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Alessandro Abbio

nato a: Racconigi (TO)

il: 13/03/71

altezza: 190

ruolo: guardia

numero di maglia: 7

 

Stagioni alla Virtus: 1994/95 - 1995/96 - 1996/97 - 1997/98 - 1998/99 - 1999/00 - 2000/01 - 2001/02

 

statistiche individuali

 

palmares individuale in Virtus: 3 scudetti, 4 Coppe Italia, 2 Euroleague, 1 SuperCoppa

 

biografia su wikipedia

 

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ALESSANDRO ABBIO

"Il chi è chi" 96/97, redazione Superbasket

 

Nell'ordine il naso, due gambe supersoniche, le sue penetrazioni e la capacità di lamentarsi sempre e comunque per qualsiasi chiamata arbitrale giusta o sbagliata che sia, sono le cose che si notano di più in lui ...

Gioca guardia in attacco, in difesasi oppone alla grande anche ai playmaker ...

A Torino si caricava la squadra sulle spalle, ovvio che alla corte del "Signor Motorshow" abbia mutato un po' atteggiamento ma l'ha fatto talmente bene da diventare un punto fermo non solo nella Kinder ma anche nella nazionale in un ruolo coperto ...

Giocatore non dalla personalità devastante (al contrario della sua signora), una volta era molto agitato, mentre ora si è calmato ...

Sembra abbia risolto i guai alla spalla che l'hanno tormentato in passato ...

Il soprannome Picchio pare non derivi solo dalla somiglianza con Woody Woodpecker ma anche da certe doti nascoste ...

Schiacciatore formidabile.

 


 

Virtus, aria nuova in EurolegA

di Andrea Tosi - La Gazzetta dello Sport - 15/01/1997

 

Non rinnega l'esperienza da play ma col ritorno di Galilea si trova meglio, come tutta la squadra: "Il periodo nero è passato - dice Picchio -: ora il futuro, soprattutto in Europa, dipende solo da noi". Oggi il test - Leverkusen Bologna - "Faccio il playmaker in maniera diversa da come si aspetta la gente o la critica, più alla Djordjevic che alla Bonora, e questo forse mi ha messo in cattiva luce, l'impatto è stato sottovalutato, sono meno considerato rispetto ad altri giocatori ma quello della regia è un ruolo che sento ancora di poter tenere nel mio bagaglio tecnico. Se non altro per il futuro, quando avrò smesso di saltare e non sarà necessario che faccia tanti punti". Restituito al suo compito naturale di guardia, con grande beneficio suo e della squadra, Alex Abbio non abiura il passaggio in play che nell'emergenza, prima del rientro di Galilea e del riacquisto di Ravaglia, ha eseguito con molti chiaro-scuri. Come tiratore-percussore, l'ex torinese piace di più e il suo rendimento sta convincendo anche il c.t. Messina. Stasera nell'impegno interno di EuroLega contro il Bayer Leverkusen, mai vincente finora (0-11), il buon Picchio ha l'occasione di confermare il suo buon momento di forma. "Le mie caratteristiche le conoscete: sono più portato a correre, segnare, giocando da guardia - continua Abbio -, ma i ruoli intermedi, soprattutto tra gli esterni, nel basket moderno sono ormai diventati omogenei perciò non voglio gettare l'esperienza, comunque utile, maturata come regista. Mi sono sacrificato ma non mi sono mai sentito spersonalizzato. Società e squadra mi hanno mostrato grande fiducia anche quando ho giocato male. Ora posso dire che il momento difficile, mio e della squadra, è passato. Stiamo riprendendoci, il segreto è sentirsi bene mentalmente, fisicamente e coi compagni. L'umore dello spogliatoio è tornato sereno, guardiamo avanti al prosieguo della stagione con ottimismo. Il primo posto in campionato e il secondo nel nostro girone di EuroLega sono ancora alla nostra portata". Adesso Abbio può sorridere, col ritorno di Galilea si è rimesso a fare canestro, una dote che gli appartiene ripensando ai suoi record di 45 punti in serie A e di 65 nelle giovanili segnati in faccia a Portaluppi in un Torino-Milano juniores. Domenica a Roma è stato decisivo ma solo due mesi fa lo ricordiamo oggetto misterioso di un derby giocato in apnea: 5 falli e zero canestri in 8'. "Quello è stato il nostro e il mio periodo più brutto. Non ero a posto, avevo l'influenza e la spalla mi duoleva ancora - ricorda -. La svolta è venuta a Treviso. Pur perdendo in modo anche rocambolesco, abbiamo giocato un grande secondo tempo. Lì ci siamo ricompattati e piano piano siamo usciti dal tunnel della crisi. Fare il play per me non è mai stato un problema anche se tutti in giro lo vedevano come una lacuna della squadra. Ricordo che ho fatto pure l'esordio in nazionale, sotto Gamba, giocando da regista. Io non voglio chiudermi nessuna porta, so di avere anche buone qualità di passatore soprattutto in contropiede. Quello che conta non è tanto il ruolo ma l'aver ritrovato la piena condizione fisica". è un Abbio su di giri. "L'ho detto - conclude -, possiamo ancora centrare tutti i nostri obiettivi. In Europa ci servono 5 vittorie su 5 per arrivare secondi, in campionato potremo sfruttare il fattore - campo contro Treviso, Milano e Fortitudo. Diciamo che il nostro futuro in coppa dipende da noi mentre nella Lega anche dai risultati altrui. Dobbiamo sperare in qualche scivolone delle nostre rivali stando bene attenti, però, a non commetterne noi". Il Bayer, che ha perso l'egemonia in Germania a beneficio dell'Alba Berlino, non può essere una buccia di banana. Contro i tedeschi, pieni di nostre vecchie conoscenze come Riccardo Esposito, Marco Baldi, Kevin Pritchard (ex Reggio Calabria) e Tony Dawson (ex Ferrara e Desio), ritorna in campo con la Kinder Arijan Komazec, fermo a Roma per la tallonite. Si gioca al PalaDozza alle 20.30, arbitrano lo sloveno Rems e il francese Vauthier.

 


 

NEL CUORE DEI TIFOSI

di Jorge De Carvalho - Bianconero numero speciale giugno 1998

 

Fa parte anche lui di quel gruppo che entra nella storia della Virtus, dopo la conquista della Coppa dei Campioni (anche se ora la chiamano Eurolega), la prima e quindi irripetibile! Non solo. C'è anche il trionfo in campionato. Sì, trionfo perché giocato contro l'avversario più difficile in assoluto. Con partite quasi sempre da recuperare e dove "Sandrino" (così viene incitato da buona parte del pubblico femminile) ha sempre fatto la sua parte, soprattutto in gara4 (la bomba del sorpasso-vittoria), rivelandosi uno dei protagonisti decisivi della stagione per sempr esegnata dalla grandiosa vittoria europea.

La sua grinta e le grandi capacità fisiche che ogni volta limitano le entrate e i tiri dell'avversario più forte, le schiacciate in contropiede, i rimbalzi rubati a gente più alta e più grossa oltre al coraggio sempre dimostrato, hanno portato Picchio diritto nel cuore dei tifosi.

L'abbiamo sentito descrivere per i lettori di "Bianconero", come ha vissuto questa stagione esaltante e piena di prestigiosi trofei per le V nere.

Una stagione vissuta in crescendo e che ti ha visto grande protagonista nella serie finale contro la Fortitudo.

"è stata una stagione che ci ha dato molto sia a me che alla squadra e alla società. Le sentiamo per la grande attenzione che i media ci dedicano e soprattutto per i continui festeggiamenti da parte dei tifosi. Però quello che non riesco ancora a descrivere bene è la prodezza che siamo riusciti a realizzare in questi cinque derby, anche se quello che veramente poi contava era l'ultimo ma si è chiuso in un modo eccezionale, che neanche il migliore scrittore di "gialli" avrebbe potuto inventare. Gara 5 ha fatto vedere l'apice delle emozioni che può offrire la pallacanestro. Non ti dai mai per vinto. Ci credi di poter recuperare ad ogni momento. Questo è il basket. Per me è stata una stagione eccezionale e particolare. Mi sono visto alla partenza magari un po' in sordina. La gente vedeva l'arrivo di tanti grossi nomi in squadra, ma io ho sempre pensato di cavarmela.

Nonostante qualche problema fisico, come quello che mi ha tenuto fuori squadra nella gara persa in coppa ad inizio stagione (con questo non voglio dire che con me si vinceva), strada facendo ho trovato i miei spazi. Come guardia, come ala, come play, da difensore. In tutto quello che mi si chiedeva e che la squadra pretendeva da me.

Una grande squadra per raggiungere grandi traguardi.

"Sì, un gruppo dove ciascuno aveva il suo compito ben preciso, sapendo con certezza ciò che poteva e doveva dare. Una squadra costruita bene. Con regole, giocatori e stimoli giusti, per arrivare a questo doppio successo che resterà memorabile, specialmente nel momento della conquista dello scudetto. Per me è stata la soddisfazione più grande in assoluto. Giocare così una partita in cui sei sempre sotto, recuperare e vincere al supplementare, contro una squadra piena di campioni come la Fortitudo è stata un'impresa che ha dell'eccezionale".

Quando la Virtus ha vinto lo scudetto precedente tu eri arrivato a Bologna da poco. Ora ne sei parte della storia. Dacci un "flashback" di questi anni in bianconero.

"Ho avuto la possibilità di giocare su tutti i parquet d'Italia e d'Europa, con il peso di questa maglia con la Vu Nera che non sta simpaticissima a tutti perché magari vince troppo e quindi dà fastidio. Qui sono cresciuto, maturato ed ho anche allargato il mio repertorio, diventando un giocatore più completo".

Sei partito per questa stagione come il migliore difensore in circolazione, poi la trasformazione proprio nella serie finale con i "cugini", sei quasi tornato il tiratore dei tempi di Torino.

"Sì, sono riuscito a mischiare un po' le due cose. Forse ad inizio stagione difendevo di più. Nelle finali l'ho fatto di meno perché ti porta via tantissime energie, e poi un po' più attaccante perché serviva molto alla squadra qualcuno che facesse dei punti perché, come vedevi, Sasha era in condizioni fisiche molto brutte anche se ha dato il massimo e proprio per quello rischiando tanto. Un po' mi rivedo. Sono anch'io andato in campo diverse volte con problemi fisici vari. Proprio su Sasha vorrei raccontare una cosa accaduta il giorno prima di gara4. Cercavo la forza per affrontare una gara molto difficile visto che la Fortitudo giocava in casa il "matchball" per il titolo egli ho chiesto di dirmi qualcosa. Mi ha risposto "quando siamo in campo giovedì e anche domenica, perché gli roviniamo la festa, ascoltami e seguimi, tutto andrà per il verso giusto". Ciò che ha detto Sasha si è verificato e ora sono felice".

Chiudiamo con un momento speciale della tua stagione.

"Beh, la Coppa dei Campioni è stato un momento che mi ha dato sensazioni uniche. è stato un traguardo storico per tutti noi, però vincere il campionato alla quinta partita, contro la Fortitudo ed il quel modo quasi drammatico ha avuto per me un sapore particolare. Il momento speciale è stato sicuramente alla fine di gara4 quando Ettore, durante il time out, ha chiesto di fare due tiri. Loro hanno marcato bene sia Sasha che Antoine e quando mi sono trovato con la responsabilità del tiro. è stata una grandissima gioia!".

 


 

ALESSANDRO ABBIO

di Emanuela Negretti - tratto da "Euro Virtus"

 

 

Picchio, Tiramolla, Sky o semplicemente Sandro. Sono questi i nomignoli che gli hanno affibbiato i suoi fans. Per tutti però è l'uomo delle missioni impossibili. Abbio è un grandissimo difensore, un feroce mastino che si attacca alle costole dei suoi diretti avversari senza lasciar loro nemmeno il tempo di respirare. è cresciuto molto in queste ultime annate. La sua determinazione e la sua costante concentrazione lo hanno portato alla ribalta del basket italiano ed europeo. Sandro è un tipo spigliato sia dentro che fuori dal campo, ama scherzare con i compagni, far loro qualche tiro mancino, ma soprattutto ama essere tranquillo con la propria coscienza. I compagni adorano la sua allegria, la sua ilarità, la sua voglia di divertirsi sempre e comunque, nonostante gli impegni siano sempre molto fitti e importanti. Alle volte, però, rischia di farsi saltare i nervi. Alessandro è uno passionale, troppe volte il fuoco che gli brucia dentro vorrebbe esplodere, ma ultimamente riesce a controllarsi di più rispetto ai primi anni di basket. Ma che cos'ha nelle gambe questo ragazzotto alto 1,93 e di 27 anni? Forse dinamite, forse delle molle, fatto sta che ha un'agilità fuori dal comune. Quando salta sembra quasi che riesca a raggiungere il cielo. La sua vita se la immaginava un po' diversa. Molto piccolo aveva iniziato a giocare a calcio, per l'esattezza la sua specialità era difendere la porta: i tuffi non gli facevano di certo paura. Ma il richiamo del basket è stato più forte di lui, non ha saputo resistere. Da Racconigi, dove è nato il 13 marzo 1971, e che ha visto le prime evoluzioni del giovanotto sui campi da basket dell'oratorio, si è spostato così a Torino, dove è entrato a far parte dell'Auxilium. Eccezionali le sue ultime 3 stagioni torinesi, dove Abbio era diventato la punta di diamante della squadra. Quando lo cercò la Virtus, la sua gioia fu immensa, soprattutto perché avrebbe potuto vedere da vicino il suo grande idolo: Sasha Danilovic. Era già a Bologna, per rendersi conto di persona del clima e dello squadrone dove l'anno seguente sarebbe capitato,la giornata che consacrò la Virtus Campione d'Italia nella stagione '93-'94. La gioia di essere diventato "bolognese" traspariva già dai suoi occhi. Era giunto sotto le due Torri con la fidanzata Valentina, che lo seguiva come un'ombra, la quale lo avrebbe portato all'altare nel maggio del 1997. Nella passata stagione, al termine della partita che regalò alla Virtus la sua quinta Coppa Italia, Abbio si alzò in piedi su una sedia e con le lacrime agli occhi per la gioia gridò il nome della sua amata: Valentina. Questo bellissimo gesto ci ha sempre ricordati un po' il film con Sylvester Stallone, Rocky. Anche se ancora giovane, Abbio ha già vinto parecchio: uno scudetto, una Supercoppa, una Coppa Italia e un'Eurolega con la Virtus. A livello di nazionale maggiore, l'argento agli Europei di Barcellona dello scorso anno. A livello di giovanili ha riempito la sua personalissima bacheca con un Europeo juniores nel '90 e un Europeo under 22 nel '93, più due medaglie d'argento ai mondiali juniores del '91 e a quelli militari di Pechino.

 

 

14/06/99

Ho chiesto a Sandro di farmi sentire giornalista sportivo per un giorno e lui è stato al gioco, grazie anche al suo general manager Valentina; un grazie enorme a entrambi. Ecco qui per voi le risposte:

 

1. Qual è la più grossa soddisfazione quotidiana di un giocatore di basket? La mia, per esempio, è stata di fare paniere mentre tutti i miei compagni mi stavano urlando di non tirare. E la tua in assoluto qual è stata?

Giocare (tirare, segnare, recuperare un pallone, prendere un rimbalzo) a qualsiasi livello, con la Virtus o con gli amici; purtroppo non sempre è possibile.

Le mie più grandi soddisfazioni sono state la serie finale contro la Fortitudo dello scorso anno, il canestro allo scadere contro Varese, le medaglie conquistate con le Nazionali e con la Nazionale Maggiore nel '97, molte partite con la mia ex-squadra di Torino e altre con Bra, ecc.

 

2. Si può essere davvero AMICI con un compagno di squadra? La risposta alla precedente domanda non esclude questa domanda: unisce di più la vittoria o la sconfitta? Sto parlando di rapporti umani e non di un team come la Kinder ... almeno, non necessariamente ...

Sì si può, ma non è facile. Bisogna trovare la persona più simile a te e con le tue stesse caratteristiche (o almeno alcune se non tutte). Galilea per me lo è stato, ma la sfortuna non ci ha permesso di esprimerci insieme in campo. Unisce di più la sconfitta, perché è troppo facile essere uniti dopo una vittoria! Dopo una partita persa si è abbastanza distrutti, specialmente se era importante (vedi Zalgiris e gara 4 contro Varese quest'anno) ed è proprio in questi momenti che viene fuori la vera squadra. Posso dirti che non è fondamentale uscire con i compagni per essere più uniti e più "squadra", anzi a volte è proprio il contrario. Ci sono spesso all'interno di un gruppo grosse differenze di età, alcuni hanno famiglia con bimbi, alcuni fidanzati, altri single; è difficile unire esigenze tanto diverse.

 

3. Cosa manca a Sky Abbio giocatore per ritenersi perfetto, o cosa vorrebbe avere in più di quello che ha già dimostrato fin ora?

Sicurezza in me stesso e nei miei mezzi nelle diverse situazioni e più cattiveria all'occorrenza (con allenatori, compagni, avversari e giornalisti). A livello tecnico cerco maggiore costanza nel tiro da 3 punti. Il mio prossimo obiettivo è la partecipazione alle Olimpiadi in Australia.

 

4. L'avversario più simpatico mai incontrato e quello più forte?

Pozzecco e Steve Nash i più simpatici; i più forti Petrovic, Drexler, Sam Cassel, Webber e Rose.

 

5. Il tuo miglior score e la tua peggiore prestazione?

45 punti in Desio-Torino (93/94 in A2); 33 punti in Buckler-Benetton (94-95) in A1. Le prestazioni in cui faccio ","; quest'anno è successo ad esempio a Salonicco con 0 punti, 0/3 al tiro, e addirittura un autocanestro da 4 metri, giornata storta!!!!!!!

 

6. In fin dei conti anche Myers e Fucka mi sembrano bravi cinni; l'eurorissa è stata solo frutto di eccessive pressioni? Oppure, dopo l'eurorissa, tu e Myers avete giocato, direi anche abbastanza bene, in nazionale e anche nei successivi numerosi derby molto correttamente: solo perché siete professionisti?

La rivalità tra noi esiste ed è inutile negarlo; del resto giochiamo nella stessa città e nelle due squadre rivali che si odiano di più al mondo per ovvi motivi. Hai detto bene: siamo tre "bravi cinni", dal carattere diverso.

 

7. Chi è (o chi vorrebbe essere) il Sandro Abbio dell'NBA?

Penso sia un po' tardi per pensare ad Alessandro Abbio nella NBA. Ma voglio stare al gioco e ti dico che se ci fosse una possibilità la prenderei al volo. Il mio unico rammarico è di non essere nato negli States. Le cose forse sarebbero andate diversamente.

 

8. A 14 quattordici secondi dalla fine di uno scudetto (quasi) perso hai dato la palla a Danilovic: era uno "schema"?

Sinceramente non ricordo se c'era uno schema, ma sapevo che dare la palla a Sasha in quel momento era la cosa più sensata!

 

9. Ero a palazzo quando venisti a vedere la Virtus la prima volta al Paladozza e i ForeverBoys ti chiesero di fargli il saluto: vorrei sapere i tuoi pensieri di allora.

La mia prima volta al Paladozza riguardava una visita a una caviglia. Era un derby: ricordo un gran casino, scontri a fine gara fra i tifosi e la vittoria della Virtus. Non vedevo l'ora di giocare a quei livelli, e il pubblico, la gente mi dava ancora più fiducia nelle mie possibilità.

 

10. La tua azione più bella in carriera? E quella più importante? ma non dopo anni, quella che hai sentito più importante subito dopo averla fatta.

La bomba in gara 4 contro la Fortitudo lo scorso anno, il canestro in gara 3 quest'anno a Varese. Ricordo con orgoglio anche un paio di schiacciate dei tempi di Torino di cui conservo gelosamente I filmati.

 

11. Un giocatore che la Virtus dovrebbe assolutamente comprare l'anno prossimo?

Un centro dominante per sostituire Nesterovic, ma non è compito mio indicarne il nome.

 

12. Paspalj, Olowokandi, Edwards....con chi dei tre hai pensato: meno male che è arrivato lui... (non ora, ma appena ingaggiati)?

Edwards, perché lo conoscevo bene e sapevo che, messo nelle condizioni ottimali, avrebbe potuto aiutarci. Sinceramente c'è stato poco tempo per inserirlo nel nostro non facile tipo di gioco. Se fosse arrivato da subito, chissà ...

 

13. Con quale allenatore sei migliorato di più?

Allenatori ne ho avuti molti e da tutti ho imparato qualcosa: da Frank Valenti, ex giocatore di serie A, dal quale ho appreso i fondamentali a Federico Danna, con il quale ho giocato anni buoni e importanti per il mio futuro, a Gianni Asti, Boero, Bucci, Messina, Tanjevic, Blasone, Piccin, e sicuramente ne sto dimenticando qualcuno. infatti: Lambruschi. Chi ricordo sempre con gratitudine e sincera stima è Dido Guerrieri, maestro di basket e di vita. In questi giorni sto leggendo il suo libro di appunti, dove ritrovo le sue frasi celebri, quelle che accompagnavano le lunghe trasferte di Torino. Ci vorrebbe del tempo per descrivere un personaggio del suo calibro.

 

14. Per me i dieci della nazionale dovrebbero essere: Bonora, Pozzecco, Abbio, Myers, Meneghin, Fucka, Marconato, Frosini, Galanda, Rusconi....dove sbaglio?

Agli Europei si va in dodici e quindi aggiungerei Basile e De Pol sicuramente. Ma manca poco tempo alle convocazioni. Il CT sta per sciogliere le sue riserve. Chissà se mi porterà...

 

15. Il rimpianto più grande?

Non aver vinto l'oro a Barcellona '97 e quello ai Mondiali Juniores in Canada nel '91. Per quest'anno risposta scontata e dolorosa: Monaco.

 

16. è vero che hai regalato della nutella a Pozzecco?

Sì è vero, prima della Finale di Coppa Italia. Infatti a Varese ricevemmo da loro un prodotto Lindt, mentre noi non demmo loro nulla. Poz mi disse che ero in debito con lui. Ho saldato il debito e poi ho vinto la Coppa Italia. Forse avrei dovuto ripetere il rituale nelle semifinali.

 

17. Allora Sandro, facciamo il punto della tua carriera: ti ritieni soddisfatto, insoddisfatto o assuefatto: uno, due o tutte e tre, ma soprattutto perché?

Sono soddisfatto, ma non appagato; aver perso a Monaco e la semifinale con Varese mi dà nuove motivazioni per gli Europei di Francia (spero di andarci) e per la prossima stagione. Del resto la Coppa che giocheremo io non l'ho mai vinta.

 

18. Infine ,torniamo all'attualità: chi vince la finale? E chi sono i tuoi favoriti per gli europei?

Forse Varese, ma con i pronostici non ci prendo molto. Per gli Europei è veramente difficile: ci sono 5 o 6 squadre in grado di vincere l'oro. Per l'Italia spero in una medaglia, o almeno la qualificazione olimpica

intervista tratta da http://www.geocities.com/Colosseum/2943/intervista.html

 

 

Abbio, dalle "dimissioni" al silenzio stampa

di Walter Fuochi - La Repubblica - 22/12/2001

 

Non parla il capitano degradato sul campo. Abbio l'ha messa così: tacere, lavorare, dondolare la testa e poi, staccata la spina, rifugiarsi in famiglia, come illustra oggi il magazine della Gazzetta, ritraendovi il piccolo Andrea e in copertina, faccione e nasone dentro il cesto, Picchio nostro. In Virtus hanno detto che ha fatto un lodevole passo indietro, anche se si capisce da un chilometro che Abbio non ha affatto gradito le proprie dimissioni. Ma si sa come vanno queste cose: quando non ci sono più bivii, e te l'han fatto capire, si appoggia sul tavolo una lettera (o la fascia, se piace di più), ed è ovvio che il boccone va giù indigesto. L'ha raccontato pure, senza ipocrisie, il neoeletto Rigaudeau, dopo il cambio della guardia.
La Virtus dei conflitti smussati e ricomposti dentro le sacrali quattro mura ha scelto dunque stavolta, per reprimere, la gogna pubblica, utilizzando per la sceneggiatura uno dei rituali che più compattano squadra e pubblico. Abbio è diventato un ex capitano nell'iniziale sfilata chiamata in campo dallo speaker: e se la forma veste la sostanza, o denuda la realtà, come in questo caso, è stata una forma dura, buttata in faccia a seimila fedeli (ossia tutti, tranne i due commentatori di RaiSat, che in due ore di diretta mai l'hanno citato). Il senno di poi dirà se la scelta fu giusta o sbagliata, e il senno di poi s'alimenterà, come sempre, di risultati, favorendo i profeti dell'«io l'avevo detto». Tanto per stare col senno di prima, non avrei proceduto in quel senso, ma riconosco che in Virtus la situazione era quotidianamente sott'occhio, e pure che fare l'allenatore o il presidente è più difficile che fare il giornalista (diffuso esemplare, peraltro, della voliera di quelli che l'avevano detto...). Da ultimo, Abbio poteva anche cavalcare la vittoria sul Barca, dire ieri che lui, capitano o non capitano, in una partita ci butta sempre gli stessi ingredienti (il quarto quarto è stato da Abbio, l'uscita acclamata dalla curva pure). Ha preferito il silenzio alle diplomazie. Scelta sua, e non di mano tesa.

 


 

La lettera di addio di Alessandro Abbio

virtus.it - 03/04/2002

 

Mentre sto per lasciare Bologna, sento la necessità di esprimere tutta la mia gratitudine alla Società ed a questa città che mi hanno accolto con sincera simpatia sin dal mio arrivo che mi hanno permesso in tutti questi anni di vivere momenti indimenticabili e colmi di grande gioia. Con la Virtus, infatti, ho potuto raggiungere risultati inimmaginabili, che mai avrei pensato di conseguire.

E per tutto ciò sono profondamente grato ai miei compagni di squadra, all’allenatore e allo staff tecnico, che mi hanno permesso di vivere assieme a loro un periodo meraviglioso. Ma soprattutto mi preme esprimere un particolare senso di gratitudine al Presidente Madrigali, che ha capito che la mia è stata una scelta – oltre che cestistica – umana, e che mi ha concesso di separarmi dalla squadra in piena serenità e senza problemi di sorta.  

Nell’allontanarmi da tutti voi con grande rammarico, sento il dovere di ringraziare in modo particolare tutti i tifosi che mi hanno sorretto ed incitato anche nei momenti più difficili della mia carriera. Vi assicuro che continuerò a tenervi tutti nel mio cuore, e che ricorderò sempre questa città con grandissimo affetto.  

Ed è con questi sentimenti che formulo un grande " in bocca al lupo" al Presidente, all’Allenatore, alla Squadra, ed a tutti coloro che operano con grande dedizione nella Virtus.  

Bologna, 3 aprile 2002  

Alessandro Abbio

 


 

Abbio, otto stagioni da protagonista poi la rottura con Messina

di Walter Fuochi - La Repubblica - 04/04/2002

 

Senza  sapere se la Virtus rifarà oppure no il Grande Slam, una cosa è certa: quest'anno sono capitate proprio tutte. L'allucinante altalena di Messina resterà il record del mondo, ma anche il divorzio tra la Vu nera e il suo giocatore più rappresentativo o, almeno, di più lunga milizia, non è uno scherzo. E così, incazzato e liberato, se ne va Alessandro Abbio da Racconigi, dalla casa dove per lui non c'era più posto e trapelava un gradimento ormai modesto. Si chiude una vicenda umana e sportiva durata 8 anni, 3 scudetti, 2 Euroleghe, 4 Coppe Italia: tutto con questa maglia, e qualcosa di questo pure con una fascia da capitano che, a dicembre, gli era stata levata. C'entra molto, ovviamente, quell'affronto, pure in questo divorzio. Con Messina non c'era più feeling e adesso è palese che non era stata una febbre a tenerlo a casa martedì dalla partita di Milano, come in Virtus, ancora ieri mattina, pateticamente mentivano. Era già tutto finito, anche se si poteva, ancora ieri, rappattumare i cocci con un colpo di scopa. Ma Abbio s'era intanto trovato un'altra squadra. Esce di scena, dal teatrino torrido di Basket City, un personaggio vincente, non sempre liscio per amici e nemici, comunque impregnata di Virtus: uno che s'era meritato una
maglietta dell'odio dirimpettaio (“Anch'io Picchio Abbio”), quando nell'euroderby del '98 s'azzuffò con Fucka; uno che, pochi mesi dopo, fu il protagonista vero della faida scudetto, per quantità e qualità di gioco, prima che "il Tiro" deificasse Danilovic. Abbio non giocava come allora, adesso. Meno gambe, meno tiro, e anche meno voglia di sbattersi per una causa sempre meno sua.
L'ultimo strappo risale a sabato sera. Abbia gioca con Treviso una delle peggiori gare della sua vita bianconera, scambia parole dure con Messina in spogliatoio e chiude con la promessa (o minaccia) di andarsene in fretta, subito riportata al Presidente: pare, con una simbolica consegna di maglia. Madrigali gira la palla al tecnico, che lo esenta dalla trasferta di Milano. Abbio decide: basta, a Valencia. Che fu già, per singolare intreccio, una storia dell'estate scorsa. Ricordate quando Myers si fece quel volo di propaganda, indispettito perché in aereoporto c'erano i giornalisti, e mandò tutto a monte? Bene, prima di Myers Valencia aveva trattato Abbio, contattandolo attraverso il vecchio compagno Galilea. Abbio vacillò, poi Madrigali gli rinnovò un triennale e il capitano ripartì qui. Ma capitano solo fino a dicembre, quando, dopo una lite in palestra, fu degradato, o indotto a offrire le dimissioni. Lo strappo delle spalline avvenne poi in pubblico e fu pure oltraggioso, inutilmente punitiva. Eppure, quella sera col Barcellona, Abbio giocò benissimo: e il messaggio fu che sul professionista, anche ferito, si poteva contare. Poi, con Messina, di ritorni in panchina col muso girato dall'altra parte ce n'erano già stati tanti. Abbia brontolone era il cliché. Si sapeva e s'accettava. La situazione s'è invece incancrenita e l'ultima curva, con cacciata e riassunzione di Messina, non dev'essere stata secondaria. Resta da prevedere il seguito.
Abbio a Valencia è un affare che s'allontana da questi portici: ci fata dare un'occhiata ai tabellini, con affetto, come si fa con chi ha scritto pagine importanti, ed emozionanti, delle nostre storie. La Virtus con un giocatore in meno, come ha detto ieri Messina, sarà tutta da capire. Se Becirovic più Brkic, nonché Bonora, fanno un Abbio, l'algebra funziona. Ma il basket non è algebra e un Picchio, quello vero, o quello visto non più d'una decina di partite quest'anno, era il paradigma stesso del sesto uomo: utile in difesa sui ruoli 1, 2 e 3, e in attacco in 2 e 1, pochi in Italia possono salire dalla panchina con un catalogo altrettanto ampio. La Virtus scommetterà sulla ripresa di Becirovic. Poi, guardarsi in giro, non sarebbe male.

 

 

Abbio "In questa Virtus non mi divertivo più"

di G. Egidio 05/04/2002 - La Repubblica

 

Nel giorno dell'esonero di Messina, quando i giocatori bianconeri sfilavano muti e faticavano a farsene una ragione, come tutti, solo uno di loro non mostrò particolare disappunto, consegnando in confidenza un commento distaccato: «Che volete farci, nel calcio succede sempre che caccino gli allenatori, e ogni tanto succede anche nel basket». Indovinato, era Abbio. Ed era ancora lui il giocatore descritto da Messina nel suo libro sulla passata stagione, che nelle stanze segrete dello spogliatoio mise il ditino minaccioso sotto il naso del coach. No, non era da un giorno che i due non si amavano più. Poi, sopportandosi, vincevano insieme, tanto e di tutto. Capita. Capitò pure a Sacchi e Van Basten, nel Milan. Solo che dal Milan ad andarsene fu Sacchi.
«Non mi sentivo più io - ha detto ieri Abbio dal suo hotel di Valencia -, e mi spiace non portare a termine quest'annata, e soprattutto rinunciare alle finali a Casalecchio, con una squadra cui auguro di vincere tutto. Ma i dissidi interni succedono, nello sport, e la mia decisione di andare è maturata dopo la sconfitta con Treviso. Già prima del derby però capivo che non ero più io, mangiavo e dormivo poco e male, non c'era più tranquillità». Nulla di chiassoso, scegliendo una linea soft, e del resto, con Abbio, c'era sempre più polpa ad osservare che ad ascoltare. Chi sa sbirciare con attenzione i concitati momenti del basket vissuti in panchina, ricorderà l'ultimo derby al PalaDozza in cui Picchio ignorò deliberatamente la stretta di mano di Consolini, o l'altra volta in cui uscì scuotendo la testa e mormorando in modo visibile, allo stesso Consolini, che lui non sarebbe mai più rientrato in campo. Non passò un minuto, Messina lo centrò in mezzo agli occhi col suo ghigno più duro, indicando il cubo dei cambi. Su cui Abbio, a testa bassa e sguardo torvo, si sedette immediatamente. Perché l'antipatia è un conto, e l'ammutinamento un altro. E di quest'ultimo, grave, reato sportivo, Abbio non si è macchiato, neppure in questo brutto finale della sua lunga, e strepitosa, avventura bianconera. Ormai incapaci di intendersi e di volersi, Abbio e la Kinder sono semplicemente scoppiati, come capita a certe coppie usurate anche dalla felicità. Messina non lo sopportava più, giudicandolo perfino dannoso per la chimica di gruppo. E lui non sopportava più Messina, che gli aveva levato la fascia di capitano, con gesto duro e punitivo. Verrebbe allora da dire che è stato meglio così, che in fondo è quanto ha detto lo stesso Abbio ieri alle 12, presentandosi a Valencia alla stampa, in attesa di mostrarsi in campo, forse già domani, contro il Barcellona.
«Ho lasciato la Kinder per motivi strettamente personali, adesso voglio tornare a divertirmi giocando. Quando un giocatore non è tranquillo, non gioca con le giuste motivazioni, difficilmente può dare il meglio. Io non mi sentivo in grado di aiutare la squadra come avrei voluto, e allora ho pensato che era arrivata l'ora di andarmene. Voglio comunque ribadire che la separazione è stata dolce, i dirigenti mi sono venuti incontro e adesso mi sento molto più sereno. Ed ora sono qui per mettere a disposizione del mio nuovo club la mia esperienza e il mio entusiasmo».
Esperienza ne ha da vendere, e anche a talento non scherza. L'entusiasmo invece l'aveva perso per davvero, e dovrà ricostruirselo. Ai tifosi mancherà molto, alla Kinder ancora non si è capito, agli avversari proprio per nulla.

 


 

Picchio Abbio dice basta, Eroe azzurro e bianconero

di Guido Guida - La Gazzetta dello Sport - 08/05/08

Si ritira a 37 anni uno dei giocatori più rappresentativi della pallacanestro tricolore. Campione d'Europa con l'Italia nel 1999, fu uno dei grandi della Virtus Bologna che vinse tutto nel 2001
Alessandro Abbio è nato il 13 marzo 1971.
è stato un grande giocatore, ma non un fuoriclasse assoluto. Eppure ha vinto più di tanti campioni di prima grandezza. Se lo vedevi giocare lo detestavi, a meno che non fosse nella tua squadra e allora stravedevi per lui e per quell'atteggiamento duro, ma non cattivo, sempre ai limiti della provocazione. A 37 anni lascia il basket Alessandro "Picchio "Abbio, uno dei giocatori più rappresentativi della pallacanestro tricolore degli ultimi 20 anni. Piemontese, debutto a Torino nell'allora A-2 e sembrava destinato a una carriera da primo violino in virtù di mezzi atletici esplosivi e di un fiuto per il canestro fuori dal comune. Nel 1994 il passaggio alla Virtus Bologna, allora targata Buckler, campione d'Italia. Alla corte di Alberto Bucci, con un roster farcito di stelle tra cui Brunamonti e Danilovic, Abbio ebbe la grande capacità di riciclarsi in gregario di lusso. Non un semplice portatore d'acqua, viste le indubbie qualità, ma un difensore pronto a metterci anima e corpo su ogni azione, un leader vocale prezioso e un elemento capace di fare canestro non appena lasciato libero.
VITTORIE E PENSIERI - La sua bacheca personale vanta tre scudetti, due Euroleghe, quattro coppe Italia, un oro e un argento agli Europei con l'Italia. Nel 2002 lasciò Bologna per la Spagna (prima Valencia e poi Granada), nel 2005 il ritorno in Italia a Livorno e poi due stagioni con mille problemi fisici a Firenze in B1. In questo campionato solo 7 presenze prima di finire sotto i ferri. "Lunedì scorso - dice Abbio - ho deciso di rescindere consensualmente il contratto con l'Everlast e quindi di lasciare l'attività agonistica. È dall'operazione al ginocchio effettuata nell'ottobre 2006 che mi trascino fra problemi fisici che hanno influenzato il mio umore. Lascio con l'unico rimpianto di essere stato tagliato alla vigilia di Atene 2004, mentre le più grandi soddisfazioni della mia carriera sono la vittoria inaspettata dell'Europeo con l'Italia a Parigi nel 1999 e la stagione 2001 del Grande Slam con la Virtus. Il più grande compagno di squadra? Sasha Danilovic, modello di riferimento in campo e fuori. Il futuro? Spero di avere la possibilità di lavorare con la Virtus Bologna e mi auguro di continuare la mia attività sportiva nel minibasket, di cui sono già testimonial, lavorando con i ragazzi che amano il basket".