattordici secondi dalla fine di uno scudetto(quasi)perso hai dato lapalla a Danilovic:era uno "schema"?
Sinceramente non ricordo se c'era uno schema, ma sapevo che
dare la palla a Sasha in quel momento era la cosa più sensata!
9.Ero a palazzo quando venisti a vedere la Virtus la prima volta al
Paladozza e i ForeverBoys ti chiesero di fargli il saluto:vorrei sapere i tuoipensieri di allora.
La mia prima volta al Paladozza riguardava una visita a una
caviglia. Era un derby: ricordo un gran casino,
scontri a fine gara fra i tifosi e la vittoria della
Virtus. Non vedevo l'ora di giocare a quei livelli, e il pubblico, la gente
mi dava ancora più fiducia nelle mie possibilità.
10.La tua azione più bella in carriera?
E quella più importante?
ma non dopo anni,quella che hai sentito più
importante subitodopo averla fatta.
La bomba in gara 4 contro la Fortitudo
lo scorso anno, il canestro in gara 3 quest'anno a Varese. Ricordo con
orgoglio anche un paio di schiacciate dei tempi di Torino di cui conservo
gelosamente I filmati.
11.Un giocatore che la Virtus dovrebbe assolutamente comprare l'anno
prossimo?
Un centro dominante per sostituire Nesterovic, ma non è
compito mio indicarne il nome.
12. Paspalj,
Olowokandi,
Edwards....con chi dei tre hai pensato:meno male che è arrivato lui...
(non ora,ma appena ingaggiati)?
Edwards, perché lo conoscevo bene e
sapevo che, messo nelle condizioni ottimali, avrebbe potuto aiutarci.
Sinceramente c'è stato poco tempo per inserirlo nel nostro non facile tipo
di gioco. Se fosse arrivato da subito, chissà ...
13. Con quale allenatore sei
migliorato di più?
Allenatori ne ho avuti molti e da tutti ho imparato qualcosa:
da Frank Valenti, ex giocatore di serie A, dal quale ho appreso
i fondamentali a Federico Danna, con
il quale ho giocato anni buoni e importanti
per il mio futuro, a Gianni Asti, Boero, Bucci, Messina, Tanjevic, Blasone,
Piccin, e sicuramente ne sto dimenticando qualcuno.
infatti: Lambruschi. Chi ricordo sempre con gratitudine e sincera stima è
Dido Guerrieri, maestro di basket e di vita. In questi giorni sto leggendo
il suo libro di appunti, dove ritrovo le sue frasi celebri, quelle che
accompagnavano le lunghe trasferte di Torino. Ci vorrebbe del tempo per
descrivere un personaggio del suo calibro.
14. Per me i dieci della nazionale
dovrebbero essere: Bonora, Pozzecco, Abbio, Myers, Meneghin, Fucka,
Marconato, Frosini, Galanda, Rusconi....dove sbaglio?
Agli Europei si va in dodici e quindi aggiungerei Basile e De
Pol sicuramente. Ma manca poco tempo alle convocazioni. Il CT sta per sciogliere
le sue riserve. Chissà se mi porterà...
15. Il rimpianto più
grande?
Non aver vinto l'oro a Barcellona '97 e quello ai Mondiali
Juniores in Canada nel '91. Per quest'anno risposta scontata e dolorosa:
Monaco.
16. è vero che hai
regalato della nutella a Pozzecco?
Sì è vero, prima della Finale
di Coppa Italia.Infatti a
Varese ricevemmo da loro un prodotto Lindt, mentre noi non demmo loro nulla.
Poz mi disse che ero in debito con lui. Ho saldato il debito e poi ho vinto
la Coppa Italia. Forse avrei dovuto ripetere il rituale nelle semifinali.
17. Allora Sandro,facciamo il punto della tua
carriera:ti ritieni soddisfatto,insoddisfatto o assuefatto:uno,due o tutte e tre,ma soprattuttoperché?
Sono soddisfatto, ma non
appagato; aver perso a Monaco e la semifinale con Varese mi dà nuove
motivazioni per gli Europei di Francia (spero di andarci) e per la prossima
stagione. Del resto la Coppa che giocheremo io non l'ho mai vinta.
18.
Infine ,torniamo all'attualità:chi vince la finale?E chi sono i tuoi favoriti per gli europei?
Forse Varese, ma con
i pronostici non ci prendo molto. Per gli Europei è
veramente difficile: ci sono 5 o 6 squadre in grado di vincere l'oro. Per
l'Italia spero in una medaglia, o almeno la qualificazione olimpica
Non parla il capitano
degradato sul campo. Abbio l'ha messa così: tacere, lavorare, dondolare la
testa e poi, staccata la spina, rifugiarsi in famiglia, come illustra oggi
il magazine della Gazzetta, ritraendovi il piccolo Andrea e in copertina,
faccione e nasone dentro il cesto, Picchio nostro. In Virtus hanno detto che
ha fatto un lodevole passo indietro, anche se si capisce da un chilometro
che Abbio non ha affatto gradito le proprie dimissioni. Ma si sa come vanno
queste cose: quando non ci sono più bivii, e te l'han fatto capire, si
appoggia sul tavolo una lettera (o la fascia, se piace di più), ed è ovvio
che il boccone va giù indigesto. L'ha raccontato pure, senza ipocrisie, il
neoeletto Rigaudeau, dopo il cambio della guardia.
La Virtus dei conflitti smussati e ricomposti dentro le sacrali quattro mura
ha scelto dunque stavolta, per reprimere, la gogna pubblica, utilizzando per
la sceneggiatura uno dei rituali che più compattano squadra e pubblico.
Abbio è diventato un ex capitano nell'iniziale sfilata chiamata in campo
dallo speaker: e se la forma veste la sostanza, o denuda la realtà, come in
questo caso, è stata una forma dura, buttata in faccia a seimila fedeli
(ossia tutti, tranne i due commentatori di RaiSat, che in due ore di diretta
mai l'hanno citato). Il senno di poi dirà se la scelta fu giusta o
sbagliata, e il senno di poi s'alimenterà, come sempre, di risultati,
favorendo i profeti dell'«io l'avevo detto». Tanto per stare col senno di
prima, non avrei proceduto in quel senso, ma riconosco che in Virtus la
situazione era quotidianamente sott'occhio, e pure che fare l'allenatore o
il presidente è più difficile che fare il giornalista (diffuso esemplare,
peraltro, della voliera di quelli che l'avevano detto...). Da ultimo, Abbio
poteva anche cavalcare la vittoria sul Barca, dire ieri che lui, capitano o
non capitano, in una partita ci butta sempre gli stessi ingredienti (il
quarto quarto è stato da Abbio, l'uscita acclamata dalla curva pure). Ha
preferito il silenzio alle diplomazie. Scelta sua, e non di mano tesa.
La lettera di addio di
Alessandro Abbio
virtus.it - 03/04/2002
Mentre sto per
lasciare Bologna, sento la necessità di esprimere tutta la mia gratitudine
alla Società ed a questa città che mi hanno accolto con sincera simpatia sin
dal mio arrivo che mi hanno permesso in tutti questi anni di vivere momenti
indimenticabili e colmi di grande gioia. Con la Virtus, infatti, ho potuto
raggiungere risultati inimmaginabili, che mai avrei pensato di conseguire.
E per tutto ciò sono
profondamente grato ai miei compagni di squadra, all’allenatore e allo staff
tecnico, che mi hanno permesso di vivere assieme a loro un periodo
meraviglioso. Ma soprattutto mi preme esprimere un particolare senso di
gratitudine al Presidente Madrigali, che ha capito che la mia è stata una
scelta – oltre che cestistica – umana, e che mi ha concesso di separarmi
dalla squadra in piena serenità e senza problemi di sorta.
Nell’allontanarmi da
tutti voi con grande rammarico, sento il dovere di ringraziare in modo
particolare tutti i tifosi che mi hanno sorretto ed incitato anche nei
momenti più difficili della mia carriera. Vi assicuro che continuerò a
tenervi tutti nel mio cuore, e che ricorderò sempre questa città con
grandissimo affetto.
Ed è con questi
sentimenti che formulo un grande " in bocca al lupo" al Presidente,
all’Allenatore, alla Squadra, ed a tutti coloro che operano con grande
dedizione nella Virtus.
Bologna, 3 aprile 2002
Alessandro Abbio
Abbio, otto stagioni
da protagonista poi la rottura con Messina
di Walter Fuochi
- La Repubblica - 04/04/2002
Senza sapere se la
Virtus rifarà oppure no il Grande Slam, una cosa è certa: quest'anno sono
capitate proprio tutte. L'allucinante altalena di
Messina resterà il record del mondo, ma anche il divorzio tra la Vu nera
e il suo giocatore più rappresentativo o, almeno, di più lunga milizia, non
è uno scherzo. E così, incazzato e liberato, se ne va Alessandro Abbio da
Racconigi, dalla casa dove per lui non c'era più posto e trapelava un
gradimento ormai modesto. Si chiude una vicenda umana e sportiva durata 8
anni, 3 scudetti, 2 Euroleghe, 4 Coppe Italia: tutto con questa maglia, e
qualcosa di questo pure con una fascia da capitano che, a dicembre, gli era
stata levata. C'entra molto, ovviamente, quell'affronto, pure in questo
divorzio. Con Messina
non c'era più feeling e adesso è palese che non era stata una febbre a
tenerlo a casa martedì dalla partita di Milano, come in Virtus, ancora ieri
mattina, pateticamente mentivano. Era già tutto finito, anche se si poteva,
ancora ieri, rappattumare i cocci con un colpo di scopa. Ma Abbios'era intanto trovato un'altra squadra. Esce di scena, dal teatrino
torrido di Basket City, un personaggio vincente, non sempre liscio per amici
e nemici, comunque impregnata di Virtus: uno che s'era meritato una
maglietta dell'odio dirimpettaio (“Anch'io Picchio Abbio”), quando nell'euroderby
del '98 s'azzuffò con Fucka; uno che, pochi mesi dopo, fu il protagonista
vero della faida scudetto, per quantità e qualità di gioco, prima che "il
Tiro" deificasse Danilovic. Abbio non giocava
come allora, adesso. Meno gambe, meno tiro, e anche meno voglia di sbattersi
per una causa sempre meno sua.
L'ultimo strappo risale a sabato sera. Abbia gioca con Treviso una delle
peggiori gare della sua vita bianconera, scambia parole dure con Messinain spogliatoio
e chiude con la promessa (o minaccia) di andarsene in fretta, subito
riportata al Presidente: pare, con una simbolica consegna di maglia. Madrigali gira la palla al tecnico, che lo
esenta dalla trasferta di Milano. Abbio decide: basta, a Valencia. Che fu
già, per singolare intreccio, una storia dell'estate scorsa. Ricordate
quando Myers si fece quel volo di propaganda, indispettito perché in
aereoporto c'erano i giornalisti, e mandò tutto a monte? Bene, prima di
Myers Valencia aveva trattato Abbio, contattandolo attraverso il vecchio
compagno Galilea. Abbio vacillò, poi Madrigaligli rinnovò
un triennale e il capitano ripartì qui. Ma capitano solo fino a dicembre,
quando, dopo una lite in palestra, fu degradato, o indotto a offrire le
dimissioni. Lo strappo delle spalline avvenne poi in pubblico e fu pure
oltraggioso, inutilmente punitiva. Eppure, quella sera col Barcellona, Abbio
giocò benissimo: e il messaggio fu che sul professionista, anche ferito, si
poteva contare. Poi, con Messina, di ritorni
in panchina col muso girato dall'altra parte ce n'erano già stati tanti.
Abbia brontolone era il cliché. Si sapeva e
s'accettava. La situazione s'è invece incancrenita e l'ultima curva, con
cacciata e riassunzione di Messina, non dev'essere
stata secondaria. Resta da prevedere il seguito.
Abbio a Valencia è un affare che s'allontana da questi portici: ci fata dare
un'occhiata ai tabellini, con affetto, come si fa con chi ha scritto pagine
importanti, ed emozionanti, delle nostre storie. La Virtus con un giocatore
in meno, come ha detto ieri Messina, sarà
tutta da capire. Se Becirovic più Brkic, nonché Bonora,
fanno un Abbio, l'algebra funziona. Ma il basket non è algebra e un Picchio,
quello vero, o quello visto non più d'una decina di partite quest'anno, era
il paradigma stesso del sesto uomo: utile in difesa sui ruoli 1, 2 e 3, e in
attacco in 2 e 1, pochi in Italia possono salire
dalla panchina con un catalogo altrettanto ampio. La Virtus scommetterà
sulla ripresa di Becirovic. Poi, guardarsi in
giro, non sarebbe male.
Abbio "In questa
Virtus non mi divertivo più"
di G. Egidio05/04/2002 -
La Repubblica
Nel giorno dell'esonero
di Messina, quando i giocatori bianconeri
sfilavano muti e faticavano a farsene una ragione, come tutti, solo uno di
loro non mostrò particolare disappunto, consegnando in confidenza un
commento distaccato: «Che volete farci, nel calcio succede sempre che
caccino gli allenatori, e ogni tanto succede anche nel basket».
Indovinato, era Abbio. Ed era ancora lui il giocatore descritto da Messinanel suo libro
sulla passata stagione, che nelle stanze segrete dello spogliatoio mise il
ditino minaccioso sotto il naso del coach. No, non era da un giorno che i
due non si amavano più. Poi, sopportandosi, vincevano insieme, tanto e di
tutto. Capita. Capitò pure a Sacchi e Van Basten, nel Milan. Solo che dal
Milan ad andarsene fu Sacchi.
«Non mi sentivo più io - ha detto ieri Abbio dal suo hotel di Valencia -,
e mi spiace non portare a termine quest'annata, e
soprattutto rinunciare alle finali a Casalecchio, con una squadra cui
auguro di vincere tutto. Ma i dissidi interni succedono, nello sport, e la
mia decisione di andare è maturata dopo la sconfitta con Treviso. Già
prima del derby però capivo che non ero più io, mangiavo e dormivo poco e
male, non c'era più tranquillità». Nulla di
chiassoso, scegliendo una linea soft, e del resto, con Abbio, c'era
sempre più polpa ad osservare che ad ascoltare. Chi sa sbirciare con
attenzione i concitati momenti del basket vissuti in panchina, ricorderà l'ultimo
derby al PalaDozza in cui Picchio ignorò deliberatamente la stretta di
mano di Consolini, o l'altra
volta in cui uscì scuotendo la testa e mormorando in modo visibile, allo
stesso Consolini, che lui non sarebbe mai
più rientrato in campo. Non passò un minuto,
Messinalo centrò in mezzo agli occhi col suo
ghigno più duro, indicando il cubo dei cambi. Su cui Abbio, a testa bassa
e sguardo torvo, si sedette immediatamente. Perché l'antipatia
è un conto, e l'ammutinamento un altro. E di quest'ultimo,
grave, reato sportivo, Abbio non si è macchiato, neppure in questo brutto
finale della sua lunga, e strepitosa, avventura bianconera. Ormai incapaci
di intendersi e di volersi, Abbio e la Kinder sono semplicemente
scoppiati, come capita a certe coppie usurate anche dalla felicità. Messinanon lo
sopportava più, giudicandolo perfino dannoso per la chimica di gruppo. E
lui non sopportava più Messina, che gli
aveva levato la fascia di capitano, con gesto duro e punitivo. Verrebbe
allora da dire che è stato meglio così, che in fondo è quanto ha detto lo
stesso Abbio ieri alle 12, presentandosi a Valencia alla stampa, in attesa
di mostrarsi in campo, forse già domani, contro il Barcellona.
«Ho lasciato la Kinder per motivi strettamente personali, adesso voglio
tornare a divertirmi giocando. Quando un giocatore non è tranquillo, non
gioca con le giuste motivazioni, difficilmente può dare il meglio. Io non
mi sentivo in grado di aiutare la squadra come avrei voluto, e allora ho
pensato che era arrivata l'ora di andarmene. Voglio
comunque ribadire che la separazione è stata dolce, i dirigenti mi sono
venuti incontro e adesso mi sento molto più sereno. Ed ora sono qui per
mettere a disposizione del mio nuovo club la mia esperienza e il mio
entusiasmo».
Esperienza ne ha da vendere, e anche a talento non scherza. L'entusiasmo
invece l'aveva perso per davvero, e dovrà
ricostruirselo. Ai tifosi mancherà molto, alla Kinder ancora non si è
capito, agli avversari proprio per nulla.
Picchio Abbio dice basta,
Eroe azzurro e bianconero
di Guido Guida
- La Gazzetta dello Sport - 08/05/08
Si ritira a 37 anni uno dei giocatori più rappresentativi della
pallacanestro tricolore. Campione d'Europa con l'Italia nel 1999, fu uno dei
grandi della Virtus Bologna che vinse tutto nel 2001
Alessandro Abbio è nato il 13 marzo 1971. è
stato un grande giocatore, ma non un fuoriclasse assoluto.
Eppure ha vinto più di tanti campioni di prima grandezza. Se lo vedevi
giocare lo detestavi, a meno che non fosse nella tua squadra e allora
stravedevi per lui e per quell'atteggiamento duro, ma non cattivo, sempre ai
limiti della provocazione. A 37 anni lascia il basket Alessandro "Picchio "Abbio,
uno dei giocatori più rappresentativi della pallacanestro tricolore degli
ultimi 20 anni. Piemontese, debutto a Torino nell'allora A-2 e sembrava
destinato a una carriera da primo violino in virtù di mezzi atletici
esplosivi e di un fiuto per il canestro fuori dal comune. Nel 1994 il
passaggio alla Virtus Bologna, allora targata Buckler, campione d'Italia.
Alla corte di Alberto Bucci, con un roster
farcito di stelle tra cui Brunamonti e Danilovic, Abbio ebbe la grande capacità di
riciclarsi in gregario di lusso. Non un semplice portatore d'acqua, viste le
indubbie qualità, ma un difensore pronto a metterci anima e corpo su ogni
azione, un leader vocale prezioso e un elemento capace di fare canestro non
appena lasciato libero.
VITTORIE E PENSIERI - La sua bacheca personale vanta tre scudetti, due
Euroleghe, quattro coppe Italia, un oro e un argento agli Europei con
l'Italia. Nel 2002 lasciò Bologna per la Spagna (prima Valencia e poi
Granada), nel 2005 il ritorno in Italia a Livorno e poi due stagioni con
mille problemi fisici a Firenze in B1. In questo campionato solo 7 presenze
prima di finire sotto i ferri. "Lunedì scorso - dice Abbio - ho deciso di
rescindere consensualmente il contratto con l'Everlast e quindi di lasciare
l'attività agonistica. È dall'operazione al ginocchio effettuata
nell'ottobre 2006 che mi trascino fra problemi fisici che hanno influenzato
il mio umore. Lascio con l'unico rimpianto di essere stato tagliato alla
vigilia di Atene 2004, mentre le più grandi soddisfazioni della mia carriera
sono la vittoria inaspettata dell'Europeo con l'Italia a Parigi nel 1999 e
la stagione 2001 del Grande Slam con la Virtus. Il più grande compagno di
squadra? Sasha Danilovic, modello di
riferimento in campo e fuori. Il futuro? Spero di avere la possibilità di
lavorare con la Virtus Bologna e mi auguro di continuare la mia attività
sportiva nel minibasket, di cui sono già testimonial, lavorando con i
ragazzi che amano il basket".